Censis: le risorse pubbliche per il sociale sono in picchiata

Le risorse pubbliche per il sociale sono in picchiata. A comunicarlo, attraverso una nota diffusa in occasione dell’ultimo dei quattro incontri del tradizionale appuntamento di riflessione di giugno “Un mese di sociale”, dedicato quest’anno al tema “Rivedere i fondamentali della società italiana”, è il Censis.

L’istituto rileva come l’andamento delle risorse assegnate al Fondo per le politiche sociali, da 1,6 miliardi di euro nel 2007 a 297,4 milioni nel 2014 con un minimo di 43,7 milioni nel 2012, testimoni il progressivo “progressivo ridimensionamento dell’impegno pubblico sul fronte delle politiche socio-sanitarie e socio-assistenziali”.

Secondo gli ultimi dati disponibili, la spesa sociale dei Comuni supera i 7 miliardi di euro l’anno, pari a 115,7 euro per abitante. Complessivamente, la spesa è destinata per il 38,9% a garantire interventi e servizi, per il 34,4% al funzionamento delle strutture, per il 26,7% ai trasferimenti in denaro.

Le categorie che assorbono la quota maggiore di spesa sono le famiglie e i minori (40%), i disabili (23,2%), gli anziani (19,8%), i poveri e i senza fissa dimora(7,9%).”Ma le differenze territoriali sono macroscopiche”, evidenzia il Censis. A partire da “un divario profondo tra Nord e Sud”. Si passa dai 282,5 euro per abitante nella Provincia autonoma di Trento ai 25,6 euro della Calabria. Mentre gran parte delle regioni del Centro-Nord si colloca al di sopra della media nazionale, il Sud presenta una spesa media pro-capite che ammonta a meno di un terzo (50,3 euro) di quella del Nord-Est (159,4 euro).

Il Mezzogiorno è l’area del Paese in cui è maggiore il peso dei trasferimenti statali rispetto alle risorse proprie dei Comuni. Al Sud queste ultime coprono meno della metà delle spese per il welfare locale, a fronte di una media nazionale del 62,5%. “Di conseguenza – prosegue la nota diffusa dal Censis, i tagli ai trasferimenti statali hanno un impatto diretto sulla riduzione delle risorse disponibili e quindi dei servizi destinati al sociale a livello locale, ampliando il divario già profondo tra Nord e Sud. (LaPresse)



   

 

 

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