Bologna: presidente Ordine dei medici denuncia il procuratore capo

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Il presidente dell’Ordine dei medici di Bologna Giancarlo Pizza ha denunciato il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato e il pm Flavio Lazzarini alla Procura di Ancona, distretto competente per eventuali reati commessi da magistrati del capoluogo felsineo.

Il Fatto – – Nelle settimane scorse i carabinieri, su delega della Procura, hanno identificato e chiesto l’elezione di domicilio con l’ipotesi, provvisoria, di abuso di ufficio in concorso di 9 componenti della commissione disciplinare che a novembre decise la radiazione dall’Ordine dei medici di Bologna dell’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi (anche lui medico). Venturi aveva adottato una delibera che consentiva la presenza a bordo delle ambulanze dei soli infermieri specializzati, senza cioè i medici. Nessun addebito, invece, è stato sollevato dai magistrati per i tre componenti che in commissione si erano espressi contro la radiazione. Per i medici bolognesi l’assessore-medico avrebbe calpestato la deontologia professionale.



Tra i 9 indagati non c’è il presidente dell’Ordine dei medici Pizza che non era presente nella seduta ma che ha letto come un ‘debordare’ dalle proprie funzioni l’azione della Procura. Gli interrogatori degli indagati sono iniziati l’11 aprile sentendo il dottor Salvatore Lumia. Così Pizza in difesa delle prerogative dell’Ordine, con l’assistenza dell’avvocato Giovanni Di Buono ha presentato una denuncia-querela ad Ancona.

“Pur avendo prestato la più ampia e incondizionata disponibilità rispetto alle richieste della Procura”, scrivono i medici in un comunicato, “ben oltre ogni dovere di collaborazione istituzionale” l’Ordine “constata con rammarico che le indagini, dichiaratamente esplorative” sono “confluite nella formulazione di ipotesi di reato, quali l’abuso di ufficio, inimmaginabili e certo non attribuibili a membri della Commissione disciplinare per il doveroso esercizio delle proprie funzioni”. Cioè la Procura, secondo l’Ordine, non ha seguito i dovuti canali istituzionali, disapplicando le norme a riguardo che prevedono, nel caso in cui un provvedimento disciplinare venga ritenuto inadeguato o illegittimo, di ricorrere alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, l’organo disciplinare di appello. La Procura doveva intervenire in quella sede e non con il maglio di un’indagine penale, dicono i medici, che cade sulle teste di chi è intervenuto a difesa della deontologia professionale. L’indagine porta tutte le sue conseguenze e “si pone un problema di condizionamento oggettivo circa l’instaurazione di un ‘naturale’ contraddittorio, sia a livello partecipativo che decisorio, con una formulata ipotesi di reato pendente quale ineludibile convitato di pietra”.

Uno scontro durissimo quello tra Ordine dei medici e procura della Repubblica bolognese. Per la radiazione del suo assessore la Regione Emilia Romagna ha anche presentato ricorso alla Corte costituzionale.

Ma la querelle medici a bordo delle ambulanze o meno si è articolata in modi diversi a seconda della regione, da nord a sud.

Paradossalmente sembra però che il motivo di questa sostituzione, gli infermieri al posto dei medici, non sia determinata dal costo di questi ultimi (il pronto soccorso 118 costa l’1,7% della spesa sanitaria complessiva, una cifra ridicola per interventi “salvavita” o urgenti) ma dall’esigenza degli ospedali di essere sempre in sovraffollamento. Proprio in coincidenza della radiazione di Venturi intervistammo con Affaritaliani un medico esperto del settore che per motivi comprensibili (“se esce il mio nome ho smesso di lavorare”, ci disse) raccontò cosa a suo dire ci stava sotto. Per ogni accesso che facciamo in ospedale la struttura costa di più e il sistema incassa più denaro dagli enti erogatori. Così facendo la struttura sanitaria regionale è costretta a pianificare per i contribuenti politiche sempre più costose, dal punto di vista delle spese sanitarie. “Si è notato che il medico d’ambulanza diagnostica un trattamento nell’immediatezza e nel 30-40% dei casi cura il paziente lasciandolo a casa”, spiegò il medico. Quindi il paziente non va in ospedale. “A buon senso sembra un’ottima cosa ma non per i sistemi sanitari che così facendo incassano meno. Se non porti i pazienti come fanno? I sistemi sanitari devono ospedalizzare più possibile e più ospedalizzano più incassano, quindi più c’è emergenza più guadagnano, con una spesa sanitaria che cresce sempre più. E’ un circuito che si autoalimenta e che è difficile da fermare”.

Con questo scenario lo scontro bolognese appare più che significativo anche a fronte di un dibattito ancora aperto e gravido di insidie.

Antonio Amorosi – –  www.affaritaliani.it



   

 

 



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