Badante rumena arrestata per maltrattamenti insieme al suo finto avvocato

Torino – Se non fosse per la serie di reati commessi, quanto accaduto lo scorso lunedì in un condominio del quartiere Lingotto potrebbe assumere i caratteri di una grottesca sceneggiata. Nel primo pomeriggio, una donna impaurita contatta la Polizia di Stato: alla porta di casa c’è l’ex badante della madre la quale, molesta, pretende di accedere nell’abitazione.

Gli agenti arrivano sul posto e, giunti al piano, trovano l’ex badante e sua sorella che perseverano nel tentativo di entrare in casa della richiedente. La prima lamenta di essere stata licenziata ingiustamente e di essere lì per ritirare dei capi di vestiario. La sorella, non ancora qualificatasi come tale, millanta di essere un avvocato e invita i poliziotti, a far rispettare la legge permettendo il recupero degli effetti personali della sua assistita.

In questo frangente, la donna che aveva richiesto l’intervento, in stato di shock, apre la porta d’ingresso e dice ai poliziotti di essere stata minacciata e di non aver permesso l’ingresso per paura di ritorsioni fisiche. A queste frasi l’ex badante, una cittadina rumena di 36 anni, e il suo fantomatico “avvocato” iniziano a insultare la controparte. Quando i poliziotti impediscono alle due donne di avvicinarsi alla porta vengono a loro volta insultati. Ai poliziotti viene anche rinfacciato di aver sanzionato ingiustamente la badante per non aver indossato, il 30 maggio scorso, la mascherina, così come previsto dalle norme di contenimento del Covi-19. Nonostante gli inviti alla calma, insulti e minacce ai poliziotti non cessano.

Improvvisamente, senza alcuna reale ragione, la sorella della badante, una cittadina rumena di 43 anni chiama il 112 NUE chiedendo l’invio di un’ambulanza poiché nell’appartamento c’è una persona che sta male. Ad un certo punto, però, le donne decidono di allontanarsi e per farlo spintonano uno degli operatori della Squadra Volante. Non paghe, proseguono nella loro condotta colpendo a calci e pugni tutti gli agenti presenti che però le fermano.

Nel frattempo giunge sul posto l’ambulanza prima inopportunamente chiamata dalla trentaseienne rumena. A questo punto la performance raggiunge il suo punto più alto. Alla vista del personale sanitario, l’ “avvocato” lamenta un malore, va giù per terra svenendo come ad aver perso conoscenza. Mentre i sanitari le prestano le cure, la donna apre un occhio per appurare l’esito della messa in scena. Resasi conto di essere stata scoperta e di non aver raggiunto l’esito sperato, improvvisamente si riprende e ricomincia, insieme alla sorella, ad offendere i poliziotti, tentando anche di colpirli nuovamente.

Terminata la performance, i poliziotti raccolgono poi il racconto della richiedente la quale narra che tutto il nucleo familiare da mesi viveva in una condizione di violenza fisica e psicologica provocata dalla badante. In particolare, la cittadina rumena la vessava in diversi modi, insultandola e imponendole, per esempio, attività domestiche che invece erano, invece, a suo appannaggio e per le quali veniva pagata. Destinataria dei maltrattamenti era anche la mamma della richiedente, la persona che la badante avrebbe dovuto seguire.

Alla luce dei fatti, la trentaseienne ex badante è stata arrestata per maltrattamenti in famiglia e resistenza e denunciata per minaccia, violenza o minaccia e oltraggio a P.U. e rifiuto di fornire indicazioni sull’identità personale. A sua sorella, invece, arrestata per resistenza a P.U., sono stati contestati i reati di violenza o minaccia e oltraggio a P.U. e rifiuto di fornire indicazioni sull’identità personale, millantato credito e procurato allarme.

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