Nella Repubblica di San Marino gli NPL sono davvero tutti NPL?

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di Stefano Davidson

In merito all’individuazione e alla cessione di NPL domando come possano essere considerati tali quelli dovuti al frutto di quello che sostanzialmente fu un furto perpetrato da Dirigenti e Funzionari di Banca Commerciale Sammarinese con l’avallo di Banca Centrale della Repubblica di San Marino e la complicità di Asset e la decisiva collaborazione dell’Avvocato Mularoni.

Quanto asserisco  in questo comunicato stampa parte da una strana o, quantomeno, insolita ammucchiata di responsabilità, quelle che poi sono emerse a seguito delle indagini sostanzialmente causate dal rifiuto di restituire quanto indebitamente “sparito” dal conto corrente di una cliente per venire investito in titoli ad altissimo rischio, ha portato la cifra di quello che poteva essere allora, ammettendo responsabilità evidenti, una normale restituzione del maltolto con successivo perseguimento giuridico dei responsabili ad aggirarsi ad oggi intorno ai 10.000.000 di euro.

Già perché la responsabilità di due funzionari principalmente coinvolti allora, dott. Valerio Benvenuto di Forlì e dott. Paolo Droghini di Rimini, entrambi dipendenti di Banca Commerciale Sammarinese all’epoca dei fatti e rispettivamente Direttore Generale fresco di nomina e Vice Direttore Generale, oltre al Direttore della filiale di Dogana della stessa Giovanni Crosara di Rimini (già indagato nel 2010 in altro procedimento anche dal Tribunale Ravenna per ipotesi di truffa aggravata, fatture false e riciclaggio e successivamente condannato, in seguito a patteggiamento, alla pena di due anni per riciclaggio) e dell’altro coinvolto dott. Stefano Bertozzi (recentemente condannato dal Tribunale della RSM a quattro anni e due mesi per riciclaggio dal Congo Brazzaville) hanno portato successivamente all’implicazione di Banca Centrale Sammarinese allora “gestita”, anche quale Capo della Vigilanza, dal Dott. Mario Giannini anch’egli italianissimo, residente a Roma, il quale ignorò quanto denunciato dalla correntista in esposto ufficiale, addirittura mentendo per iscritto nella risposta altrettanto ufficiale e protocollata.

Va da sé che tutto questo è finito in Tribunale dove non sarebbe mai dovuto finire vista la scontatezza del buon diritto della “depredata”, palesabile già da un superficiale controllo sui sistemi informatici di Banca Commerciale Sammarinese nonché evidente dalle parole espresse dal CDA nell’occasione e nell’offerta ingiustificata di transigere a cifra ridicola se effettivamente Banca Commerciale Sammarinese e i suoi funzionari non avessero avuto responsabilità.

Lì, però, altri due italiani i Commissari della Legge Antonella Volpinari e Simon Luca Morsiani per istruire anzi, alla fine per archiviare per decadenza dei termini quanto denunciato, impiegarono cinque anni con quel che ne potrebbe ora conseguire per la RSM a livello di giustizia europea.

Si aggiunge per la cronaca che parrebbe che proprio il Commissario Volpinari non solo nemmeno verificò se quanto lamentato dalla vittima rispondesse effettivamente a verità, ovvero NON verifico la presenza di deleghe in BCS, ma neppure richiese a Banca Centrale della Repubblica di San Marino i risultati della loro indagine, effettuata dopo l’Esposto Ufficiale presentato dalla vittima, subendo di conseguenza una decisa reprimenda delle sue attività in sede di riapertura del fascicolo da parte del Giudice delle Appellazioni David Brunelli.

La cosa singolare, ma sicuramente spiegabile si spera, è che nonostante poi, dopo la riapertura del procedimento, il Commissario Morsiani abbia decretato in sede di archiviazione penale che non sussisteva associazione a delinquere quando gli stessi soggetti, da lui indagati, sono stati poi giudicati dal Giudice Felici nel giudizio di primo grado del Processo per il Conto Mazzini e sempre in quanto membri della Banca Commerciale Sammarinese e per loro azioni (o non azioni) all’interno della stessa, quali associati a delinquere

Come da sentenza secondo il Giudice Felici (ora in CEDU) infatti:

