Cina, il Fmi prevede una crescita al 7,9% nel 2021

Il Fondo monetario internazionale ha stimato una crescita della Cina al 7,9% nel 2021, in lieve ribasso rispetto all’8,2% stimato a ottobre scorso: sul giudizio pesano il possibile decoupling tecnologico con gli Stati Uniti e i rischi finanziari interni. Proprio una sottovalutazione dell’impatto della disputa tariffaria con gli Usa, secondo gli analisti, avrebbe inciso sulla revisione al ribasso del prodotto interno lordo del 2019, con una crescita stimata dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino al 6% contro il 6,1% precedentemente annunciato.

Nonostante diversi segnali incoraggianti dopo la pandemia di Covid-19, le preoccupazioni non mancano: le basi della ripresa “non sono ancora solide”, avevano avvertito i leader cinesi, il mese scorso, al termine della Conferenza Centrale del Lavoro Economico, l’appuntamento che serve a stendere le linee da seguire nell’anno successivo, e la situazione economica mondiale rimarrà “complessa e grave” anche nel nuovo anno.

La Cina promette il “sostegno necessario” alla ripresa nel 2021 – primo anno del 14esimo piano quinquennale di sviluppo, ritenuto fondamentale per evitare di cadere nella “trappola del Paese a reddito medio” – e durante il quale la Cina punta a rafforzarsi sui piani scientifico e tecnologico come motori della crescita. La politica monetaria dovrà essere “prudente”, ma anche “flessibile, precisa, ragionevole e appropriata”, e le linee macro-economiche dovranno garantire “continuità, stabilità e sostenibilità”.  AGI.IT

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