La tragedia di Primavalle e una “sindaca” senza memoria

di Francesco Storace

Quarantacinque anni da quel rogo del 16 aprile 1973. Primavalle, i fratelli Mattei, Stefano e Virgilio.

Quanti ventenni di oggi conoscono la storia di due ragazzi – il più piccolo aveva appena otto anni, il più grande solo 22… – bruciati vivi nel rogo di casa? Erano figli del segretario del Msi di Primavalle, Mario Mattei, e di una fantastica e coraggiosa donna di popolo, Anna. Furono assassinati da belve che militavano in Potere operaio, Lollo, Grillo, Clavo. Bestie che odiavano i fascisti, i missini, soprattutto se operavano politicamente in quartieri rossi come era Primavalle.

Quella storia di sangue è raccontata in un fumetto da Annamaria Gravino e nonostante Virginia Raggi non abbia avuto un minimo di pudore nell’oltraggiare la memoria di quei martiri negando una sede per un museo a quanti li ricordano, domani sarà proprio in una sede comunale che quel sacrificio sarà ancora una volta onorato.

Teatro dell’evento sarà come sempre il loro territorio, nella rappresentanza istituzionale del quattordicesimo municipio di Roma, in via Mattia Battistini 464, alle 17. Sarà presentata la graphic novel “Il rogo di Primavalle. L’omicidio politicamente corretto dei fratelli Mattei”. Con l’autrice, Annamaria Gravino, i consiglieri Stefano Oddo e Alberto Mariani, il giornalista Roberto Rosseti, Guido Zappavigna, protagonista degli anni di piombo, e la sorella di Stefano e Virgilio, Antonella Mattei.

Anche quest’opera serve al ricordo di una strage che ci porteremo appresso per sempre. Perché fu orribile. E fu devastante pure il tentativo iniziale di attribuire l’eccidio ad una faida interna al Msi, una delle fandonie più brutte della storia dell’informazione deviata della Repubblica. Poi, il teorema crollo’ per manifesta infondatezza.

Ma quel crimine è incancellabile e per fortuna ci sono persone di strada e persone di cultura che non ci stanno ad archiviare quella tragedia. Ed è un bene che non si disperda quella memoria.

Ed è male quel che ha fatto nei giorni scorsi Virginia Raggi, quasi a non rendersi conto del male che producono certe azioni di un’amministrazione come la sua.

Il Campidoglio dovrebbe intitolare una strada, una scuola, un monumento a Stefano e Virgilio, affinché quella strage non sia piu’ occultata a quanti non vissero gli anni di piombo. Ma in questo tempo politicamente corretto – come ricorda il titolo del fumetto – sembra che si debba ancora proporre una lettura vendicativa di quegli anni, una storia a senso unico senza provare orrore al solo pensiero di un rogo senza fine.

Provi a scusarsi la Raggi, e magari si presenti domani al quattordicesimo municipio, a spendere parole sincere per un dolore che resta anche quarantacinque anni dopo. Nella Roma di quegli anni, si poteva morire carbonizzati per un’idea.

Non fa schifo anche a lei chi massacrò in quel modo due vittime innocenti? Vorremmo essere governati da un sindaco disponibile al rispetto verso il sangue versato, da una parte come dall’altra.

Ma non ne pare capace.

Dimostri il contrario e gliene daremo atto.

 

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