Banche: la Banca d’Italia ha disciolto Carife salvando i suoi dirigenti

 

Nuova denuncia in procura del Codacons contro palazzo Koch. Carife era socia di Bankitalia e quindi in conflitto di interessi, violata direttiva europea.

carife

Nuova denuncia del Codacons contro Bankitalia. Al centro dell’esposto presentato dal Codacons alle Procure di Roma e Ferrara, i provvedimenti di risoluzione adottati da Palazzo Koch sul caso Carife, che violerebbero le direttive europee a causa della condizione di socio della banca ferrarese all’interno di Banca d’Italia.

Come è noto, infatti, la vecchia Cassa di Risparmio di Ferrara era azionista di Bankitalia per un ammontare di 949 quote che sono passate al nuovo soggetto vigilato (Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara). Si è così creato un regime di doppio conflitto di interessi incrociati, in quanto da un lato il soggetto vigilante (Bankitalia) era di proprietà (pro quota) del soggetto vigilato, mentre dall’altro il soggetto vigilante che ricopre anche la funzione di Autorità di risoluzione ha disposto la messa in stato di risoluzione del soggetto precedentemente vigilato, pur non essendo munito di sufficienti garanzie che garantiscano la sua indipendenza operativa e che per l’effetto evitino conflitti di interesse tra le funzioni di vigilanza e le funzioni di autorità di risoluzione.

Si legge nell’esposto presentato dall’associazione:

Il Tribunale Fallimentare di Ferrara ha dichiarato lo stato di insolvenza della vecchia) Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A., precedentemente messa in stato di risoluzione per effetto delle disposizioni del D.lgs. 180/2015 che assegnano alla Banca d’Italia le funzioni di Autorità di risoluzione. L’assegnazione di tali funzioni vengono assegnate sulla base dell’art. 3 della direttiva 2014/59/UE che al terzo comma stabilisce che “Possono essere autorità di risoluzione le banche centrali nazionali, i ministeri competenti ovvero altre autorità amministrative pubbliche o autorità cui sono conferiti poteri amministrativi pubblici”. Tuttavia, prosegue, la disposizione, “Sono introdotte idonee disposizioni strutturali per garantire indipendenza operativa e per evitare conflitti di interesse tra le funzioni di vigilanza ai sensi del regolamento (UE) n. 575/2013 e della direttiva 2013/36/UE o le altre funzioni dell’autorità in questione e le funzioni di autorità di risoluzione ai sensi della presente direttiva, lasciando impregiudicati gli obblighi di reciproca informazione e cooperazione di cui al paragrafo 4. In particolare, gli Stati membri provvedono a che, in seno alle autorità competenti, banche centrali nazionali, ministeri competenti ovvero altre autorità, vi sia indipendenza operativa tra la funzione di risoluzione e la funzione di vigilanza o altre funzioni dell’autorità in questione”.

Non sembra, a tale proposito, che siano state introdotte disposizioni strutturali che garantiscano indipendenza operativa e che evitino conflitti di interesse tra le funzioni di vigilanza e le funzioni di autorità di risoluzione”.

Per tale motivo il Codacons ha chiesto alle due Procure di aprire una indagine su tale circostanza, accertando l’eventuale violazione delle norme vigenti ed il corretto operato dell’organo vigilante, ossia di Banca d’Italia, anche alla luce della possibile fattispecie di abuso d’ufficio in base all’art. 323 del codice penale. (Codacons)

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