“Telefonate tra Carola, parlamentari Pd e Procura”

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“La politica conta nulla, la politica la fanno i giudici. Ad Agrigento prima il Pm fa il duro e arresta Carola Rackete, ma il gip usa il guanto di velluto e la rimette in libertà. Poi il prefetto espelle Carola e il pm usa il velluto e dice che non è possibile. Tutti d’accordo per non far nulla”.

A parlare è il forzista Enrico Costa che si confida con Augusto Minzolini, il quale riporta tutto nel suo articolo su Il Giornale. Poi l’accusa più pesante: “Tra le telefonate tra Carola, i parlamentari del Pd e la Procura c’è da pensare che i tempi siano stati studiati per trovare di turno proprio quel gip(Alessandra Vella), insinua l’azzurro Piergiorgio Cortelazzo.



Il centrodestra è in fibrillazione sul tema giustizia e politica. “Ci vorrebbe un esame comparato tra i casini del Csm e la procura di Agrigento: visto che Carola ha riavuto la libertà per la politica, il pm dovrebbe avere il coraggio di incriminare i finanzieri” spiega il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, a Minzolini.

Una sfida che però non convince l’ex ministro dell’Interno, Marco Minniti, continua Minzo. “Le leggi su questi temi non servono: Salvini può fare pure cento decreti, ma con in ballo le organizzazioni umanitarie e il diritto internazionale, il giudice dà l’interpretazione che vuole. L’unica strada è il codice di comportamento concordato con le Ong. Né il ministro dell’Interno può ritagliarsi un ruolo alternativo alla magistratura: così il sistema salta! Salvini dovrebbe parlare senza proclami ma solo con gli atti, come un certo Minniti“.

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