La cattiveria dei buonisti non ha limiti e non ammette contraddittorio

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LA CATTIVERIA DEI PIÙ UMANIConflitti e Strategie
Il salvataggio con speronamento di motovedette e forzatura dei blocchi portuali, l’ospitalità obbligatoria imposta al popolo italiano, l’integrazione a via di calci in culo, non a chi arriva senza invito ma a chi accoglie coartato, la solidarietà parolaia dei radical chic a spese della gente comune, sono le armi del buonismo che sta provocando la guerra sociale. Auspicano il caos ed il disastro collettivo perché non sanno più dove aggrapparsi per mantenere il potere, considerato che gli elettori non li vogliono, non li votano e mai più li sceglieranno per guidare le istituzioni.

La cattiveria dei buoni non ha limiti e non ammette contraddittorio perché il bene deve vincere sul male anche a costo di essere ancora più odioso. Non a caso è proprio il Papa il simbolo di questa deriva autoritaria della pietà che non accetta opinioni differenti. Si muore di lavoro, di debiti, di conflitti, di malattie, di carestie ma per Sua Santità esistono solo i poveracci che solcano il mare in cerca di fortuna, il resto vale meno, è solo disperazione di seconda o terza scelta.



Eppure questi clandestini si pagano uno scomodo viaggio a suon di migliaia di dollari, non sembrano aver patito la fame e negoziano i loro “passaggi ad ovest” con trafficanti di carne umana, i quali grazie alla staffetta con navi ONG, che si incaricano dell’approdo sicuro, evitano anche l’arresto. Ed il ciclo ricomincia impunito. La produzione di migrazioni ha una organizzazione efficiente e lucrativa che stride con i dread pauperisti delle capitane del cuore.

Stanno dalla stessa schifosa parte i farabutti del business sopradescritto e chi fa mercimonio dei sentimenti a scopo politico. Come diceva Ortega Y Gasset “La bontà di una cosa travolge gli uomini, e messisi questi al suo servizio si dimenticano facilmente che ci sono molte altre cose buone con le quali è necessario far convivere la prima, sotto pena di trasformarla in pessima e funesta”. Ed è accaduto proprio questo, funesta è divenuta la narrazione degli “ultimi” che surclassando “i penultimi” ed i “terzultimi” ha fatto incetta di compassione non lasciando nulla a chi soffre di diversi mali.

Ormai c’è un egoismo assoluto pro migranti e a mare ci sono finiti tutti gli altri disgraziati. Ancora Ortega y Gasset ci suggerisce che “tanto più ridotta è la sfera di azione di un’ideale, tanto più perturbatrice sarà la sua influenza se si pretende proiettarla sulla totalità della vita”. Dunque, esasperato e al di fuori dei suoi limiti, il miglior intento diventa patologico “immaginatevi quello che succederebbe se un vegetariano convinto aspirasse a guidare il mondo dall’alto del suo vegetarianesimo culinario: in arte censurerebbe tutto ciò che non fosse paesaggio orticolo; l’economia nazionale sarebbe prevalentemente agricola; la religione ammetterebbe solo arcaiche divinità cerealicole; la scelta dell’abbigliamento oscillerebbe solo tra canapa, lino e iuta e, in filosofia, si ostinerebbe a propagandare una botanica trascendentale”.

Così hanno fatto i politicamente corretti che per imporre il loro paradiso umanitario hanno scatenato l’inferno.



   

 

 

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