Amori e intrighi dei reali inglesi: è Il romanzo dei Windsor di Antonio Caprarica

La famiglia reale britannica

La famiglia reale britannica

Antonio Caprarica
Il romanzo dei Windsor
Casa editrice Sperling & Kupfer

Se il buon nome e il successo della monarchia britannica dipendessero dalla gloria degli antenati, Elisabetta II rischierebbe di trovarsi a mal partito: nessuno infatti ha lavorato più alacremente di molti suoi predecessori per demolire l’immagine della dinastia. Seguendo a ritroso l’albero genealogico dell’attuale regina, ci si imbatte in una serie di veri campioni di dissipatezza e follia. Per fortuna, fra sordide guerre dinastiche e scandali di letto spuntarono anche matrimoni fortunati e figure capaci di garantire la stabilità e il successo della monarchia. Il romanzo dei Windsor racconta i segreti della più longeva famiglia reale percorrendo oltre trecento anni di storia.
Antonio Caprarica (Lecce, 1951), giornalista e scrittore, è stato a capo delle sedi di Corrispondenza della Rai a Gerusalemme, al Cairo, a Mosca, Londra e Parigi. Dopo tre anni a Roma come direttore di Radio Uno e dei Giornale Radio Rai, dal 2010 è tornato a dirigere la sede Rai nell’amata Londra. È vincitore di prestigiosi premi di giornalismo fra i quali l’Ischia, il Fregene, il Frajese, il Val di Sole e il Barocco.


INTERVISTA AD ANTONIO CAPRARICA, MERCOLEDI’ 23 LUGLIO 2014 (a cura di Luca Balduzzi)

Degli oltre trecento anni di storia dell’attuale dinastia reale britannica sono stati protagonisti anche sovrani non del tutto votati al buon nome e al successo della monarchia…
Quando, nel 1917, alla vigilia della Prima Guerra mondiale, la dinastia reale ha deciso di mimetizzare le proprie origini tedesche/hannoveriane dietro ad un cognome dal suono decisamente più inglese, Windsor, ha dimostrato di possedere la dote del camaleonte. I suoi rappresentanti maschili, al contrario, sembrano comportarsi più come i basilischi, che si accoppiano con chi vogliono e quando lo vogliono. Questo giustifica una battuta di George Bernard Shaw ne Il carretto delle mele, quando sentenzia che «Il nostro paese ha prodotto milioni di fruttivendoli perbene, ma mai un monarca perbene». Mi sono trovato a scrivere questo libro in bilico fra questi giudizi così tranchant sulla monarchia e la grande aspettativa che ha suscitato negli inglesi la nascita del principino George, colui che proietterà la famiglia reale britannica nel XXII° secolo, facendone l’istituzione politica più antica nel mondo, al di fuori del Vaticano.

Wallis Simpson, Sarah Ferguson, Camilla Parker Bowles e Catherine Middleton: con le dovute distinzioni, tutte donne che hanno dimostrato come non sia più esclusivamente il “sangue blu” a determinare gli amori dei re e dei principi inglesi…
I sovrani britannici hanno amato donne a destra e a manca, senza alcun rimorso o rimpianto. Nell Gwyn, l’attrice amante del re Carlo II, è diventata la concubina più famosa ed anche più amata dal popolo inglese. I principi potevano concupire e possedere chiunque pareva e piacesse loro, e successivamente “mettersi la coscienza a posto” nominando conti o duchi i mariti delle loro amanti.
In una società così fortemente maschilista, le sovrane hanno dovuto giocare una carta differente, quella della virtuosità. Le regine Vittoria ed Elisabetta II sono state due matriarche formidabili, e se hanno commesso qualche peccato lo hanno fatto con molta discrezione. Elisabetta “The Queen Mom” ha salvato la monarchia in più di una circostanza, negli anni dell’abdicazione di Edoardo VIII, della Grande Depressione e della seconda guerra mondiale.

