Pennsylvania, impiegato postale denuncia brogli elettorali

In Pennsylvania, un impiegato postale che ha denunciato tramite una testimonianza giurata l’alterazione di schede elettorali da parte di funzionari di quello Stato ha negato di voler ritrattare le sue accuse, smentendo quanto riferito alcune ore prima da diversi media statunitensi. Lo scrive il quotidiano “Washington Times”. Il Comitato di sorveglianza della Camera ha annunciato ieri, 10 novembre, che Richard Hopkins ha ritirato l’accusa secondo la quale un dirigente delle poste locale avrebbe dato istruzione ai suoi sottoposti di retrodatare le schede elettorali spedite dopo il giorno delle elezioni, per consentire di conteggiarle in violazione delle norme vigenti nello Stato. Ore più tardi, Hopkins ha però ribadito, in una dichiarazione resa in video su Twitter e rilanciata dalla ong di orientamento conservatore “Project Veritas”, di volersi attenere alla dichiarazione giurata nella quale denunciava i presunti brogli, ed ha denunciato di essere stato “ingannato” da investigatori federali.

“Sto leggendo proprio ora ad un articolo della “Washington Post”. Sostiene che io abbia fabbricato illazioni di manomissione delle schede. Sono qui per ribadire che non ritratto le mie dichiarazioni. Non l’ho mai fatto”, ha dichiarato l’impiegato postale.

Secondo un legale dell’uomo, investigatori federali hanno “estorto” ad Hopkins una ritrattazione delle sue dichiarazioni iniziali, spingendolo a firmare in assenza di un avvocato un nuovo affidavit nel corso di un interrogatorio nel quale non gli è stata concessa la presenza di un consulente legale. Durante l’interrogatorio, però, Hopkins avrebbe indossato una cimice fornitagli da Project Veritas, proprio per testimoniare la presunta irregolarità dell’interrogatorio. Hopkins aveva firmato una dichiarazione giurata che attestava le sue affermazioni, e le sue affermazioni erano state ampiamente riprese dai Repubblicani, e incluse in una lettera del senatore Lindsey Graham al dipartimento di Giustizia, che invitava ad aprire un’indagine federale. Il procuratore generale William Barr, con una mossa controversa, ha successivamente dato il via libera ai procuratori per indagare su accuse credibili di irregolarità e frodi elettorali.
Agenzia Nova

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