I dati che sbugiardano il centrosinistra. Il Paese sull’orlo del baratro

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17 nov – A distanza di tre anni esatti dalle dimissioni del governo Berlusconi-Bossi (l’ultimo esecutivo eletto dal popolo ed esautorato in circostanze che fanno sempre piu’ pensare ad un complotto, con ramificazioni interne ed internazionali), ci sarebbe da chiedersi che cosa staranno facendo coloro che si lasciarono andare, in quel novembre 2011, a scene (invero .. invereconde) di esultanza e giubilo. Purtroppo non c’era proprio nulla da festeggiare e i dati che si andranno ora ad enumerare non consentono repliche: da allora, con gli esecutivi Monti, Letta e Renzi si e’ svoltato si’, ma in peggio, ed ora il Paese si trova davvero sull’orlo del baratro.

Ma vediamoli da vicino, questi dati, ricordando al colto e all’inclita che ” contra facta nihil valent argumenta”: nel novembre 2011 l’indice di disoccupazione generale era all’8.4% e quella giovanile al 29%; ora siamo rispettivamente al 12.6% e al 42.9% , con un incremento di disoccupati di oltre un milione e trecentomila unita’.

Con il governo di centrodestra ( che, in carica dall’aprile 2008, aveva saputo fronteggiare meglio di altri esecutivi europei la crisi finanziaria proveniente da Oltre Atlantico), il Prodotto Interno Lordo cresceva (piu’ 0.4% nel 2011); da allora e’ stato un costante arretramento (meno 2.4 % nel 2012, meno 1.9% nel 2013, meno 0.3% previsto nel 2014). Nel 2011 anche i consumi avevano il segno “piu”; da allora solo segno ” meno”.

La tassazione sulla casa ammontava nel 2011 ad 11 miliardi di euro, ora arriva alla cifra record di 32 miliardi e mezzo (complice la rivalutazione degli estimi catastali del 60% voluta dal governo Monti); lo stesso governo Monti creo’ ( con il nefasto innalzamento dell’eta’ pensionabile) il problema, tutt’altro che risolto, degli “esodati”, problema mai esistito in tutta la storia della Repubblica.

Negli ultimi tre anni, nonostante il tentativo di invertire la marcia iniziato dal pur volenteroso Renzi, la pressione fiscale e’ aumentata di oltre un punto e mezzo percentuale; sono poi aumentate l’iva e le accise sui carburanti. Tutte queste improvvide misure da cavallo, imposte da un’Unione Europea dominata da “elite” in tutt’altre faccende affacendate ed accolte da altrettanti improvvidi governanti nostrani… non solo non hanno portato ad una diminuzione del debito pubblico (invero salito, nel rapporto col Pil, dal 119.9% del novembre 2011, all’attuale 133%, record negativo di tutta la nostra storia ), ma hanno depresso ulteriormente il nostro Paese, diventato (ora si’) la vera palla al piede di un’eurozona gia’ disastrata di suo e sempre piu’ lontana da Stati Uniti e Giappone.

Siamo, in sostanza, su un pericolosissimo “piano inclinato”. I confronti, come si e’ visto, non dovrebbero lasciare spazi a dubbi: ” si stava meglio quando si stava peggio”! Alla faccia degli antiberlusconiani in servizio permanente che, ed e’ la cosa che piu’ imbarazza, continuano a pontificare sui principali mass media!

Vincenzo Merlo



   

 

 

1 Commento per “I dati che sbugiardano il centrosinistra. Il Paese sull’orlo del baratro”

  1. Vincenzo Fedele

    La cosa più drammatica, se si può fare una scaletta delle peggiori tragedie, è il problema degli esodati. Non solo gente, che era uscita dal mondo del lavoro si è trovata senza alcun sussidio in mezzo ad una strada con tutto quello che ne consegue, ma ancora peggio penso che sia la perdita di credibilità di uno Stato. Mai era successo che, oltretutto per decreto, si sbugiardasse quello che era stato solennemente promesso ed in molti casi concordato. Per uno stato, la credibilità è tutto. Perdere anche quella, per il nobile scopo di buttare la gente sul lastrico, è l’azione più spudorata che potevano fare. E l’hanno fatta senza alcun ritegno.

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