Giornalismo: dopo la carta di Roma, arriva quella di Assisi

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Presentata e firmata nella sede della Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana), la “Carta di Assisi”, il primo manifesto internazionale “contro i muri mediatici e l’uso delle parole come pietre“. Un evento, che vede coinvolti giornalisti, associazioni, religiosi, intellettuali e semplici cittadini, a salvaguardia della ”buona informazione” (chi ha deciso quale sarebbe la cosiddetta ‘buona informazione’?, ndr) e del linguaggio improntato al rispetto, alla veridicità e alla responsabilità.

“Per la prima volta nella storia del nostro Paese – ha commentato padre Enzo Fortunato, il direttore della Sala stampa del Sacro convento di Assisi – i rappresentanti delle tre fedi monoteiste sottoscriveranno questo protocollo deontologico. Un decalogo di principi teso a contrastare il pericoloso diffondersi dei discorsi d’odio nella comunicazione. Dire no all’imbarbarimento del dibattito pubblico e mettere in rete fra loro tutte le voci che vogliono fermare questa spirale di violenza”.



Nell’occasione sarà presentato il volume “Carta di Assisi. Le parole non sono pietre”, edizione San Paolo, con il decalogo e il commento di esponenti del mondo dell’informazione.

“La carta di Assisi – ha affermato il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti – unisce le differenze. È un documento che coinvolge, non solo i giornalisti, ma uomini e donne della società civile che non intende assistere all’inquinamento delle coscienze. Un’azione quotidiana contro l’innalzamento dei muri”.(ANSAmed).

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Carta di Assisi

  1. L’ostilità è una barriera che ostacola la comprensione. Nel rispetto del diritto-dovere di cronaca e delle persone occorre comprendere.
    Scriviamo degli altri quello che vorremmo fosse scritto di noi.
  2.  Una informazione corretta lo è sempre, sono la fiducia e la lealtà a costruire una relazione onesta con il pubblico.
    Non temiamo di dare una rettifica quando ci accorgiamo di aver sbagliato.
  3. Difendiamo la nostra dignità di persone, ma anche quella altrui, fatta di diversità e differenze. Tutti hanno diritto di parlare e di essere visibili. 
    Diamo voce ai più deboli.
  4. Costruiamo le opinioni sui fatti e quando comunichiamo rispettiamo i valori dei dati per una informazione completa e corretta. Dietro le cifre ci sono gli esseri umani.
    Impariamo il bene di dare i numeri giusti.
  5. Se male utilizzate, le parole possono ferire e uccidere. Ridiamo il primato alla coscienza: cancelliamo la violenza dai nostri siti e blog, denunciamo gli squadristi da tastiera e impegniamoci a sanare i conflitti.
    Le parole sono pietre, usiamole per costruire ponti.
  6. Facciamoci portavoce di chi ha sete di verità, di pace e di giustizia sociale.
    Quando un cronista è minacciato da criminalità e mafie, non lasciamolo solo, riprendiamo con lui il suo viaggio.
    Diventiamo scorta mediatica della verità.
  7. Con il nostro lavoro possiamo illuminare le periferie del mondo e dello spirito. Una missione ben più gratificante della luce dei riflettori sulle nostre persone.
    Non pensiamo di essere il centro del mondo.
  8. Internet è rivoluzione, ma quello che comunichiamo è rivelazione di ciò che siamo. Il nostro profilo sia autentico e trasparente.
    Il web è un bene prezioso: viviamolo anche come bene comune.
  9. La società non è un groviglio di fili, ma una rete fatta di persone: una comunità in cui riconoscersi fratelli e sorelle. Il pluralismo politico, culturale, religioso è un valore fondamentale.
    Connettiamo le persone.
  10. San Francesco d’Assisi operò una rivoluzione, portare la buona notizia nelle piazze; anche oggi una rivoluzione ci attende nelle nuove agorà della Rete.
    Diamo corpo alla notizia, portiamola nelle piazze digitali.



   

 

 



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