Ilva: Napolitano firma il decreto, verso la guerra tra poteri

4 DIC – Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato il decreto legge trasmesso dalla presidenza del Consiglio. Il testo che contiene “disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale” consente allo stabilimento Ilva di Taranto di continuare a produrre con uno stretto monitoraggio sulle emissioni nocive.

Il decreto prevede che il ministro dell’Ambiente possa “autorizzare, in sede di riesame dell’autorizzazione integrata ambientale, la prosecuzione dell’attività produttiva per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi”. L’indicazione temporale è una novità rispetto al decreto legge del governo in cui non si faceva riferimento a scadenze.

Secondo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si rafforzano le norme per imporre il risanamento ambientale alle industrie più inquinanti, estendendo il “modello Ilva” a tutti i casi di emergenza ecologica e sanitaria, come prevede il testo finale del decreto “salva-Taranto” firmato dal presidente della Repubblica.

La funzione legislativa crea interferenze con l’ordine giudiziario: e, soprattutto, il decreto legge del governo per l’Ilva di Taranto non difende il diritto alla salute e mette in discussione le perizie epidemiologiche e chimiche che sono state affrontate nell’incidente probatorio.

E’ la tesi prevalente negli ambienti giudiziari tarantini che non intendono fare passi indietro.  La ‘guerra’ è quindi ormai aperta: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato il decreto legge ed i magistrati si apprestano ad aprire di fatto un contenzioso senza precedenti.

“La questione è complicata”, ammette il procuratore di Taranto, Franco Sebastio, che sulla faccenda non si sbilancia. Secondo quanto trapela, però, la procura ionica sta valutando le due possibili vie: una è chiedere al giudice che sia proposta una questione di legittimità costituzionale del decreto, l’altra è sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto.

Condividi