In occasione di ogni anniversario della scomparsa della Principessa Diana, quest’anno preceduto anche dall’uscita del film biografico pesantemente criticato, vengono rilanciate e si approfondiscono le cosiddette “teorie del complotto”. Nel libro lei esprime un giudizio molto chiaro al riguardo…
Le teorie del complotto fanno parte di quella passione per la dietrologia che continua a dominare di fronte alle morti di personaggi giovani, ricchi e famosi. Come nel caso di Elvis Presley, che secondo alcuni non può essere morto semplicemente a causa di un attacco cardiaco, o di Michael Jackson, che non può essere moto per una overdose.
L’autista della Principessa Diana stava guidando ubriaco e dopo avere assunto dei farmaci antidepressivi, e sfrecciava a 130 chilometri all’ora, e a quella velocità perfino Fernando Alonso si sarebbe schiantato in quella curva molto pericolosa. Le teorie del complotto su questo caso alimentano l’interesse degli avvoltoi che grazie alla morte della Principessa Diana vendono migliaia di copie dei loro giornali o dei loro libri, ma anche l’interesse personale di Mohamed Al-Fayed, che può scrollarsi di dosso le responsabilità civili che lo coinvolgono in quanto proprietario dell’albergo Ritz dove Diana e Dody soggiornavano, o come datore di lavoro dell’autista.

Indiscutibile è anche il fatto che il Principe Carlo sarà il prossimo Re di Inghilterra, e che non si assisterà a quel salto di generazione nell’avvicendamento al trono che “l’effetto Kate” aveva rilanciato…
Si dice che Natura non facit saltus. E la monarchia funziona alla stessa maniera, perché è stata regolata secondo normative molto precise: è destinato a salire sul trono il maschio primogenito del sovrano regnante. Se poi gli Stati del Commonwealth si troveranno d’accordo nel modificare le regole della successione, come è stato proposto, allora potrebbe diventare re semplicemente il primogenito, anche nel caso in cui sia una femmina. Alla regina Elisabetta potrà anche stare più simpatico William di Carlo (anche se non lo credo), però la sola persona che potrà cedere volontariamente la corona a William è Carlo, ma non prima di averla indossata lui stesso. Per il momento, l’unica certezza è che ad 88 anni la regina Elisabetta continua a godere di un aspetto magnifico, mentre a 65 Carlo appare un po’ malaticcio. Ma noi gli facciamo i migliori auguri e teniamo le dita incrociate.

Che genere di re sarà Carlo? Sarà in grado di fugare quelle critiche e quei dubbi sulla sua persona che avevano portato alle chiacchiere sulla successione?
Sarà un sovrano decisamente innovativo ed innovatore: non è solamente il più colto e preparato fra tutti i principi, il primo ad avere conseguito una laurea all’Università di Cambridge, ma vive anche molto il tempo in cui si trova immerso, interessandosi dell’eredità culturale del proprio paese, del lavoro giovanile, dell’ambiente, dell’applicazione della genetica all’agricoltura, ecc… Aspira a diventare un difensore delle fedi, e non più esclusivamente di quella cristiana. Qualcuno lo ha criticato per la sua scarsa determinazione, però su una questione come quella della sua relazione con Camilla Parker Bowles si è mostrato decisamente risoluto, quando l’ha definita «non negoziabile». Sarà sicuramente il re che trasferirà definitivamente la sede ufficiale della monarchia al Castello di Windsor, lasciando Buckingham Palace a disposizione per i visitatori.

Recentemente, prima il film The Queen, poi il romanzo La sovrana lettrice di Alan Bennet, ed infine lo spettacolo teatrale The Audience hanno “infranto il tabù” di immaginare una sovrana che si comporta e si emoziona come un qualsiasi essere umano… ma quale regina vogliono gli inglesi?
Gli inglesi vogliono una regina che si sovrapponga alla perfezione al carattere ordinario, riservato e timido, ma disponibile quando ti concede la propria fiducia, tipico di qualsiasi inglese medio. Capace, però, di indossare la maschera della regalità e dell’imparzialità quando è chiamata a fare il proprio dovere. In occasione dell’ottantesimo compleanno della regina Elisabetta, e del suo 54esimo anno di regno, il Times le ha dedicato un fondo ringraziandola «per non avere mai consentito alla maschera di scenderle dal volto».

Antonio Caprarica è già pronto per regalarci il suo prossimo libro, dedicato questa volta a Londra. «Da grande amante dell’Inghilterra e della capitale», per averci lavorato e vissuto per molti anni, forse non poteva raccontarla in altra maniera che «come una donna, difficile, ma disposta a concedersi quando qualcuno scopre la maniera giusta in cui prenderla».



   

 

 

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