Il signor Bergoglio e la beffa del nuovo Messale romano

L’incredibile scoperta del giornalista cattolico Maurizio Scandurra: domenica 29 novembre il nuovo Anno Liturgico inizierà in buona parte d’Italia senza l’ultimo formulario varato dal Vaticano praticamente introvabile ovunque.

In principio fu il Padre Nostro, che evidentemente così come lo pronunciò Cristo Gesù e la tradizione ce l’ha consegnato dopo 2.000 e più anni a qualcuno non andava più bene.
Poi fu la volta dei migranti, per i quali bisogna “aprire, anzi spalancare”, le porte: parafrasando le sacrosante parole rivolte da San Giovanni Paolo II nel discorso inaugurale del proprio immacolato pontificato al Signore, mica a irregolari e profughi qualunque, come pensano anche erroneamente molti cattolici fuorviati e fuorvianti.
Poi è arrivata la questione delle coppie omosex, con una sorta di placet pontificio proveniente da un documentario rivolto a Francesco. Altra follia pura.

E ora, persino la Santa Messa entra nel vortice riformista di un certo Signor Bergoglio. Il Capo dello Stato Vaticano, però, fa un po’ come il diavolo: pensa alle pentole dimenticando i coperchi. Veniamo al dunque, evidenziando il fatto per primo ai media nazionali nella giornata odierna.

Domenica prossima 29 novembre prenderà ufficialmente il via, come sempre dopo la ricorrente Solennità di Cristo Re, il nuovo Anno Liturgico, in occasione della celebrazione della Prima Domenica di Avvento, tempo straordinario della Cristianità fatto di attesa al Natale del Signore (non quello della corsa al regalo).

Ma c’è un però: il successore di Papa Ratzinger non è riuscito a far pervenire in tempo a tutti i suoi accoliti sparsi sul territorio l’edizione fresca di stampa (la terza dal Concilio Vaticano II) del Nuovo Messale Romano, alias quel gran libro rosso che campeggia sull’altare, e che ripetutamente il sacerdote sfoglia leggendo il formulario della Santa Messa.

Volume davvero introvabile. Esaurito pressocché ovunque, tanto da far concorrenza persino alla ben più ambita PlayStation 5. Ma non sono certo cose da ragazzini, qui. Lo confermano i racconti di librai e grossisti cattolici, letteralmente presi d’assalto da prelati e fedeli che con intento benevolo intendevano fare omaggio del sacro testo ai propri parroci, stante anche l’elevato costo: 110 euro per l’edizione base, ben 130 per quella con bordura in oro delle pagine. Mica spiccioli, specie in tempi di Covid-19 in cui le diocesi non riescono a sfamare la crescente moltitudine di poveri che giornalmente bussano alle loro porte.

Qualche lecita domanda me la sono posta anch’io a riguardo: ma che bisogno c’era o c’è di modificare, anche lievemente, il rituale della Santa Messa? E poi, a detta di chi e per qual vero motivo, innanzitutto?

Ma che bisogno c’era di farlo proprio in questo pandemico frangente, ove la libera circolazione di merci e persone è difficoltosa, rallentata, impossibilitata?

Ma con tutti i problemi che ha la Chiesa di Roma, tra cardinali corrotti, pedofilia, omosessualità, dilaganti porcate di palazzo, scandali finanziari di ogni genere (di cui ha anche in passato autorevolmente e ampiamente narrato anche l’ottimo conduttore di ‘Quarto Grado’ Gianluigi Nuzzi), crisi delle vocazioni, perdita di fedeli, quale bisogno c’era di preoccuparsi di aspetti così subordinanti rispetto a un presente storico di maggior gravità? Va bene che il Nuovo Ordine Mondiale sia innamorato del ’Great Reset’ e voglia persino riscrivere le regola dell’umanità, ma non ci riuscirà: giù le mani anche dalla Santa Messa!

La verità è che la Libreria Editrice Vaticana non è riuscita a evadere per tempo le richieste: per cui, domenica prossima, la celebrazione eucaristica resterà la stessa per buona parte d’Italia, la maggiore. E pare che bisognerà attendere almeno sino a Gennaio 2021 per poter far sì che vi sia almeno un nuovo testo sacro sull’altare di ogni chiesa del Paese, a Bergoglio piacendo.

Ma qualcosa, per fortuna, è andato storto. Forse è proprio il buon Padre Onnipotente che ha voluto che tutto restasse così, liturgia inclusa, nonostante le discutibili velleità di forma tanto care a papato, CEI e cardinalato vario.

Io credo ai segni. E l’ultima parola non spetta certo all’uomo. “Coincidenze è il modo che Dio ha per restare anonimo”, diceva Albert Einstein. E aveva ragione. A volte gli ‘atei’ come lui hanno più fede.

Maurizio Scandurra

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