Caso Meluzzi, il mainstream confonde la merda con la cioccolata

di Armando Manocchia – Fin dagli esordi biblici, la gelosia e la prevaricazione sono il veleno che intossica le relazioni umane. Tutti sanno che Caino ammazzò Abele. La faccenda è talmente nota che è perfino superfluo spiegare come tutto nacque da una questione di invidia. E’ importante però osservare che, su soli 4 abitanti della terra (statistica imbarazzante), uno fu fatto fuori perché un altro non sopportava di essere secondo per importanza. Questo preambolo è la chiave di lettura per interpretare quello che segue. Non a caso, “l’invidia è la vendetta degli incapaci”.

L’ultima moda del mainstream è quella di definire “negazionisti e complottisti” quei pochi che ancora esercitano il sacrosanto diritto al libero arbitrio, ovvero la capacita individuale di giudicare gli eventi e regolarsi di conseguenza, senza tener conto di condizionamenti più o meno violenti. Inoltre, come già detto in altra sede, l’uso improprio della parola “negazionista” è un abuso che sminuisce la tragedia dell’Olocausto.

Alla folta schiera degli anticomplottisti, invece, appartengono gli ottusi che non riescono a vedere un autotreno manco se sta per investirli. Privi di elasticità mentale e lucidità, non riescono a fluidificare un argomento nemmeno iniettando lycra nelle circonvoluzioni cerebrali, ridotte ormai a collettori fognari, irrimediabilmente intasati da melma pseudo intellettuale e ideologie di comodo. (Per “comodo” intendete quello che vi pare, lasciando ampio spazio all’immaginazione)

Veniamo al punto. Nel giro di pochi giorni, abbiamo letto su alcuni “giornali” a tiratura nazionale, afflitti da devastante perdita di lettori e sull’orlo della bancarotta, una serie di articoli contro il prof. Meluzzi, che vanno dalla critica fine a se stessa all’insulto vero e proprio. Pur nella fantasiosa varietà delle offese, c’è però una frase che li accumuna e che suona più o meno così: “sta sempre nei salotti Tv“, che poi è il nocciolo fondamentale della questione.

Su uno di questi collezionisti di inchiostro, che pur un tempo abbiamo apprezzato, è comparsa un’intera pagina in cui vengono messi a confronto il fondatore di una holding-Ong milionaria finanziata con soldi pubblici, talvolta associato ai katanghesi di Milano, e il prof. Alessandro Meluzzi.

Ovviamente lodi sperticate vengono sprecate per salmodiare il “santo” immigrofilo, convocato da Conte come un miracoloso, quanto improbabile, guaritore che trasformerebbe la Calabria in Calabria Saudita, mentre una serie di insulti, anche piuttosto pesanti, viene riservata a Meluzzi definito “bestia stramba nel gregge dei teorici del complotto globale”, “primate della chiesa autocefala” (come se autocefala fosse una parolaccia) il quale avrebbe, tra le altre colpe, quella di contrastare un “Deep State progressista fondato sulla pedofilia“.

Pertanto ci sentiamo di affermare con certezza che tale pagina non regala certo prestigio al ‘milionario’ milanese spacciato per filantropo, né ne toglie al prof. Meluzzi che anzi, dal confronto, ne acquista, malgrado le intenzioni dell’autore e dell’incauto impaginatore grafico fossero (probabilmente – ma ne siamo sicuri?) completamente opposte e comunque cancellate da sentimenti aspri e disorientati. E adesso, anche sputtanati. Una caduta di stile, per vocazione al precipizio, dalla quale sarà difficile rialzarsi.

Di questo passo, nei salotti Tv, non ci andranno neppure se saranno loro a pagare per guadagnarsi l’ingresso.

All’amico Meluzzi – noto accademico, criminologo, medico legale, psichiatra, psicoterapeuta, scrittore, saggista, politico – possiamo solo dire di lasciar perdere e di ignorare considerazioni che hanno la stessa utilità di una pozza fetida e salata tra dune, palme e cammelli. Cioè, nessuna.

Alle vecchie carcasse, che stridono per rabbia di ferro e ruggine, consigliamo di arrendersi, rassegnate, alla demolizione.

Armando Manocchia

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