“No ai vaccini vettoriali virali”, Australia rifiuta Johnson & Johnson

Johnson & Johnson australia

L’Australia, secondo quanto riporta il “The Guardian”, ha deciso che non acquisterà il vaccino anti-Covid di Johnson & Johnson, in quanto simile a quello di AstraZeneca, che già è stato sottoposto ad una serie di indagini in Europa. La decisione delle autorità locali restringe così ulteriormente la portata dei possibili vaccini da utilizzare nel Paese, dove il governo ha acquistato ulteriori 20 milioni di dosi del vaccino prodotto e sviluppato da Pfizer nel tentativo di accelerare la campagna vaccinale interna, dopo un avvio lento.

Il Paese, spiega ancora il “The Guardian”, dovrà così rivedere gli obiettivi previsti inizialmente, considerando che tutti gli australiani potrebbero anche non essere vaccinati entro la fine dell’anno. Nelle scorse ore, un portavoce del ministro della salute, Greg Hunt, ha spiegato che il vaccino di Johnson & Johnson utilizza come vettore virale adenovirus, ovvero dei virus, molto comuni, che vengono inattivati, quindi sono incapaci di replicarsi e di infettare l’organismo ricevente. E, ha detto, si tratta di un farmaco “dello stesso tipo del vaccino di AstraZeneca” e che “Johnson & Johnson è un altro vaccino vettoriale virale e non raccomandiamo, in questo momento, che il governo acquisti qualsiasi ulteriore vaccino vettoriale virale”, ha riferito.

L’Australia, si legge, ha in essere un contratto da 53,8 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca, di cui 50 milioni da produrre localmente e 3,8 milioni frutto di importazioni, per un totale complessivo di 170 milioni di dosi in tutto, considerando tutti i vaccini disponibili per il Paese.

Proprio giovedì scorso, il governo australiano ha emanato un avviso sul vaccino di AstraZeneca, avvertendo le persone sotto i 50 anni che potrebbe causare coaguli di sangue estremamente rari, ma potenzialmente mortali. Esistono preoccupazioni simili anche per il vaccino di Johnson & Johnson, in virtù del fatto che l’ente regolatore europeo dei farmaci sta attualmente esaminando i casi di rari coaguli di sangue manifestati su alcuni pazienti negli Stati Uniti. Anche se non è ancora chiaro se questi coaguli siano collegati al vaccino o correlati a qualche altro problema di natura medica.

Oltre a Pfizer e AstraZeneca, ha sottolineato il “The Guardian”, i funzionari della sanità del’Australia hanno affermato che il processo di approvazione è a buon punto per il vaccino di Novavax, un’azienda statunitense che opera nel campo delle biotecnologie.  https://tg24.sky.it

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