Milano: Renato Curcio presenta il suo libro negli spazi del Comune

renato curcio

di Luca Fazzo – Non si è pentito, ha pagato il suo conto, ha accettato di guardare con occhio critico – se non autocritico – alla saga delle Brigate Rosse, l’organizzazione terrorista di cui è stato il fondatore. Ma ciò non toglie che Renato Curcio continui a costituire l’icona di una stagione di sangue, e che ogni sua riapparizione pubblica, a ventitré anni dalla sua liberazione, continui a costituire elemento di dibattito e di scontro: come sta accadendo anche in questi giorni, dopo l’annuncio che l’ottantenne ex detenuto presenterà il suo ultimo libro a Milano, negli spazi – di proprietà comunale – che ospitano un circolo anarchico.

L’appuntamento è fissato per le 17 di oggi in viale Monza a Milano, nel giardino del circolo «Ponte della Ghisolfa»: è il circolo di cui faceva parte il ferroviere Giuseppe Pinelli, volato da una finestra della questura nel dicembre 1969, e che oggi è uno dei più antichi ritrovi del mondo anarchico.

Il dettaglio che nell’ideale di società ipotizzato da Renato Curcio e dai suoi compagni – quello conseguente al marxismo-leninismo e alla rivoluzione culturale cinese – agli anarchici sarebbe toccata una brutta fine non ha impedito ai dirigenti del «Ponte» di invitare Curcio a presentare il suo ultimo libro. Anche perchè nella attuale produzione letteraria dell’ex brigatista – che oggi si definisce un anarco-comunista – di quelle asprezze ideologiche c’è poca traccia, e il tema di fondo sono gli aspetti critici nello sviluppo economico e tecnologico dell’attuale modello capitalista.

Renato Curcio e i suoi lbri

A questi argomenti Curcio ha dedicato negli anni scorsi tomi ponderosi e di non facilissima lettura: «L’egemonia digitale», «L’algoritmo sovrano», «La società artificiale», e via di questo passo. Ultima fatica, quella destinata a venire presentata oggi a Milano: «Identità cibernetiche», sottotitolo « Dissociazioni indotte, contesti obbliganti e comandi furtivi», un testo che ci avvisa che «non potremo evitare una evoluzione digitalizzata della nostra configurazione identitaria poiché l’insieme delle nostre identità di connessione verrà spronato ad articolare e a rafforzare sempre più la sua posizione già oggi quasi dominante rispetto all’insieme delle nostre identità di relazione». Così, giusto per dare l’idea.

Che simili pesantezze possano oggi costituire una minaccia per l’ordine sociale sarebbe difficile sostenerlo. Ma il problema resta lui, Curcio, il suo marchio storico. Non è un caso, d’altronde, che ogni volta che il fondatore delle Br ha fatto capolino in pubblico si siano sollevate polemiche a non finire: da ultimo nel 2018, quando Curcio era stato invitato a ritirare un premio ad Orsara di Puglia, il paese originario di sua madre: premio dedicato a suo zio Armando Curcio, giovane partigiano caduto durante la guerra civile (quella vera). Ne nacque un putiferio, l’Anpi si dissociò, il Comune anche, e non si capiva più di chi fosse stata l’idea dell’invito: che venne ritirato.

Oggi pomeriggio, invece, tutto confermato, nonostante le proteste cui dà voce l’assessore regionale alla sicurezza, Riccardo De Corato: «Curcio, che fu uno dei fondatori delle Brigate Rosse verrà a darci una lezione su come deve essere secondo lui la società nel 2021. Vergognoso che questi personaggi che hanno fatto della violenza la loro bandiera siano ancora in giro a fare conferenze!».

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