Confimi Emilia: le sanzioni alla Russia hanno fatto chiudere 1000 imprese in Regione

LE SANZIONI ALLA RUSSIA HANNO FATTO CHIUDERE MILLE IMPRESE IN REGIONE – COMUNICATO STAMPA

· L’allarme di Confimi Emilia che chiede all’Europa di fare ogni sforzo diplomatico per superare l’embargo nei confronti di un Paese strategico per l’equilibrio geopolitico e l’economia

· Gorzanelli: “Le sanzioni danneggiano più l’Italia che la Federazione Russa”

· Le proposte dell’associazione delle Pmi per supportare le imprese che hanno perso mercato

Confimi-emilia

Bologna, 4 dicembre 2015 – «Il prossimo 18 dicembre, in occasione del Consiglio europeo, la Ue valuterà la possibilità di estendere per altri sei mesi le sanzioni alla Russia. Per quanto ci riguarda, facciamo nostra la valutazione del presidente dell’Istituto per il commercio estero, Riccardo Monti: le sanzioni danneggiano più Roma che Mosca. Solo per fare un esempio: si stima che in Emilia-Romagna, circa mille imprese abbiamo chiuso per effetto di quelle sanzioni. Non c’è solo l’export, ci sono anche gli investimenti russi in Italia che si sono notevolmente ridotti. Per questo, e in considerazione della mutata situazione geopolitica, chiediamo che vengano rimosse le sanzioni»: lo ha affermato il presidente di Confimi Emilia, Giovanni Gorzanelli, aprendo l’incontro “Opportunità e criticità per l’export in Russia” promosso dall’associazione delle imprese manifatturiere emiliane svoltosi questo pomeriggio all’Hotel Majestic di Bologna.

Una considerazione condivisa dal parlamentare europeo Paolo De Castro: «L’agroalimentare europeo continua a subire più di ogni altro settore gli effetti negativi di una crisi internazionale che non ha provocato – ha evidenziato De Castro –. Dobbiamo lavorare sul fronte diplomatico per evitare un’escalation di misure che non aiuta l’Ucraina e nuoce solo alle produzioni europee, evitando l’estensione dell’embargo a un numero ancora maggiore di prodotti. Le sanzioni alla Russia sono una misura dannosa e controproducente per la nostra economia, una scelta che va rivista anche alla luce di un momento storico in cui è prioritaria la costruzione di un’alleanza ampia contro il terrorismo».

«Gli effetti dell’embargo russo hanno certamente pesato sul nostro agroalimentare, in particolare per quanto riguarda i settori lattiero-caseario, dei salumi e delle carni in genere e naturalmente per l’ortofrutta – ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Simona Caselli –. Sono difficoltà che si sommano a difficoltà, in un mercato caratterizzato da un lato dalla stagnazione dei consumi interni, dall’altro dalla volatilità dei prezzi, dalla sovrapposizione produttiva, dall’accentuata concorrenza internazionale. Il danno, diretto e indiretto, che tali misure hanno avuto sull’economia di un paese come l’Italia e in particolare di una regione come l’Emilia-Romagna, con una forte vocazione all’export per un valore nel solo settore agroalimentare di 5,5 miliardi di euro, è certo. Purtroppo le ultime dichiarazioni in arrivo dalla Russia sono preoccupanti. Se venisse confermata questa volontà all’autarchia per il nostro agroalimentare non resterebbe altra strada che la ricerca di altri mercati».

«Per il solo settore agroalimentare italiano – ha sottolineato Vito Amendolara di Coldiretti – si calcola una contrazione delle esportazioni verso la Russia per circa 250 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti danni indiretti, quali l’affermarsi di alimenti italian sounding prodotti nella Federazione Russa e quelli dovuti alla sovraproduzione che riguardano tutta l’Europa con il conseguente ribasso dei prezzi».

«Il combinato tra sanzioni Ue e blocco delle importazioni da parte russa comporta la perdita di circa 8 milioni di euro al giorno per il sistema industriale italiano, – ha ricordato Gorzanelli –. Nel 2015 la riduzione dell’export verso Mosca sarà del 25% rispetto al 2013, un danno enorme per l’Italia tra i maggiori partner europei della Russia, secondo solo alla Germania».

