Un viaggio nelle carceri italiane

EURONEWS – Girando per la prigione scorgiamo detenuti piuttosto anziani. Non sappiamo cosa abbiano fatto per essere qui, ma ci domandiamo se la prigione sia davvero il posto adatto a loro.

Il problema è che non ci sono abbastanza strutture per accogliere chi non abbia un alloggio adatto ai domiciliari. E dunque restano in cella. Dice la direttrice Fontana:

Siamo diventati il raccoglitore di tutto quello che non si vuole vedere fuori, quindi tutto quello che non si vuole vedere fuori viene portato in carcere, necessariamente. Quindi i malati psichiatrici, gli anziani, gli indigenti…tutte quelle situazioni un po’ critiche, che poi noi abbiamo difficoltà a gestire perché non è la nostra missione.

Usa: Senzatetto deportati in ghetti, senza permesso di uscita

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Qui la condizione delle carceri francesi – stesso problema >>>

Malgrado alcuni nuovi progetti siano partiti, rinnovare tutto appare arduo, anche se lo Stato spende 3 miliardi all’anno per l’esecuzione della pena.

E nel passato di soldi ne sono stati sprecati anche un bel po’. La prigione di Spinazzola, per esempio, è stata aperta e quasi subito chiusa. E sono stati fatti investimenti fino alla fine, malgrado la prevista chiusura, ci dice Federico Pilagatti, il dirigente sindacale locale del Sappe , uno dei sindacati della polizia penitenziaria:

Erano stati appena spesi oltre 200mila euro per offrire ai detenuti qui presenti tutta una serie di attività che non sono state più poste in essere per la chiusura dell’istituto

700 km più a nord, a Revere, vicino Mantova, ecco un istituto che non hanno neanche finito di costruire. Oggi sta cadendo a pezzi ed è inutilizzabile. Il sindaco di Revere Sergio Faioni ce lo fa visitare:

La costruzione, globalmente, allo stato in cui si trova, è costata circa 2 milioni e 500 mila euro. Purtroppo si tratta naturalmente di un grande sperpero, perché in queste condizioni che non si può utilizzare, è evidente che sono soldi dei contribuenti spesi male, spesi molto male.



   

 

 

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