Rivolte in carcere, “perché il governo ha tenuto una linea di arrendevolezza?”

E’ soprattutto dalle opposizioni che vengono avanzate le richieste di dimissioni del ministro della Giustizia dopo le accuse che Matteo Salvini definisce gravissime tanto più che – fa notare – non manca una precisa attinenza tra le rivelazioni del magistrato Di Matteo e le scarcerazione dei boss mafiosi per cui “Uno dei due mente. Servono chiarimenti A BREVISSIMO. Questa vicenda ho toccato nel profondo le coscienze degli italiani, che hanno il diritto di conoscere la verità”.

Ciò che gli italiani devono conoscere viene specificato in due interrogativi dal segretario della Commissione antimafia, Wanda Ferro (FdI) in una nota: “Gravissime le dichiarazioni del pm Nino Di Matteo, il magistrato che i mafiosi non volevano perché «se viene questo butta le chiavi». Perché Bonafede ha cambiato idea e non l’ha più voluto come direttore del Dap? Perché gli ha preferito un direttore poi costretto a dimettersi dopo le scarcerazioni dei boss? Abbiamo chiesto che il ministro venisse a dare spiegazioni in Commissione antimafia, ma dopo quanto raccontato da Di Matteo è bene che si dimetta oggi stesso. La lotta alla mafia è una cosa seria”.

La stessa Wanda Ferro e gli altri parlamentari di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani e Antonio Iannone, ricordano di avere “gia’ chiesto al presidente Morra e ottenuto l’audizione del ministro Bonafede, per fare chiarezza sulle numerose scarcerazioni dei boss mafiosi che si sono susseguite nelle settimane successive al varo del decreto “Cura Italia”, che ha innescato il pericoloso meccanismo di correlazione tra detenzione carceraria e rischio di contagio, deflagrato poi con le circolari del Dap. Nelle scarcerazioni dei mafiosi ci sono gravissime responsabilita’ del governo che, dopo le rivolte pianificate e fomentate dalla criminalita’ organizzata, anziche’ punire i responsabili ha ceduto le armi e spalancato le porte degli istituti penitenziari grazie anche alle decisioni del Dap. Probabilmente l’esatto contrario di cio’ che avrebbe fatto alla guida del Dipartimento il pm Nino Di Matteo, che gli stessi mafiosi temevano, come e’ emerso dalle intercettazioni nelle quali affermavano che “se viene questo butta le chiavi”.

Il ministro Bonafede venga a riferire in Commissione e spieghi perche’ ha cambiato idea dopo aver proposto a Di Matteo la guida del Dap. Pretendiamo di sapere cosa lo ha convinto a ritirare la sua proposta e a nominare un altro direttore, poi costretto a dimettersi dopo lo scandalo delle scarcerazioni. Pretendiamo di sapere perche’ sulle rivolte in carcere il governo ha tenuto una linea di arrendevolezza, perche’ non sono state garantite negli istituti penitenziari le condizioni di sicurezza per tutelare i detenuti dal rischio di contagio, e perche’ si sia ritenuto che far scontare la pena a casa possa essere piu’ sicuro di un regime di isolamento in carcere.

Pretendiamo di sapere perche’ si continua a scaricare la responsabilita’ delle scarcerazioni sui magistrati di sorveglianza, mentre nel nuovo decreto del governo non si esclude la possibilita’ di concedere la detenzione domiciliare ai detenuti sottoposti al 41bis. Se il governo non lavora con il favore delle tenebre, faccia piena luce su questa vicenda vergognosa, che richiama alla memoria la trattativa Stato-mafia del ’92 e che sta rischiando di mandare in fumo trent’anni di lotta alla mafia”.  OPI

Caso Di Matteo, Delmastro (FdI): rivolte in carcere organizzate da criminalità organizzata

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