«All’interno di Confimi Emilia ci siamo interrogati sugli effetti dell’apparato sanzionatorio sulle nostre associate e abbiamo raccolto dati dai questionari somministrati ad alcune centinaia di aziende, rappresentative dei vari comparti: abbiamo rilevato quante aziende esportavano in Russia prima delle sanzioni e quante dopo. Prima delle sanzioni l’8,5% delle aziende nostre associate esportava in Russia, dopo le sanzioni solo l’1,25%. Non si tratta di un semplice un calo, ma di un’uscita tout-court e spesso totale delle aziende dal mercato russo. Chi risarcirà queste aziende?» si è chiesto Guerino Giuseppe Groppoli presidente di AL7 Meipa, società che opera in Russia da 10 anni.

Confimi Emilia ha lanciato una serie di proposte al Governo Italiano e all’Unione Europea, sia per supportare le imprese che hanno subito i contraccolpi dell’embargo, sia per aiutarle a riprendere mercato nel momento in cui le sanzioni saranno superate.

Confimi Emilia, tra gli altri punti, ha proposto:

· Creazione da parte del governo di un fondo per le imprese ex esportatrici in Russia.
· Creazione da parte dell’Unione Europea di un fondo per le PMI che intendono esportare in Russia.
· Creazione di una piattaforma permanente presso la Camera di Commercio Italo-russa per le Pmi per fornire loro informazioni e azioni di marketing operativo.

«Occorre rimuovere le sanzioni – ha concluso Gorzanelli – che, oltretutto, si sono dimostrate scarsamente efficaci, concentrandosi piuttosto sulla applicazione degli accordi di Minsk per assicurare pace e stabilità a quella regione. Sarebbe un grave errore ridurre la Russia al ruolo di potenza regionale, per la storia, la posizione e la sua influenza su molte zone calde dell’area. Per questo consideriamo sbagliata la posizione di Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che ha sostenuto che la Russia non è più un Paese strategico. La Russia è strategica: per la politica, la stabilità, l’economia e le piccole e medie imprese che sono l’ossatura del tessuto produttivo italiano e che, sempre più, cercano opportunità sui mercati internazionali. Per queste ragioni chiediamo all’Europa di mettere in campo tutti gli sforzi diplomatici necessari per superare le sanzioni».



   

 

 

2 Commenti per “Confimi Emilia: le sanzioni alla Russia hanno fatto chiudere 1000 imprese in Regione”

  1. Comunque, secondo Sputnik, mercoledì le sanzioni alla Russia verranno prorogate di altre 6 mesi, ormai non si sa più neanche perché.
    Non conta niente la tregua di Minsk, non conta niente il terrorismo ucraino che ha lasciato al buio una settimana la Crimea, non conta nulla che la Russia stia combattendo l’Isis (da sola tranne Assad, curdi e Iran), non conta nulla Parigi…

    Ci sarà la riunione del Consiglio UE, nessuno ministro o leader andrà, manderanno gli ambasciatori a firmare come se si trattasse di un banale decreto milleproroghe e non di una importante decisione geopolitica che avrà conseguenze sul mondo intero. In questo modo la cosa passerà in sordina, i leader non dovranno spiegare al popolo, ai Parlamenti, alla minoranza del loro partito perché si va dritti in una direzione alla fine della quale c’é solo la Terza Guerra Mondiale.

  2. Io non riesco a capire, gli Imbecilli di turno che sono riusciti a far chiudere 1000 Imprese aziende Agricole che avevano un introito di 5,5 miliardi di euro non erano noccioline, per non parlare delle altre imprese in tutta Italia questo e ALLUCINANTE che si possa arrivare in tempo di crisi e gente senza lavoro fare la sciagurata sanzione alla Russia che a dir il vero non ci ha fatto nulla, ma gli Imbecilli hanno ubbidito agli ordini venuti sicuramente dall’UE e dagli USA che come al solito hanno foraggiato i vertici UCRAINI per far zizzania contro la Russia anche un Cieco con tutto il massimo rispetto che ho x i non vedenti hanno visto bene come sono andate le cose, anche i politici Italiani sono manovrati come marionette.

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