Lettera aperta a Silvio

Caro Silvio,
nel prevedibile bailamme scatenato dalla tua nuova discesa in campo, io, che ti sono amico da sempre, non mi schiero in uno dei due principali correntoni del “Sì‘’ o del “No” ad ogni costo.
Provo a ragionare.
Avere successo duraturo in politica è inafferrabile per chiunque.
Avere successo duraturo nell’impresa è più facile, pur in mezzo ai tanti problemi quotidiani.
Saresti uno sprovveduto se non avessi tesaurizzato, almeno in piccola parte, l’esperienza vissuta.
Vorresti salvare il Pdl dalla marginalità dissolutiva verso cui si sta avviando.
Come darti torto, essendo tua l’invenzione?
Rispetto al 1994, è cambiato tutto.
L’Italia, l’Europa, il mondo.
Tornare allo spirito della rivoluzione liberale che ci coinvolse in quell’epoca ormai storica, ma non storicizzata, sa di vedovile nostalgia.
La bravissima Alessandra Ghisleri, che in una recente intervista al Corriere si è – a ragione – vantata di non dare ”sòle”, ti ha disegnato un quadro attendibile della situazione.
Vai pure, caro Cavaliere, dove ti porta il cuore, e qualcos’altro…
Per motivi anagrafici, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, sarà la tua ultima volta.
Non attenderti molto da un mondo che ha fretta di archiviare se stesso.
Magari per gioco., o per autoironia, prova a chiederti:”Ma io che ci faccio qui?”. È la psicoterapia dei poveri. Anche gli straricchi come te possono usarla.
Silvio, detto proprio tra noi, senza alcuno che ascolti: come fai ad andare d’accordo con Mariuccio?
A me sta terribilmente sui coglioni!
Ti voglio bene.
guglielmo donnini

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