Kenya, crocevia del traffico di esseri umani e dell’espianto di organi

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Africa Express  – – – Franco Nofori

Lo rivela il DCI (Directorate of Criminal Investigation) di Nairobi che alcuni giorni fa ha bloccato un veicolo che trasportava otto cittadini, eritrei tra i diciassette e i trentun anni, destinati al mercato asiatico di esseri umani. Il mezzo è stato bloccato in una remota zona del samburuland, nei pressi di Wamba, nel distretto di Isiolo. L’operazione ha portato all’arresto di tre trafficanti che gestivano l’indegno business: Alhabass Ali, Abdi Hassan, and Ibrahim Adan, mentre un quarto complice è riuscito a dileguarsi. L’azione della polizia keniana è stata resa possibile grazie ad una soffiata, conseguente a un precedente evento verificatisi a Kakamega, dove venivano liberate trentotto donne di età tra i diciannove e i quarantacinque anni.

Con questi arresti, il Kenya si riconferma come un nevralgico punto di smistamento del traffico internazionale di esseri umani che hanno come destinazione il mercato asiatico e quello di alcuni opulenti Paesi mediorientali, dove il carico scoperto a Kakamega era appunto diretto e la cui organizzatrice era una donna africana di trentatré anni (di cui non è stato rivelato il nome) che è stata arrestata nel corso dell’operazione. Il miraggio e la promessa di una vita agiata, che quasi mai si realizza nella realtà, induce uomini e donne, oggetto di questo commercio, ad affidarsi a criminali senza scrupoli che non raramente li assoggetteranno poi ad una vera e propria forma di schiavitù, esercitata attraverso ricatti e intimidazioni.

Un’altra delle raccapriccianti conseguenze di questa tratta, è che essa – soprattutto a danno degli elementi più giovani – alimenta anche il lucroso traffico di organi, destinati a vari Paesi in cui corruzione e normative carenti, ne favoriscono l’attuazione. Le povere nazioni africane, asiatiche e sud americane, rappresentano le principali fonti di questa merce umana. Gli organi più richiesti dall’illecito mercato sono il fegato e il rene, che possono essere rispettivamente venduti a 43 mila e 85 mila euro. Secondo i dati forniti dall’agenzia delle Nazioni Unite IOM (International Organization for Migration), solo nel gennaio scorso, sono stati eseguiti nel mondo, ben 91 mila trapianti illegali.

I prezzi degli organi, nel mercato nero, hanno tuttavia un’estrema flessibilità, misurata sull’urgenza e sulle condizioni economiche del compratore e si possono anche raggiungere i 200 mila euro per un rene. Naturalmente, ben poco di queste somme resterà nelle tasche del donatore, quando questi non venga addirittura ucciso per procurarsi gli organi necessari senza dover erogare alcun compenso. La battaglia contro questo traffico è certamente impari, perché si scontra con la disperata urgenza del richiedente – che vedendo a rischio la propria vita è pronto a tutto – ed è aggravata anche dal fatto che alcuni Paesi, consentono o tollerano, la vendita di organi tra privati.

Il primo a farlo è stato il piccolo e fiorente stato di Singapore, ma in quanto a fornitori, c’è anche la Cina che preleva forzatamente organi ai propri carcerati, senza il loro consenso. Fino ad ora, malgrado l’incessante opera di organismi internazionali e di vari NGO, il traffico di esseri umani e di organi destinati al trapianto, in luogo di ridursi continua vertiginosamente a crescere. L’unica soluzione sarebbe debellare la povertà che affligge una larga parte del pianeta, ma questo è un ben altro discorso con migliaia d’implicazioni, difficilmente sintetizzabili nelle poche righe di un articolo.

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