Calabria, nel centro per tartarughe marine è vietato l’ingresso ai “fascisti”

Contro il fascismo ci vanno tutti. Ormai è l’occidentaliskarma della situazione.

di Emanuele Ricucci

Anche se, alla luce della fine di Fini, della morte antica di Mussolini, delle litigate tra leader bambini, dello spegnimento della Fiamma, dell’avanzamento della Balena Bianca 2.0, non si capisce bene cosa significhi, oggigiorno, fascismo. Figuriamoci se possa essere possibile inquadrare il fascista, cioè il praticante di fascismo. Così, la parolina magica sciacqua coscienza civica, crediamo possa essere associata ad ogni individuo capace di brutalità, dal rovinare un sonnellino pomeridiano, a considerare fuori luogo Saviano.

E allora parte il gioco. Indovinare cosa sia un fascista nel 2017. Nel dubbio etimologico ed etico post-moderno, si respira l’aria della sagra delle pinzellacchere: se canta, se balla, se beve e se dice mannaggia ar fascismo. Così tanto per…Tanto per giustificare una propria posizione sociologica, per intraprendere un’avventura speleologica, lontana da ogni forma culturale, coscienza e pensiero critico, finanche filosofico e storico. Per regalarsi il patentino della bravità, cioè la condizione di essere bravi, degni di nota, mai sopra le righe, perfettamente in linea con il gusto della contemporaneità; per essere ottima massa. Come il the Infrè, che è buono qui, ed è buono lì.

Nel frattempo che Treccani dia un significato universalmente rinnovato ai nuovi quattrogatti, c’è qualcun altro che si aggiunge al gioco, iniziato, ormai, tempo fa. Passato per le mani della stampa, della politica, degli indignati, dei pentastellati, degli Sgarbi incazzati. Fascista, una parola dentifricio. Oggi vuota, ieri piena, che serve comunque per lavarsi i denti e mordere di conformismo.

Nel frattempo c’è qualcun altro che si aggiunge al gioco. E scatta la domanda, che serve sicuramente a renderlo più interessante: cosa c’entrano le pacifiche creature del mare, le splendide tartarughe marine, con il fascismo? La risposta è semplice. Un piffero. Eppure, a giudicare da alcuni “veri calabresi” – come si definiscono essi stessi -, le testuggini con il fascismo hanno a che fare eccome. Le testuggini, in Calabria, combattono il fascismo, o meglio, i fascisti. O meglio: chi si prende cura delle tartarughe combatte il fascismo, ma non tutti, solo alcuni.

Marò – in senso di Madonna, ndr; no, tranquilli, non i Marò -, che confusione. Nella demenziale portata della guerra delle etichette, tanto cara all’onda d’indignazione onanistica nazionalpopolare, si scatena una “fiera” repressione al fascista nelle strutture calabresi del Centro Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone, località in provincia di Reggio Calabria. Ragazzi, per altro, impegnati in un’attività importante, assolutamente dignitosa e costruttiva come quella del recupero, della liberazione e della cura delle tartarughe marine. Qualche ora fa, sul proprio profilo Facebook, appare questo post, foto e commento: “Ebbene, da bravi calabresi… anche noi applichiamo delle restrizioni nella nostra struttura”. A cosa si riferivano? Alla foto di un cartello che recita: “in questa struttura è vietato l’ingresso a: razzisti, omofobi, fascisti”, firmato “Centro Recupero tartarughe marine di Brancaleone”.

Il post, di cui abbiamo degli screenshot, è stato prontamente cancellato.

In ogni caso, non si sa bene perché, non si sa come mai sia nata questa “vicenda”. Cosa c’entra il fatto di essere calabresi con questa storia? Cosa significa “Ebbene, da bravi calabresi… anche noi applichiamo delle restrizioni nella nostra struttura”? Cosa c’entra la lodevole attività del centro con i fascisti? I fascisti. Va bene che i fascisti sono di terra, d’aria e anche di mare, ma non è che uccidano le tartarughe per forza. Che forse sia un chiaro segnale a quelli di Casa Pound, che della tartaruga hanno fatto emblema? Gli stessi a cui ormai viene imputato di tutto. E soprattutto: come faranno i ragazzi del centro a giudicare chi è fascista e chi non lo è? Forse uno tatuato, con i Rayban neri o con i capelli rasati? Ma non avevamo detto di essere migliori? Migliori di prima, migliori di sempre.

