Costituzionalista Trabucco: il trumpismo non è sconfitto

Le elezioni presidenziali (rectius dei grandi elettori), al di lá del loro esito (il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump, in carica fino al 20 gennaio 2021, ha annunziato battaglia legale contro presunti brogli ed irregolaritá), hanno segnato un solco profondo nel sistema democratico statunitense. I quattro anni di presidenza, infatti, hanno consentito di raccogliere, attorno alla sua innegabile carismatica figura, ben 71 milioni di voti, 5 milioni in piú rispetto al 2016, pescati anche al di fuori del bacino elettorale del partito repubblicano in ragione di un paradigma politico “nativista e di destra populista” (per usare una terminologia del prof. Massimo Teodori molto critico verso il 45 Presidente) estraneo sia alla cultura politica democratica, sia anche a quella repubblicana.

Il trumpismo, anzi, rappresenta una critica molto forte nei confronti dell’establishment liberal-conservatore. Siamo, dunque, in presenza di una cifra di gran lunga superiore rispetto alla previsione dei sondaggi che, ancora una volta, hanno sottovalutato il peso elettorale di “The Donald”. Un dato é, comunque, innegabile: la valanga “blu” non c’é stata ed anche la maggioranza dei democratici alla Camera dei rappresentanti, ma per ora non al Senato federale (lo spoglio, é doveroso precisarlo, é in corso), se confermata, non garantirá omogeneitá politica in caso di elezione di Joe Biden.

Pertanto, fanno davvero sorridere i “trionfalismi” dei media italiani e della sinistra nostrana perché, diversamente da quanto é stato scritto, non c’é stato alcun “25 aprile” (Massimo Giannini), né la fine del sovranismo (Enrico Letta) che potrebbe, viceversa, ottenere maggiore linfa vitale. Una lettura faziosa ed errata che dimostra la non comprensione (volontaria) del fenomeno trumpiano. La riapertura dell’economia e del business, dopo il parziale lockdown e nonostante la progressione dei contagi da Covid-19, è stata una scelta politicamente ed economicamente “premiante”, come dimostrato dai dati sul Pil americano del terzo trimestre dell’anno, in crescita su base annua del 33,1%, dopo la contrazione del 31,4% nel trimestre precedente.

La teoria della supply-side economics del Presidente, per la maggior parte degli americani, é stata fondamentale nello stimolare la crescita. Perfino il prestigioso quotidiano “Washington Post”, che di certo non è un giornale filo trumpista, ha riconosciuto i meriti della sua amministrazione capace di ascoltare i bisogni reali del Paese e rispondere colpo su colpo a partire dalle politiche commerciali volte ad uno sganciamento dalla Repubblica Popolare Cinese. Trump ha poi aumentato la spesa pubblica e gli investimenti, spingendo nei settori più differenti: della difesa a quello aerospaziale passando dall’energia. Infine, ha favorito la crescita delle aziende grazie a importanti sgravi fiscali. Un uomo che dava fastido e lo dará ancora in futuro.

Prof. Daniele Trabucco (Costituzionalista)

Condividi