“si associavano tra loro allo scopo di attuare un complesso programma criminale, destinato a durare oltre la commissione dei singoli reati, e diretto a: (a) conseguire profitti corruttivi e comunque ingiusti dallo svolgimento dell’attività politica ed amministrativa anche attraverso la partecipazione diretta o indiretta nelle attività economiche, o attraverso la riscossione di danaro a titolo di tangente all’atto del rilascio dell’autorizzazione; (b) acquisire direttamente o indirettamente la gestione e il controllo di società, in particolare all’associazione e, comunque, portatrici di interessi (illeciti) di parte che venivano anteposti a quelli dello Stato; (…) (f) ostacolare l’individuazione criminosa dei fondi derivanti dai reati contro la pubblica amministrazione, falsa fatturazione, falsità in atti, truffa, ricettazione, appropriazione indebita e da altri misfatti, reinvestirli in attività finanziarie, in partecipazioni societarie, e in beni immobili. In particolare, gli associati si proponevano di condizionare il funzionamento di organi costituzionali, di apparati della pubblica amministrazione e il risultato delle competizioni elettorali, mediante una fitta rete di conoscenze e legami personali nei settori delle istituzioni, della politica e dell’economia, acquisiti anche grazie ai ruoli politici (nei partiti) e istituzionali (in seno al Congresso di Stato e al Consiglio Grande e Generale) di alcuni membri dell’associazione (Podeschi, Stolfi, Menicucci, Mularoni, Lonfernini, Marcucci) (…)”

E poi:

Banca Commerciale Sammarinese, ovvero altro ente piegato e integralmente asservito alle malefatte dei suoi vertici organizzativi e gestionali, e, quindi, in grado di garantire, con la sistematica trasgressione di norme regolamenti e circolari, l’impunità dei suoi clienti;

E, come da cronaca locale:

“Gli atti danno conto in modo inequivocabile del ruolo centrale, da assoluto dominus, che Giuseppe Roberti (nel Cda di Banca Centrale Sammarinese per tutta la durata del sopruso, Presidente e vicepresidente in numerose occasioni) esercitava all’interno di Banca Commerciale Sammarinese, e quindi anche nello smistamento dei denari portati dai libretti: questa posizione, se non si può attribuire alla gestione più operativa e tecnica dell’istituto, esiste fuor di dubbio con riferimento alla gestione del passaggio delle somme oggetto di questa indagine. Emilio Della Balda (presidente dell’istituto, come Marcello Malpeli e Giuseppe Roberti), i vari direttori generali (Gilberto Canuti, Leo Marino Stacchini, Valerio Benvenuto), funzionari di elevato (Paolo Droghini, Giovanni Crosara, Stefano Bertozzi, Fausto Cucchi, Stefano Fratenali, Raffaele Pistillo) o meno elevato livello (Davide Giovagnoli), tutti però parimenti beneficiati con somme fuori busta o compensi straordinari, in certi casi dalla esilissima giustificazione obiettiva, non hanno mai impedito o obiettato nulla rispetto a questo tipo di movimentazioni

Non solo, il Presidente e il Direttore generale di Asset Banca, coinvolta anch’essa in quanto al momento dell’acquisizione di BCS, se ne accollò ogni responsabilità, Stefano Ercolani e Barbara Tabarrini sono già stati   condannati in primo grado entrambi in altro procedimento (“Re Nero” al Tribunale di Forlì) a 8 anni e 10 mesi.

Alle evidenti lentezze procedurali del Tribunale in ambito penale e civile si aggiunge poi l’improvvisa liquidazione amministrativa di Asset Banca a pochi mesi da sentenza evidentemente a favore della cliente che avrebbe di conseguenza coinvolto anche Banca Centrale e i suoi vertici.

Una strana combinazione, se non si fosse giunti durante le indagini dello Studio legale Fattori Fabbri Ceccoli, proseguite in profondità dal sottoscritto visti i tempi tenuti dal Tribunale Unico (di cui al paragrafo precedente), alla scoperta che oltre alle responsabilità dei succitati bancari, esisteva anche uno strano e decisamente contestabile rapporto tra banche controllate e controllore (a nome e per conto della RSM) considerato che tutte e tre utilizzavano nello stesso arco di tempo dal 2010 al 2014 la medesima società di revisione esterna, la BDO srl, italiana ed amministrata dall’italiano Dott. Paolo Scelsi (di Roma).

Ovvero chi controllava i conti di chi acquisì in quel periodo Banca Commerciale Sammarinese, ovvero di Asset Banca poi (che pur con querela in atto e “pistola fumante” nel cassetto nominò il sopracitato Dott. Droghini quale nuovo Direttore Generale), era lo stesso che poi controllava quelli di Banca Centrale ed altro non era ed è che l’organo di vigilanza finanziaria della RSM. Lo stesso che aveva certificato anche quelli della liquidata senza notare come la posizione della vittima fosse certamente qualcosa di molto diverso dagli NPL, lista dove tutt’ora la vittima è presente, con buona pace per il reato di calunnia e tentata estorsione.

