Green pass, lettera di Costantino Ceoldo a Rettore Università di Padova

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di Costantino Ceoldo

Chiarissimo Professor Rizzuto,
mi rivolgo a Lei, nella sua qualità di Magnifico Rettore ma anche alla Chiarissima Professoressa Mapelli che a breve le succederà nell’incarico che Lei si appresta a portare a termine.

Ho appreso dai media su Internet che il Professor Andrea Camperio Ciani, ordinario presso il nostro amato Ateneo e che ci legge in copia, Le ha scritto ufficialmente palesando fermamente il suo rifiuto nei confronti del cosìdetto “Green Pass”.

Ho letto la lettera che Le è stata inviata dal Professor Ciani e, personalmente, non posso che ringraziarlo per il coraggio che la sua scelta denota. Non so se rimarrà in servizio presso l’Ateneo Patavino (spero di sì) ma voglio testimoniare pubblicamente la mia gratitudine per l’esempio di amore per la libertà che il professor Ciani mi ha permesso di sperimentare in un momento che io ed altri riteniamo così buio per la Repubblica.

Magnifico Rettore, mi permetto rispettosamente di ricordare, a Lei e alla Chiarissima Professoressa Mapelli, che nel secolo scorso l’Università di Padova ha sperimentato l’infamia per ben due volte.

Che io sappia (e mi scuso in anticipo se sto per commettere un errore), nessun docente di questa nostra Università si è rifiutato di giurare fedeltà al Fascismo. Nessun docente di questa nostra Università si è poi speso in difesa del grande scienziato Bruno Rossi che, da ebreo, dovette lasciare il suo incarico nell’allora Istituto di Fisica, come conseguenza delle scellerate leggi razziali che il nostro Paese si era date.

Il giorno in cui Bruno Rossi lasciò il suo ufficio, come ci ricorda la figlia nelle sue memorie, nessun collega si presentò a salutarlo ma solo il portinaio in lacrime.

Amara ironia della sorte, anche Bruno Rossi aveva giurato fedeltà a quel Regime che lo identificò in seguito come un nemico, un parassita insalubre da eliminare. Un Regime che si sarebbe di sicuro impegnato con zelo per accoppare lui e la sua famiglia se non fossero riusciti a fuggire in America.

Il Regime di allora applicava leggi che nessun tribunale italiano avrebbe avuto il coraggio di contestare e che molti, ahimè, ritenevano “giuste e ragionevoli”. E’ lo scenario che si sta concretizzando adesso e coloro che urlano di più per imporre provvedimenti illiberali sono semplicemente le stesse persone che all’inizio hanno preso sotto gamba il problema.

Possiamo trarre delle lezioni da tutto questo.

Nessuno è mai al sicuro dal Potere se il Potere, per qualsiasi motivo, lo prende a bersaglio. Molti di coloro che credevano di essere “in regola” hanno dovuto ricredersi quando il Leviatano ha mostrato il suo vero volto e li ha braccati a causa di un commento ritenuto improprio, di una critica detta a mezza voce pensando di non essere sentiti, di non essere scattati abbastanza velocemente quando gli era stato detto di farlo.

Già adesso si legge di infermieri e medici che aspettano il ricovero di un paziente “no-vax” per prendersi la soddisfazione di “sbagliare vena dieci volte“. Se passasse questo orrido principio, cioè che i pazienti in ospedale possono essere seviziati perchè sgraditi per qualche motivo al personale medico e infermieristico, allora nessuno sarebbe più al sicuro perchè poi sarebbe la volta di un poveretto che da ricoverato si ritrova odiato per quei problemi di obesità che non ha mai avuto la voglia di affrontare, o perchè non ha mai smesso di fumare o di bere e così via.

Si parla anche di “zone di contenimento” per i non vaccinati, ma una volta erano gli ammalati a finire nei lazzareti, non il contrario. Le chiamano oggi “zone di contenimento” perchè “campi di prigionia” sarebbe troppo da nazisti: quale limite si ritiene di non poter superare? Quale è la linea sulla sabbia che non può essere attraversata?

Per quanto mi riguarda, considero il Green Pass ributtante e mi sono associato ad un ricorso collettivo per cercare di fermarlo. E’ molto probabile che non si ottenga nulla, perchè la magistratura italiana è, in una misura preoccupante, composta anche da quelli descritti da Palamara.

Sarebbe bello poter sapere a priori dove sta il torto e dove la ragione ma questa è prerogativa solo di Dio. Non ci è dato scegliere i tempi in cui vivere ma io preferisco morire piuttosto che vivere strisciando. Per questo motivo e in virtù degli insegnamenti di mia madre e di mia nonna, mi rifiuto nel modo più assoluto di discriminare la carne e il sangue dei miei simili e degli Italiani in “noi e loro”. Non sono un kapò nazista e non intendo diventarlo.

Chiarissimi Professori, temo che le cose peggioreranno e che gli scellerati che ora ci governano mostreranno presto il loro vero volto dopo aver completato la loro personale discesa all’inferno. Allora avrà un’amara sorpresa chi adesso si sfrega le mani perchè pensa di essere al sicuro dietro un verde certificato, una terza iniezione o chissà che altro.

Mi è evidente che per il professor Ciani la Tradizione esiste e la memoria del coraggio del suo avo gli impone una scelta altrettanto di principio. E mi è evidente anche che il suo esempio diventerà esso stesso esempio per i suoi discendenti e quindi Tradizione anche per loro.

Ringrazio quindi una volta ancora il professor Ciani per il suo coraggio e la sua dedizione all’Ateneo Patavino, costituendo entrambi per me esempi preziosi.

Ringrazio Lei, Magnifico Rettore, e la Chiarissima Professoressa Mapelli per l’attenzione e auguro a tutti buona fortuna per il futuro. Ne avremo, purtroppo, tutti bisogno.

Cordiali saluti

Costantino Ceoldo

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