Caso Gregoretti, Senaldi: ecco perché anche Conte deve andare a processo

di Pietro Senaldi – Finché c’ è ingiustizia, c’ è speranza. Grillini e piddini si aggrappano alla richiesta d’ autorizzazione a procedere contro Salvini relativa al caso Gregoretti per fermare l’ ascesa del centrodestra e liberarsi del suo leader per via giudiziaria. Il 20 gennaio il Senato deciderà se mandare a processo l’ ex ministro degli Interni per sequestro di persona per aver trattenuto qualche giorno a bordo circa 160 profughi salvati nelle acque internazionali dalla nostra Guardia Costiera.

La vicenda è analoga a quella della Diciotti, per la quale in Senato M5S si oppose all’ incriminazione, ma al tempo la Lega era un alleato di governo. Oggi Di Maio ha già annunciato che voterà per spedire l’ ex collega vicepremier davanti al giudice, aggiungendo di augurarsi che Matteo lì possa dimostrare la propria innocenza. Che ipocrisia, il leader grillino vuol far passare uno sgambetto – Salvini rischia quindici anni di carcere – per un mezzo favore. Come se un giudizio non avesse costi economici, politici, psicologici, tattici e umani anche per chi viene poi riconosciuto non colpevole.

È l’ aspetto giustizialista e persecutorio dei grillini, il più odioso tra i tanti, che li porta a teorizzare la bestialità giuridica per cui è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza e non l’ accusa a dover provare le responsabilità di chi porta alla sbarra.

Ma l’ipocrisia più grande è che, per giustificare la propria inversione di rotta, i cinquestelle fingono di essere estranei al caso. La tesi è pirotecnica: nella vicenda Diciotti – sostengono i grillini – Salvini condivise la decisione di vietare lo sbarco con tutto il governo, e infatti Conte, Di Maio e Toninelli si autoaccusarono insieme a lui; con la Gregoretti invece l’ ex ministro agì di testa sua, pertanto lo processiamo, anche perché non c’ era più necessità di trattenere i migranti a bordo, visto che l’ Europa aveva dato disponibilità ad accoglierne una parte.

Palle. Il reato contestato è il medesimo in entrambi i casi. Lo sbarco dalla Gregoretti poi venne impedito finché gli Stati Ue non passarono da una generica disponibilità all’ accoglienza a uno specifico impegno sulla redistribuzione dei profughi, ottenuto il quale, fu dato il via libera alla discesa a terra. Ma la bugia più grande è che Conte e i ministri grillini fossero ignari o contrari alle scelte di Salvini. La nave era ormeggiata in bella vista, tra Viminale, Palazzo Chigi e istituzioni europee ci furono diverse contatti e premier e vicepremier grillini non sconfessarono mai l’ operato del leader leghista.

TUTTO PER INTERESSI POLITICI
Quanto a Conte, come premier egli era secondo la Costituzione primus inter pares e responsabile dell’ indirizzo della politica governativa, anche di quella migratoria. Delle due l’ una, o era un fantoccio, e perciò colpevole, oppure condivideva, e , visto il grado superiore, è più responsabile di Salvini. Se passando dalla Lega al Pd il professore di Volturara Appula e l’ enfant prodige di Pomigliano d’ Arco hanno cambiato idea sull’ accoglienza, dopo aver mandato a processo il leader leghista dovrebbero chiedere di essere processati anche loro, come fecero nel caso Diciotti.

Non accadrà, perché questa vicenda ha unicamente risvolti politici, e non solo nelle aule del Senato, ma ahimè anche in quelle giudiziarie. Palazzo Madama discuterà l’ autorizzazione a procedere il 20 gennaio, una settimana prima del voto in Emilia-Romagna e Calabria.

Dem e grillini sono persuasi di danneggiare il centrodestra mandando alla sbarra Salvini a ridosso del voto, ma la mossa potrebbe rivelarsi un terribile autogol. In un periodo in cui non si parla più di profughi, la sinistra rispolvera il cavallo di battaglia del leader leghista per farne il martire della lotta all’ immigrazione clandestina. Di Maio, tradendo l’ ex collega, pensa di puntellare il governo e tamponare l’ emorragia di voti, parandosi il fianco sinistro dall’ attacco delle sardine. Illuso.

Ultimo capitolo della farsa, il caso Ocean Viking, imbarcazione della Ong Open Arms alla quale il governo giallorosso impedì lo sbarco per una decina di giorni. Si era a ridosso delle elezioni in Umbria e, per cercare di battere Salvini, la sinistra reputò più utile scimmiottarlo anziché essere coerente alle proprie prediche. Malgrado il sacrificio dei migranti, M5S e Pd persero, perché l’ originale è sempre meglio della copia e l’ opportunismo smaccato non produce mai gli effetti sperati. Ma questo è un problema che i grillini hanno da tempo, ed è alla base del loro tracollo di consensi.

Come lo è stato, prima, per il Pd. Quel che è certo è che nessuno processerà la ministra Lamorgese né Conte per aver tenuto a bagnomaria i migranti della Open Arms, e non solo a causa del fatto che la nave non è italiana.

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