La vittima di tutto questo, di tutto questo sistema già oltre la malattia, probabilmente vicino alla decomposizione, dopo aver visto che anche le comunicazioni inviate all’Ambasciata della RSM in Italia erano state con buona probabilità insabbiate dall’allora Ambasciatrice Daniela Rotondaro o da chi allora si trovava nella Segreteria competente, nel Dicembre 2017, sfiancata, chiese quindi aiuto all’Ambasciata d’Italia a San Marino la quale si è impegnata nella persona dei Sua Eccellenza l’Ambasciatore Guido Cerboni a notificare quanto accaduto e in atto al Segretario della Giustizia della RSM con dovizia di particolari e tanto di documentazioni allegate e da Lui personalmente selezionate.

A tutto questo si aggiunge infine come ciliegina su questa enorme torta al veleno la surreale e nella sua pilatesca motivazione, abominevole, negazione da parte dei liquidatori di Asset dell’iscrizione al passivo della vittima poiché in ritardo sulla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale secondo loro avvenuta nel febbraio del 2018, ma dimostratasi totalmente assente alla prima verifica.

In compenso nel giugno ultimo scorso nel nuovo Bollettino Ufficiale della Repubblica  di SM appare invece a sorpresa la succitata pubblicazione, ma furbescamente inserita in posizione antecedente a quanto già datato sul Bollettino precedente e contrassegnato con la numerazione da 1 a 3, che quindi scala tutto di una posizione (da 2 a 4) per lasciare posto al passivo di Asset contrassegnato al n. 1 in un clamoroso, infantile ed inspiegabile gravissimo falso di cui dovrebbe rispondere la Banca Centrale della Repubblica di San Marino o almeno la Segreteria all’Interno considerato che detto Bollettino è copyright de l’Ufficio Segreteria Istituzionale.

Va da sé che, in tutto questo, non è stata mai presa in considerazione da nessuno (nonostante segnalazioni alle autorità e all’Ordine) la posizione, invece probabilmente fondamentale, dell’Avv Mularoni (e dei vari avvocati allora con lui Associati come gli avvocati Nuzzo e Bussoletti con Studio Legale a Roma.  Roma? Ma và? Come Giannini di Banca Centrale della Repubblica di San Marino? E pure Scelsi di BDO Italia? Ma guarda te il caso… Ndr ) ovvero il “fil rouge” tra le gestioni delle liquidate amministrativamente da Banca Centrale della Repubblica di San Marino, oltretutto anche ex Presidente ABS, il quale nonostante quella che parrebbe un’evidenza dal primo istante delle colpe e del dolo in quanto commesso dal proprio cliente, come si evince anche da quanto all’archiviazione, non solo avanzava e protraeva una resistenza temeraria talmente evidente che ci si chiede cosa oggettivamente facesse il giudice inquirente se non se n’è accorto (senza poi contare  che oltretutto lo stesso Commissario non ha nemmeno aggiunto una riga per un anno intero alla pratica, NONOSTANTE fossero state depositate dal Commissario di Banca Centrale della Repubblica di San Marino incaricato di indagare sul sistema informatico di BCS le prove del buon diritto della vittima), ma addirittura rifiutava ogni richiesta transattiva da parte della vittima a quanto pare millantando crediti d’imposta che in realtà, visti i possibili reati , di cui alcuni tutt’ora in atto, non spettavano sicuramente al suo cliente, quantomeno nella misura che va dall’inizio della resistenza in giudizio ad oggi comprensivi di interessi e danni conseguenti.

Alla fine di tutta questa allucinante cronistoria (nella quale ho risparmiato le implicazioni umane, che sono ben chiare dalle perizie medico legali e psicologico/psichiatriche, e neppure ho sottolineato che tutto sta accadendo a una DONNA, privata cittadina italiana, evidenziando a chi legge come sostanzialmente VIOLENZA e tentato FEMMINICIDIO siano anche tutto questo. E non si tratta certo di un’esagerazione, considerato quanto messo in atto dai colpevoli per impedire che questa donna rientrasse in possesso di quanto sottrattole) e valutato quanto alla CEDU in merito al giusto processo chiedo:

parrebbe a chi legge che sia possibile poter avere un giusto processo in un Paese dove se denunci un illecito all’autorità preposta questa nega che sia avvenuto (SENZA INDAGARE), mentre si fa certificare i conti dalla stessa Società che li certifica anche all’accusata dell’illecito, ed il Tribunale nel frattempo impiega cinque anni ad archiviare per prescrizione, senza però considerare reati poi palesatisi contro i medesimi soggetti in altro procedimento, considerato poi che qualcuno (lo stesso Stato, Banca Centrale della Repubblica di San Marino o chi per loro) falsifica il Bollettino Ufficiale dove si tratta lo stato passivo di chi si è assunto ogni responsabilità?

Parrebbe inoltre che chi ha subito quanto descritto possa essere considerata Non Performing Loan da vendere al miglior offerente?

Ai cittadini sammarinesi e alla Giustizia in senso lato l’elementare sentenza.

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