1 Maggio sarcastico e paradossale

1 maggio

Riceviamo e pubblichiamodi Francesco Perretta – 1 Maggio e… pedalare. Anno di pandemia, di crisi e di… multimiliardari. Tutto male tranne che per loro: secondo Forbes nell’ultimo anno gli ultra-stra-ricchissimi sono aumentati, da 2095 a 2755, addirittura 660 in più. Pochi, pochissimi che si fottono gran parte della ricchezza mondiale. I loro patrimoni hanno avuto formidabili incrementi mentre il popolo fa la fame. Fa niente, è il mercato… “Mangeremo brioches”, oppure pizze, ordinate con l’app e consegnate dai “raider”.

Sono loro i nuovi angeli della notte, quelli che ti recapitano a casa il consumismo da asporto mentre la bocca beve Coca-cola e il cervello un film su Netflix. Nelle sere di coprifuoco senti il sibilo delle loro bici e il fiatone delle pedalate. Si’ perché bisogna far veloce, l’app li guida alla prossima consegna e l’intelligenza artificiale controlla le performance e i tempi di recapito, insomma l’efficienza del fattore produttivo uomo.

Non c’è tempo di parlare di diritti, neanche del diritto di guidare un motorino, figuriamoci di parlare del diritto avere un contratto vero, da dipendente regolare e con una certa dignità. Invece no, la bici te la devi procurare te, elettrica se puoi (figuriamoci se puoi) altrimenti sudare e pedalare perché questo vuole il pensiero unico della green-economy, del liberismo digitale, dello sfruttamento tecnologico e trans-umanistico.

1 maggio: sudare e pedalare, senza tempo neanche per pisciare, perché dobbiamo goderci il lusso di sollazzare sul divano, in attesa del fattorino, di solito nero ma spesso anche no, che viene a rifornire di cibo prodotto in batteria i nostri moderni triclini. È un lusso, non vi pare? E perché dovremmo godercelo con tre lire, sulla pelle (sudata) di una moderna servitù senza tutele e con salari calcolati al centesimo? Certi sollazzi vanno pagati e presuppongono un trattamento economicamente rispettoso per chi li offre.

1 maggio rider

1 maggio paradossale

Sarcastico e paradossale questo 1 maggio, proprio quest’anno in cui è letteralmente esplosa l’economia digitale, con i ristoratori falliti e senza “ristori” e con il patron di Amazon che ha collezionato un patrimonio personale di 189,6 miliardi di dollari. Mai come in questo primo maggio si è percepita la resa dello Stato, della politica e del pensiero sociale, di fronte alla potenza formidabile del capitale finziario, delle immense ricchezze nelle mani di pochi.

In fondo la nuova frontiera dell’economia “socialista di mercato”, concetto assai caro a Mario Monti, è proprio questa: pochi, pochissimi in grado di asservire le masse, a cui è consentito di essere ricchissimi purché siano obbedienti ai dettami del pensiero unico. Una cornice orwelliana che pone lo Stato e il mercato sopra la persona e non al servizio della sua dignità e e della sua libertà.

Tutti siamo diventati utenti ipnotizzati dal web, e presto ne saremo schiavi, tutti, non solo i rider o i magazzinieri con i pattini a rotelle che preparano gli ordini e-commerce. Ridicola questa sinistra che si fa rappresentare da Fedez e le sue costosissime scarpe sataniche intrise di sangue umano, una sinistra allineata ai poteri forti, che si batte per provvedimenti inutili e liberticidi come la legge Zan.

1 maggio nel regime psico-eco-sanitario, ultra-liberista e mondialista, che brama il suo completamento nell’ideologia gender e nell’iper-garantismo delle scelte sessuali di lesbiche e trans, e nel diritto alla “maternità solidale” (modo di dire socialmente corretto per definire il crimine dell’intero in affitto), nessuno difende i diritti sacrosanti dei lavoratori e delle loro famiglie. Nessuno, aggiungo, tutela abbastanza le casalinghe o chi fa scelte di vita almeno altrettanto meritevoli di rispetto e di tutela come le scelte sessuali.

Tanto ai giovani che importa? “Panem et circenses”, anzi raider-pizza e… concertone!

Francesco Perretta

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