Paesi donatori tagliano i fondi all’ONU, parte il ricatto morale

onu2 luglio – Le agenzie delle Nazioni Unite Pam e Unhcr denunciano di essere state costrette a ridurre gli aiuti alimentari destinati a 800mila rifugiati in Africa a causa del taglio dei finanziamenti da parte dei Paesi donatori. La situazione è particolarmente critica per i bambini, che se denutriti rischiano di dover soffrire di problemi cronici non solo fisici ma anche psicologici, ha spiegato l’Alto commissario per i rifugiati dell’Onu Antonio Guterres.

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Con il direttore del Programma alimentare mondiale Ertharin Cousin, Guterres ha sollecitato i donatori ad assicurare subito 186 milioni di dollari per fare fronte ai tagli introdotti lo scorso anno. “Molti rifugiati in Africa dipendono dal Pam per sopravvivere”, ha aggiunto Cousin.

Gli aiuti alimentari destinati a circa 450mila persone nella Repubblica Centrafricana, in Ciad e nel Sud Sudan sono stati dimezzati. La situazione più grave è nel Ciad, dove i rifugiati provenienti dal Sud Sudan sopravvivono con 850 calorie al giorno invece delle 2100 necessarie. Gli aiuti per i rifugiati in Burkina Faso, Ghana, Liberia, Mauritania, Mozambico e Uganda sono stati ridotti di una percentuale compresa fra il 5 e il 44 per cento.

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Lo denuncia con spietata meticolosità Graham Hancock, autore del libro Lords of poverty (MacMillan. London, 1989): circa l’80% del budget di queste organizzazioni è destinato alle spese di funzionamento: cioè agli stipendi dei funzionari, pubbliche relazioni e campagne promozionali. Mentre solo il 20%, quando va bene, è costituito dagli aiuti reali alle popolazioni bisognose.

Se la FAO (ONU) non esistesse, ogni anno 1.188.493 persone eviterebbero la morte per fame.

Tanti sono infatti gli individui che potrebbero campare, con almeno 1 dollaro al giorno per 12 mesi, nel caso in cui i 433.8 milioni del budget annuale della Food and Agricolture Organization andassero ai bisognosi, invece che alimentare questo inutile ente dell’Onu. Moltiplicato per i suoi 63 anni di esistenza, gli individui sulla coscienza della FAO sfiorerebbero i 75 milioni.

In compenso migliaia di professional dell’agenzia continuano a condurre una vita da sogno, coccolati in una babele di sprechi e privilegi a spese dei Paesi donatori e di quello ospitante, cui spetta il conto della logistica: l’Italia. Fedeli al vero motto del carrozzone umanitario. Non “Food for all” ma “Food for Fao”.



   

 

 

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