Quello che i media italiani non dicono: un trend Trump che fa paura

 

trump

di GianMarco Landi

I sondaggi pro Hillary fatti dai media prezzolati e propinati in dosi massicce finanche in Europa, non contano nulla, servono solo ad esorcizzare un presunto pericolo e gettare fumo negli occhi di chi non capisce di cosa si parla. Quando si fanno le presidenziali Usa non si fa una competizione che premia chi ha avuto più consenso durante l’anno e neanche chi prenderà più voti, ma chi prenderà più punti, cioè chi prenderà più punti attribuiti ad ogni Stato, con il meccanismo the winner take all (chi vince prende tutto). Per diventare presidente occorrono 270 punti, ed ogni stato ha un suo numero di ‘punti’. La strategia dei finti sondaggi gonfiati quindi è semplicemente strumentale ad evitare che la campagna, fatta a suon di centinaia di milioni di dollari e di media che si sbilanciano per l’uno e o per l’altro candidato, ma che è sciocco spendere qualora il proprio candidato fosse già battuto, prendesse un trend in favore del ‘pericoloso’ Trump, un candidato fastidiosissimo per i politici, tanto è vero che a sorpresa ne ha fatti fuori 13 alle primarie, quasi tutti pesantissimi e provvisti di staff espertissimi.

I sondaggi di questa settimana su due stati cruciali, dicono che la strategia del risultato già scritto si è esaurita, perchè la battaglia non solo non è chiusa per niente, ma ha preso un TREND for TRUMP ! In Emilia, a casa mia, non si parlerebbe di trend ma per capirci meglio di ruzzola, cioè di un oggetto che inizia a scendere in discesa da un colle dell’Appennino in un modo che è poi impossibile fermare. Trump ha preso una bella ruzzola perchè in due swing state importanti e dati alla vigilia alla Clinton, cioè la pesantissima Florida (29 voti) e il rappresentativo l’Ohio (20 voti), uno stato i cui risultati tendenzialmente si avvicinano a quelli nazionali, lui è in vantaggio. Chi capisce di elezioni Usa sa quindi che la partita è molto più che aperta, anzi, lo storico dice che chi vince in questi due stati molto difficilmente perde (forse non è mai successo).

Si, certo, non è solo questione di sondaggi gonfiati il favore alla vigilia per Hillary, perchè la signora Clinton si presentava con tanti soldi e con circa 17 milioni di voti alle primarie, mentre il neofita Trump con 13 milioni e mezzo di voti, e sebbene con tanti soldi di suo e l’industria delle armi dietro, senza il favore delle grandi Banche e dei grandi Media. Hillary inoltre si presentava con una California (55 voti) New York (29 voti) e Illinois (20 voti) blindati (perchè stati democratici definiti blu states), e perciò la strada per arrivare a 270 punti sembrava per lei già spianata. Ma l’America è molto grande, varia e complessa, e non si fa influenzare solo da New York (finanza) o Los Angeles (cinema e musica), come il resto del Mondo, che pensa ad un’America ridotta tutta a New York o alla California. Io ho visto due dei tre faccia a faccia con l’interesse con cui di notte, ormai da anni mi gusto le finali NBA, e vi dico che Hillary ha sbagliato la campagna e può perdere questi ‘play off’.

La Clinton non prenderà un voto repubblicano e molte chance che poteva avere di prenderne molti, perchè a tutto l’establishment il cavallo matto Trump non piace, l’ha dilapidate con più di qualche stitica parolina troppo radical chic sul 2° emendamento e sull’aborto al 9° mese, argomenti che forse gli motiveranno i suoi elettori e quelli di Sanders (che non la sopportano) ma che hanno aperto il prato del voto repubblicano al toro repubblicano, il quale a prescindere dalle logiche dell’apparato politico repubblicano che in quota porta lo soffre e lo teme, se prenderà i voti storici rossi molto facilmente.

Il magnate vincerà in Texas (38 voti) e in quei 12-13 stati campagnoli (red states), dall’Idaho, Utah, Kansas etc.. fino alla Georgia, che danno ognuno dai 4 ‘punti’ a i 9 voti l’uno, e che non solo ripianano il bottino di vantaggio dei 3 grandi blu states già di Hillary prima di partire, ma daranno forza e credibilità a Trump negli stati attorno ai grandi laghi dove si giocherà la partita reale, con qualche testa a testa di quelli leggendari. Se Trump passasse in Florida (dove questa settimana ha speso cifre esorbitanti facendo vedere che fa veramente sul serio) e Ohio come ora sembra, potrebbe prendere un’inerzia inarrestabile fino ad arrivare l’8 di novembre con una ruzzola di quelle paventate ed esorcizzate dai media politicamente corretti.

Hillary sarà anche il candidato più competente, ma per come l’ho vista io in TV e sui social, mi è sembrata la gioiosa macchina da guerra di Occhetto contro Berlusconi: pochi argomenti buoni da mettere sul tavolo e tanta forza di apparato volta ad una demonizzazione dell’avversario. Contro inoltre ha i disastri in politica estera su cui è inutile parlare, la crisi economica che in certe zone ha buttato acredine oltre che su Obama pure su di lei, e il nafta, un grande errore dei democratici forse troppo interessati alla finanza, ai salotti e alle chiacchiere radical chic, ma molto poco pratici quando si tratta di affrontare temi di economia reale che Trum è andato a trattare in maniche di camicia. Negli stati attorno ai grandi laghi, dove molte industrie americane sono andate in crisi e hanno chiuso, Trump, sebbene sia a Nord Ovest, sta cavalcando lo scontento da politico di razza tipo Furia cavallo del West ! Impressionate ! ! ! Inoltre dal 2012 in questi 5 grandi stati attorno ai grandi laghi, tendenzialmente democratici ma spesso in bilico, sono stati eletti a sorpresa governatori repubblicani (tranne che in Pennysilvania), e quindi potrebbe esserci nascosto un trend in atto che nessuno considera, in ragione della crisi sistemica di certi comparti industriali molto forti a livello occupazionale. In ultimo, secondo me la supponenza laicista sull’aborto a 9 mesi in cui Hillary è incappata, potrebbe sortire effetti dirompenti, perchè i cattolici in America sono 1/4 degli americani e quando lo sono, lo sono per davvero. E in tutto questo ‘bidone’ di armi di distruzione di massa dei presuntuosi ‘Democratici chic’ che hanno governato il Mondo negli ultimi 8 anni, c’è pure il pericolo Wikileaks:
se venissero pubblicate le e email dove si provasse come la Clinton avesse preso ordini dalle banche, avesse ammiccato ai golpisti qua e là nel Mondo o avesse intrallazzato con l’Isis, e mail da lei distrutte nella piena consapevolezza di commettere un reato ‘fregando’ l’FBI e i protocolli amministrativi dello Stato, la partita si chiuderebbe con un KO da Madison Square Garden.
Chissà se lassù qualcuno non ci ami !



   

 

 

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