Montanari: ”signora Beatrice, si riguardi”

di Stefano Montanari – – Il Bel Paese… Prescindendo da ogni riferimento caseario, fu Dante a chiamarlo così e da lì il titolo del libro dell’abate Stoppani finito sull’etichetta del formaggio. Il Bel Paese: l’Italia.
Se non fosse che qualcuno si era appropriato da millenni della qualifica, direi che noi, gl’italiani, siamo il popolo eletto, così fortunato da godere, tra i tanti altri privilegi, di una classe politica sublime che più sublime non si potrebbe. E tra gli statisti della cui opera godiamo e andiamo fieri figura da anni e, nel tempo, vestita di casacche varie che più varie non si potrebbe, si erge, gigante sui giganti, la figura di Beatrice Lorenzin.

Io non ho avuto il privilegio di conoscerla di persona, ma fu lei ad onorarmi anni fa del suo interesse. Fu quando la parlamentare europea francese Michèle Rivasi m’invitò a tenere una conferenza al parlamento comunitario di Bruxelles insieme con Luc Montagnier, insignito nel 2008 del premio Nobel per la medicina. All’uopo fu riservata una sala e tutto pareva scorrere sui binari della più assoluta normalità. Quand’ecco che la notizia arriva agli orecchi e, soprattutto, al formidabile cervello della signora Lorenzin, allora illuminante ministra dell’italica salute, la quale, saggia e direi quasi materna come sa essere lei, prende carta e penna e scrive ad Antonio Tajani, da pochissimo insediato alla presidenza del parlamento continentale: quella diabolica conferenza non s’ha da fare, né domani né mai. Sì, perché il tema era quello dei vaccini, ed era stata pure programmata la proiezione del film Vaxxed. Ma se il popolo venisse a sapere certe cose… E i parlamentari, poi…

Fu così che, petto in fuori, sfidando eroicamente quella che qualcuno chiamerebbe onestà e dignità (io no: io sono uomo di mondo), Tajani cancellò la prenotazione. Per la cronaca, la conferenza si tenne lo stesso e lo si fece spostandoci in fretta e furia in un capiente cinema affollato di pubblico con qualcuno che era arrivato perfino dagli Stati Uniti per ascoltarci. Il particolare buffo è che a proteggerci c’erano quattro signori armati, dato che erano arrivate minacce non troppo velate e  vedi mai che qualcuno ci attaccasse secondo le regole della guerra. Questo accadeva nel febbraio del 2017.

Giusto un anno dopo, era il febbraio del 2018, poco mancò che l’incontro avvenisse davvero. Fu quando la signora Lorenzin onorò Modena della sua presenza tenendo un discorso illuminante (che cosa avrà detto? Non si sa, ma i fatti la cosavano) in un luogo che qualcuno trovò pregno di significato: l’agenzia di pompe funebri Terra e Cielo. Ci furono le elezioni e, a schede scrutinate, si constatò che da San Marino, sostituto celeste, erano arrivati tanti voti da consentire all’illuminata statista di conservare la provvidenziale poltrona romana. Poi, il mese dopo, la confermata onorevole tornò a Modena per ringraziare la torma di geminiani che, corroborati anche dalle centinaia di consensi piovuti dal Titano, l’avevano voluta ancora nella stanza dei bottoni. Nell’occasione, accompagnata dal sindaco locale, la statista vide il ritratto che da anni tutti credevano essere di Enzo Ferrari e che lei, invece, attribuì a Gino Paoli. Evidentemente, come quando fummo messi al corrente che i virus strisciano e saltellano, il tetano passa da nonno e nipote e in Gran Bretagna era in corso una strage da morbillo, dalla signora Beatrice Lorenzin c’è sempre da imparare.

Passò qualche tempo e la signora Lorenzin, seduta ancora una volta a Roma, prese per un attimo fiato per poi ricomparire, ubiqua come il prezzemolo, dovunque si trattasse di vaccini. Questo a patto che non fosse presente qualcuno che la ponesse al cospetto di fatti imbarazzanti perché l’onorevole Lorenzin non è gravata dal fardello intollerabile della cultura scientifica e sanitaria e non sarebbe educato trascinarla villanamente in un terreno che non è il suo. A margine, va ricordato come già nel 2014 la Nostra si fosse premurata di cedere l’Italia come stabulario a Big Pharma (https://www.aifa.gov.it/documents/20142/241024/Comunicato_AIFA_N.387.pdf/9d2923ca-6dbd-9132-7604-a7de092e1317) e bisogna essere di parola.

Ora, mi rivolgo a lei, gentilissima signora Beatrice (mi permetta la confidenza ma, dopotutto, per riprendere un seppure desueto grillismo, lei è una mia dipendente). Ormai alle soglie dei 50 anni e con tutto quello che ha già fatto per noi, si riguardi. Dopo tanta politica al servizio del formaggio (scusi il lapsus: del Bel Paese inteso come Italia), sorretta dalla pensioncina che gl’italiani giustamente le riconoscono, lei non avrà certo problemi a mettere insieme pranzo e cena e, allora, si goda il meritato riposo. Non la ringrazieremo mai abbastanza per questo suo gesto.

Quanto a me, ardisco invitarla ad un incontro pubblico nel corso del quale potrà far valere, una volta tanto faccia a faccia, le sue ragioni nei miei confronti.

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