Migranti, Lamorgese: navi e aerei italiani per segnalare partenze alla Tunisia

Navi e aerei italiani in acque internazionali davanti alla Tunisia per segnalare alle autorità del Paese nordafricano le partenze dei barconi carichi di migranti. È il piano messo a punto dall’Italia per contrastare l’impennata degli sbarchi, condiviso dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese con il collega francese Gerald Darmanin durante l’incontro che si è svolto questa mattina al Viminale.

“Il piano prevede il posizionamento di assetti navali e aerei che possano avvertire la Tunisia delle partenze – ha spiegato Lamorgese – affinché le autorità possano, nella loro totale autonomia, intervenire. Ovviamente questo piano presuppone la piena adesione della Tunisia”. (ANSAMED)

11 agosto 2020 – Fondi del Viminale per 11 milioni di euro – risparmiati sul capitolo accoglienza migranti – saranno girati alla Tunisia che li utilizzerà per rafforzare il controllo delle sue frontiere marittime. La novità – a quanto si apprende – è emersa nel corso della visita a Tunisi dei ministri dell’Interno e degli Esteri, Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio, accompagnati dai commissari europei Ylva Johansson e Oliver Varhelji. La delegazione ha incontrato il presidente della Repubblica Kais Saied, il premier incaricato Hichem Mechichi ed il ministro degli Esteri ad interim Selma Enneifer. Le risorse verranno impiegate per la manutenzione delle motovedette, l’addestramento delle forze di sicurezza, radar ed un sistema informativo che allerterà tempestivamente la gendarmeria quando le imbarcazioni di migranti sono in mare in modo da bloccarle in acque tunisine.

Nel corso dei colloqui i ministri italiani hanno sollecitato i colleghi tunisini ad accelerare verso la fase operativa dei progetti di controllo delle frontiere. Per avviarli bisognerà attendere la formazione del nuovo Governo, che dovrebbe insediarsi a giorni. Ulteriori fondi per il Paese africano dovrebbero poi arrivare dalla Commissione europea. Sul punto i tunisini hanno lamentato l’eccesso di burocrazia che bloccherebbe il 70% dei fondi cui Tunisi avrebbe diritto.

 

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