Turchia: il miliardario predicatore Gulen (fantoccio degli Usa) ‘maledice’ Erdogan

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21 dic – Con la vicenda della maxi inchiesta sulla corruzione, che da giorni scuote il governo turco, il premier Recep Tayyip Erdogan e l’influente intellettuale e teologo Fethullah Gulen sembrano ormai arrivati alla resa dei conti. Senza fare il nome del premier, l’intellettuale che vive in esilio volontario negli Stati Uniti e che un tempo sosteneva Erdogan, ha “maledetto” chi ha deciso di destituire i dirigenti della polizia che hanno partecipato all’inchiesta che ha portato all’arresto di decine di persone collegate al governo, tra le quali i figli di tre ministri.

In un video pubblicato sul sito herkul.org, Gulen attacca “chi non bada al ladro, ma persegue coloro che danno la caccia al ladro, chi non vede l’omicidio, ma diffama gli altri, accusando gente innocente” e auspica che “Dio bruci le loro abitazioni, mandi in rovina le loro case, distrugga la loro unita‘”. Come sottolinea il sito del quotidiano Zaman, legato a Gulen, si tratta della prima volta che il teologo lancia pubblicamente una cosi’ grave maledizione.

Nel suo discorso, Gulen, che pur vivendo all’estero in esilio volontario esercita una fortissima influenza su polizia e magistratura e su una parte dei media turchi, afferma che i musulmani devono comportarsi in base agli insegnamenti del Corano e del Profeta Maometto e parla di “violazioni dei diritti del popolo” nei confronti dei quali non puo’ esserci “tolleranza”.

Il movimento guidato da Gulen controlla associazioni professionali e studentesche, organizzazioni caritatevoli, aziende, scuole, università, radio, televisioni e quotidiani e ha milioni di membri sia in Turchia che all’estero, nonché in Italia. Il predicatore, in esilio volontario negli Stati uniti dal 1999, (in una fortezza dove è protetto, dicono i vicini, da un centinaio di guardie turche con tanto di elicottero.) si è pronunciato più volte a favore dei diritti umani e del processo di democratizzazione e promuove una visione liberale dell’Islam, ma secondo i suoi critici dietro a quest’immagine tollerante si nasconderebbe invece un personaggio poco trasparente e un sistema clientelare occulto con infiltrazioni nella polizia e il sistema giudiziario turco.

Fethullah Gulen, in una rara intervista pubblicata ieri sul sito del mensile americano the Atlantic, non ha perso l’occasione per criticare l’operato del governo Erdogan: “E’ fondamentale per la Turchia preservare le conquiste fatte, in parte grazie alla relazione in corso con l’Europa, e avanzare nel processo di democratizzazione – ha detto Gulen – Se la Turchia sarà in grado di sviluppare buoni rapporti diplomatici nella regione, penso che sarebbe nell’interesse dell’Europa, gli Stati uniti e il mondo, gestendo e gestisce, secondo i critici, una cifra tra i 22 e i 50 miliardi di dollari. Ma non penso che la Turchia al momento stia facendo quello che può a tale scopo”.

Un rapporto dell’intelligenza turca MİT, lo ha dichiarato un “agente della CIA”, e nelle sue memorie, Osman Nuri Gündeş, ex-capo dei servizi segreti turchi, parlò di una stretta collaborazione tra Gülen e la CIA in Asia Centrale, dove gli agenti statunitensi agivano sotto la veste di “insegnanti d’inglese” nelle scuole del movimento.

I primi segnali che qualcosa nel rapporto tra Erdogan e Gulen si stava incrinando sono arrivati a fine maggio, quando nel pieno delle manifestazioni a difesa del parco Gezi il quotidiano Zaman, vicino alla confraternita, ha dato spazio a opinioni sempre più critiche verso il premier. Una presa di posizione che la stampa pro-governativa ha interpretato come un cambio di linea del movimento di Gulen accusato di aver alimentato le proteste per mettere in difficoltà il premier.



   

 

 

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