Trans senza clienti per colpa del Covid: elemosiniere del papa le aiuta

di Alessandra Benignetti – Si è presentata con la mascherina e un paio di grossi occhiali da sole, forse per farsi coraggio e sconfiggere timore e vergogna. Quando don Andrea Conocchia si è trovato davanti alla porta della chiesa della Beata Maria Immacolata di Torvaianica, una donna transessuale che chiedeva qualcosa da mangiare la prima reazione è stata la “sorpresa”. Poi si è rimboccato le maniche e le ha confezionato un pacco alimentare come fa con tutti quelli che dallo scorso marzo si rivolgono alla parrocchia.

“Dopo la prima trans che abbiamo aiutato, ne sono arrivate diverse altre – ci racconta don Andrea – all’inizio ero stupito e meravigliato, in 24 anni di sacerdozio non mi era mai capitata una cosa del genere, ma penso che siano state mandate da Dio”.

“Se non ci fosse stato il coronavirus – si spiega meglio – probabilmente in chiesa non ci sarebbero mai entrate”. Le risorse della parrocchia, però, sono limitate. E così a don Andrea viene l’idea di scrivere direttamente al Papa. “Ci ho pensato perché la maggior parte di loro sono argentine o sudamericane”, va avanti il sacerdote. Le “amiche” allora, come le chiama il parroco, hanno preso carta e penna e in spagnolo, tra disegni e cuori, hanno raccontato a Francesco la loro storia.

Alla fine le lettere sono state tutte imbucate, accompagnate da una missiva del parroco. “Nel giro di pochi giorni l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, ci ha risposto e ci ha inviato un’offerta in denaro”, ci spiega al telefono il sacerdote. Non ci svela a quanto ammonta il contributo ma, ci assicura, sull’Iban della parrocchia è arrivato denaro a sufficienza per coprire “l’affitto e le spese vive di ognuna”. I soldi sono stati distribuiti dal sacerdote alle trans. “Non se lo aspettavano, per loro è stata una sorpresa”, spiega don Andrea.

Dietro il trucco marcato e i modi affettati, rimarca il sacerdote, ci sono storie piene di dolore e solitudine. “Per le loro famiglie di origine sono fantasmi, nessuno sa che lavoro fanno e che fine hanno fatto, non hanno amici oltre la loro comunità e nessun rapporto umano, a parte quello con i clienti”, riflette il prete. “Pensare di togliere dalla strada? La vedo come una cosa più grande di me, tra loro c’è chi fa questo mestiere da oltre trent’anni, convincerle a cambiare vita è un’impresa ardua”, ci confessa. Per ora cerca di aiutarle e accoglierle come fa con gli altri parrocchiani in difficoltà economica a causa della pandemia. “Sono le 9.30 – ci dice dall’altro capo della cornetta – e stamattina già si sono presentati in sei a chiedere aiuto”.

www.ilgiornale.it

Condividi