Qualcun altro aveva parlato di libertà assoluta, di concreta emancipazione del comparto uomo, come settore del progresso, non come fulcro irrinunciabile; come parte, sempre più piccola parte. Talmente emancipato, quest’uomo, da non ripetere gli errori del passato, da non commettere orrori presenti, da aver elevato il proprio status civile e culturale, orsù dunque lontani anni luce dallo stereotipismo e dal pregiudizio, fino ad assurgere celestialmente ed essere mitologico, metà uomo, metà tolleranza. Talmente emancipato da aver rifiutato, rinnegato, certi patti col passato. Per poi ricaderci costantemente per mancanza di fantasia nel presente. Talmente carente di fantasia che anche le tartarughe ascendono all’Olimpo dell’antifascismo.

Continuano le domande. E se un fascista avesse un’anima, o una specie di cuore, magari fosse amante delle tartarughe marine e del loro mondo e, pertanto, volesse frequentare quel centro? E come si potrà riconoscerlo, con un body scan o cantandogli gli Inti-Illimani e guardando la reazione spontanea? E se quel fascista, ma guarda tu il mondo che palle, fosse già tra loro? Che so, uno che ha votato Fratelli d’Italia, o magari Forza Italia, ma nel ’91 aveva la tessera del MSI perché papà, spazzino, ce l’aveva pure lui, ma poi s’è pentito, e non è entrato in AN, preferendo la veracità della FIAMMA TRICOLORE di Pino Rauti? Sì perché il vero gioco sta qui, sta in questo. Fascista, oltre la storia, che caspita significa?

Io sono un parruccone, maleducone. Amen. Mannaggia le parole.

NB Riportiamo integralmente, di seguito, il commento pubblicato sulla pagina Facebook del Centro, in merito all’accaduto di ieri:

“Ci sentiamo in dovere di esprimere un chiarimento riguardante il post da noi pubblicato nella giornata di ieri sulla nostra pagina. Il post riportava la foto di un cartello con la dicitura “In questa struttura è vietato l’ingresso a Razzisti, Omofobi e Fascisti”. L’idea è nata in parte ironicamente sulla scia dello spiacevole episodio del B&b di Capo Vaticano, ma anche voluta in seguito a “particolari” discorsi e atteggiamenti di alcuni visitatori in sala vasche e di pesanti minacce verbali subite da dichiarati fascisti, all’interno del nostro ospedale delle tartarughe. Il post, in maniera alquanto scherzosa, con emoticon ridenti, voleva semplicemente ricordare a tutti che l’apologia al fascismo è un vero e proprio REATO. Pensavamo che, siccome ormai lo sanno anche i bambini, fosse una cosa ovvia. Invece siamo rimasti sorpresi, non aspettandoci una tale reazione negativa, soprattutto sui social ma non solo, visto che subito dopo il post abbiamo, ancora e ripetutamente, subito minacce molto serie da alcune persone, persino da gente che ha telefonato al Comune intimando di denunciarci (ma denunciare per cosa, visto che il fascismo è reato?). Per cui, per salvaguardare l’incolumità del personale che lavora al Centro, gli stagisti e i volontari, siamo stati costretti a cancellare il contenuto, spiegandone poi le motivazioni.
Grazie a questo episodio però, abbiamo capito la vera natura delle persone, e vogliamo ricordare che noi siamo contro ogni forma di violenza, di incitazione all’odio, di intolleranza, di discriminazione razziale e sessuale, e di apologie varie. Ci scusiamo se abbiamo urtato la sensibilità di qualcuno, ma da oggi, all’interno del Centro di Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone sono state installate telecamere con microfono, e chiunque farà apologia a vari movimenti di destra estrema sarà denunciato

Emanuele Ricucci blog

 



   

 

 

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