Aquarius, le invettive dei ‘buonisti’ convinti di essere al di sopra delle leggi

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di Gian Micalessin

Msf è un fiume in piena. Dopo aver realizzato che nessun nazione, manco la neutrale Svizzera, concede più il diritto di issare la propria bandiera sull’Aquarius spara a zero contro l’Italia, l’Europa e il mondo.

Ma le sue invettive sono un classico caso di delirio generato dalla fine dell’onnipotenza. L’organizzazione si era convinta di esser al di sopra delle leggi e del diritto internazionale. Sputava in faccia a Marco Minniti che pretendeva di far salire le forze dell’ordine sulle sue imbarcazioni portandosi dietro l’arma di ordinanza. Accusava Matteo Salvini, colpevole di averla bandita dai porti italiani, di volere lo «smantellamento del sistema di ricerca e soccorso». Sbraitava contro i pm colpevoli di indagare sull’abitudine di smaltire come banale spazzatura i rifiuti sanitari infetti. Un’abitudine che porterebbe direttamente in galera qualsiasi operatore privato della sanità.

Msf e il resto della flotta pseudo-umanitaria erano convinti, insomma di poter far tutto in virtù della forse apprezzabile, ma non richiesta, disponibilità a ripescare i migranti. Ovviamente non si ponevano il problema d’essersi messi al servizio dei trafficanti di uomini che, grazie a loro, vendevano non solo un biglietto per le coste italiche, ma anche una sicurezza assolutamente presunta. Talmente presunta che nel 2016 nel Canale di Sicilia si contarono 5mila morti, la più grande mattanza registrata. Ma a Msf e alle altre Ong quei morti interessavano poco. Erano solo vittime collaterali di una missione che dietro la scusa umanitaria nascondeva obbiettivi politici più importanti. Imbarcando i migranti partiti dalla Libia, Msf e compagni rivendicavano il diritto di chiunque a sbarcare in Europa indipendentemente dai motivi. Il fine ultimo non era salvare delle vite, bensì cambiare la legislazione in Italia ed Europa estendendo a chiunque quel diritto all’asilo riconosciuto oggi dalla Convenzione di Ginevra solo a chi fugge da guerre e carestie.

Questa ambiziosa, ma occulta finalità politica è la principale causa della loro sconfitta. L’Italia di Minniti e di Salvini, la magistratura, gli Stati che negano una bandiera all’Aquarius, non condannano la loro presunta voglia di far del bene, ma il tentativo di usare quell’attività per infrangere il diritto internazionale comportandosi alla stregua di un’organizzazione, se non illegale, quanto meno pericolosa. Anche perché l’infrangere il diritto internazionale e la sovranità equivale a infrangere i diritti di un numero di cittadini assai superiore rispetto a quello dei migranti traghettati in barba alle leggi.

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