Portogallo, salvataggio della Troika: tutti piu’ poveri e austerità permanente

 

 

“Se la Grecia vuole restare in Europa deve fare sacrifici. Come abbiamo fatto tutti”. Così il vice-premier portoghese Portas commentava, giorni fa, la nuova crisi del debito ellenico. Una severità comprensibile solo a fronte della fatica fatta da Lisbona per liberarsi del giogo della “troika”.

Quattro anni fa il salvataggio da 78 miliardi di euro dell’Unione europea e del Fondo monetario internazionale. (Per la Grecia sono piu’ di 200). Un anno fa l’uscita dal piano. Un risultato conseguito con lacrime e sangue: tagli alla spesa, flessibilità, privatizzazioni, abbandono degli ammortizzatori sociali e riforme praticamente in ogni ambito.

I sostenitori delle politiche di rigore guardano al Portogallo come ad un caso di successo. Il deficit è sceso di due terzi, il Paese è tornato a rifinanziarsi sui mercati del debito e, dopo tre anni di recessione, il Pil è tornato ad espandersi trainato dall’export. Le previsioni indicano una crescita dell’1,6% quest’anno.
Ma il Portogallo è un Paese profondamente cambiato. E gli esperti avvertono: se molto è stato fatto, molto rimane ancora da fare. Per analizzare le trasformazioni avvenute negli ultimi anni, euronews ha parlato con Paulo Almoster, capo della redazione economica di TVI. Dulce Dias, euronews: “Il Portogallo è passato attraverso un duro programma di aggiustamento economico e finanziario. Sono stati anni di riforme e di austerità. Cosa è cambiato, a livello strutturale, nell’ammistrazione statale portoghese?”

Paulo Almoster: “A livello strutturale, nello Stato portoghese sono cambiate pochissime cose. Idem per quel che riguarda l’economia portoghese. Ci vorrà più tempo per osservare i risultati e gli effetti strutturali del programma della troika. Una modifica strutturale nella vita dei portoghesi e nel loro rapporto con lo Stato, però, la possiamo identificare: l’aumento delle tasse. Davanti alla necessità di raggiungere i target concordati con la troika nel 2012, il governo ha introdotto un aumento enorme dell’imposizione fiscale. Per dare un’idea: le tasse sul reddito sono aumentate di circa il 30%”

euronews: “E questi aumenti continueranno?”

Paulo Almoster: “Il punto è che mancano le prospettive future. Non si capisce in che modo si potrebbe alleviare questo pesantissimo carico fiscale nei prossimi anni. Perché ci sono degli accordi che il Paese ha firmato sottostando alle condizioni dell’Europa. E che obbligano, ad esempio, a porre il debito in una traiettoria discendente in maniera costante nei prossimi 20 o 30 anni. Quindi, a mio avviso, di fatto questo enorme aumento delle tasse è qui per restare”.

euronews: “Come tutto questo tocca la vita quotidiana dei portoghesi?”

Paulo Almoster: “In pratica, le persone stanno cominciando ad abituarsi a vivere con meno denaro. Di fatto, i portoghesi sono più poveri. I salari non sono cambiati molto. Ma parliamo dei salari al lordo delle imposte, quindi i redditi reali delle persone tendono a diminuire. E sto parlando della classe media, la classe che paga le tasse. In termini di consumi, ad esempio, le persone hanno smesso di comprare automobili, per cui le vendite sono crollate drasticamente. Ora le immatricolazioni si stanno riprendendo ma le cifre sono ancora molto basse. Altro esempio, al supermercato la gente ha smesso di comprare carne di manzo. Scelgono pollo o tacchino, che sono più economici. Questo è un esempio concreto di come la gente si è adattata alla situazione. Le persone hanno iniziato anche a portarsi il pranzo da casa quando vanno al lavoro. I ristoranti ne hanno risentito e molti sono andati in crisi. Negli ultimi anni il Portogallo è stato il Paese dove le vendite di macchine che servono per preparare il cibo – il Bimbi o il Thermomix – si sono impennate a livelli record. La gente ha cominciato inoltre a fare vacanze più brevi e a restare in Portogallo invece che andare all’estero. Ovviamente è stata una cosa positiva per il settore turistico. Ma non per scelta: semplicemente perché la gente non ha i soldi”.

euronews: “Questa modifica dei comportamenti nasce da un vero cambio di mentalità o è una cosa legata alla situazione contingente?”

Paulo Almoster: “Difficile giudicare, perché ancora non è passato molto tempo. E le persone sono ancora molto arrabbiate con la troika e con i politici. Tra poco ci sono le elezioni: parlo delle elezioni parlamentari che avranno luogo dopo l’estate. In quel momento vedremo se la popolazione in qualche modo deciderà di punire i partiti politici. Per ora, a vedere i sondaggi, non ci sono indicazioni che possa succedere ciò che è avvenuto in Grecia con Syriza, o quel che si osserva in Spagna, con partiti come Podemos o Ciudadanos che stanno acquisendo molto peso stando ai sondaggi”.

euronews: “La troika ha lasciato il Portogallo circa sei mesi fa ma il Paese è ancora sotto sorveglianza, almeno fino al 2026. Che futuro vede per il Portogallo?”

Paulo Almoster: “Prevedo che, con gli accordi esistenti, avremo anni di austerità permanente. Questo a causa della promessa di riduzione del debito pubblico. Lo Stato non ha modo di abbassare le tasse. E non c‘è modo di alzare le pensioni in un Paese in cui la popolazione sta invecchiando molto velocemente. Abbiamo visto che nell’ultimo anno un gran numero di giovani è emigrato. Queste persone sono scomparse dalle statistiche: una generazione di lavoratori qualificati, formati in Portogallo, che ora lavorano all’estero. Qui sono rimasti gli anziani, le persone in pensione. Ce ne sono sempre di più e vivono sempre più a lungo. Di conseguenza, le pensioni saranno sempre più basse e l’età pensionabile sarà sempre più alta”.

Di Giacomo Segantini



   

 

 

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