Peluso traghetta la Fonsai nelle mani di Unipol e se ne va con 5 mln di euro

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2 nov – Mentre il ministro Cancellieri è chiamato a riferirie in Parlamento per una telefonata fatta a suo beneficio, Giulia Ligresti – finita in carcere e poi ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla Fonsai che ha travolto la sua famiglia – avrebbe fatto delle rivelazioni che potrebbero gettare cattiva luce sul Guardasigilli e su suo figlio, Pier Giorgio Peluso. “Sto Peluso è il figlio del ministro Cancellieri… Siccome lui è talmente protetto, figurati cosa gli daranno in Telecom”. In una conversazione intercettata dalla Guardia di Finanza, Giulia Ligresti commenta con toni molto critici l’operato dell’ex direttore generale di Fonsai. “Sto Peluso che è entrato da noi un anno fa – dice – è uscito ieri, in consiglio gli hanno deliberato la buona uscita di cinque milioni e mezzo, capito? Tutto è stato deciso dalle banche, noi ci fanno il mazzo. Infatti c’era una persona che stava lì con mio papà e diceva ‘certo, se quei soldi fossero stati deliberati per te o per me o per Paolo (il fratello di Giulia – ndr), il giorno dopo dal consiglio veniva fuori una denuncia'”

Questo qui (Peluso, il figlio della Cancellieri)- aggiunge Giulia Ligresti – è entrato e ha distrutto tutto. Ha avuto il mandato. Come se tu entri in un’azienda e svalorizzi tutto, distruggi tutto, fai in modo che, se uno la può prendere a zero, e poi si vedeva che era un mandato, è uscito appena fatta con cinque milioni e mezzo”.

Peluso: il manager “amico” che scalzò i Ligresti – In effetti la buonuscita di Peluso, 3,6 milioni di euro, maturata a settembre del 2012 dopo poco più di un anno di lavoro come direttore generale in Fonsai, ha fatto scalpore, anche perché pagata da una società che aveva chiuso il bilancio precedente con 1 miliardo di perdite e di lì a qualche mese avrebbe bissato con un rosso di 800 milioni. Ma l’ingresso di Piergiorgio Peluso è costato ai Ligresti molto più di una buonuscita che, secondo quanto riferito da Giulia Maria Ligresti davanti ai pm torinesi, ”non ha precedenti in Fondiaria”: società che pure, in quanto a strapagare manager, consiglieri, politici, “figli di”, non aveva eguali. Da sottolineare poi che sono stati proprio i Ligresti a portarsi in casa il manager, figlio del ministro Anna Maria Cancellieri, che, contrariamente alle attese, accelererà il crollo dell’impero di Don Salvatore.

Voluto dalla famiglia, ruppe su Unipol – Peluso, 45 anni, si laurea alla Bocconi, inizia a lavorare alla Arthur Andersen, poi salta da Mediobanca a Credit Suisse, per finire nella Capitalia di Cesare Geronzi, e poi, dopo la fusione con Unicredit, a capo dell’investment banking di Piazza Cordusio. Qui tratta con i Ligresti – amici di famiglia del ministro, come emergerà dalle intercettazioni – la ristrutturazione del debito delle holding (poi fallite) Sinergia e Imco e l’ingresso di Unicredit in Fonsai, attraverso il primo aumento di capitale del 2011. Piazza Cordusio ci mette 170 milioni per una quota del 6,6% (su cui perderà 120 milioni) ma in cambio chiede di incidere sulla governance con la nomina di tre consiglieri. Unicredit, che non è soddisfatta della nomina di Emanuele Erbetta ad amministratore delegato, considerato troppo vicino ai Ligresti, chiede “fuori sacco” anche un rafforzamento del management. E dopo il rifiuto di Claudio De Conto, ex Pirelli, nel maggio 20111 la scelta cade su Peluso, gradito sia ai Ligresti che a Unicredit. Senonché, entrato in azienda, il manager si rende conto che la ricapitalizzazione appena conclusa non basta.

La corsa dello spread morde il portafoglio dei Btp di Fonsai, mentre l’Isvap chiede di aumentare le riserve. Occorre un altro aumento, ma la famiglia siciliana, che da un lato non vuole mollare la presa su Fonsai e dall’altro non vuole aprire il portafogli, non ci sente. I rapporti si logorano e Peluso, sostenuto da Unicredit e Mediobanca, grandi creditori dei Ligresti, contribuisce al maxi aumento da 1,1 miliardi che traghetterà Fonsai nelle mani di Unipol. Chiusa l’operazione, con i Ligresti spodestati e alle prese con le prime grane giudiziarie, Peluso se ne va, con una clausola che gli permette di incassare tre annualità se cambia l’azionista di controllo. In 9 mesi, nel 2011, incassa 5 milioni tra “scivolo” e retribuzione. E non impiega molto tempo a trovare lavoro, come direttore finanziario in Telecom.

I riflettori del pm su Peluso, figlio della Cancellieri – Ma telefonate intercettate a parte, l’inchiesta sulla Fonsai continua e l’attenzione degli inquirenti si sofferma ora proprio su Peluso che “è stato promotore di una ‘pulizia di bilancio'”. Ma i pm di Torino hanno cercato di capire se abbia avuto “l’intento di escludere l’azionista di riferimento (i Ligresti) o abbia fatto emergere lacune (e quindi falsità) relative ai bilanci degli anni precedenti”. Le parole sono del pm Marco Gianoglio e sono contenute nella richiesta (avanzata lo scorso 29 agosto e accolta dal gip) di intercettare il telefono di Peluso. Il magistrato aveva fatto proprie alcune considerazioni della Guardia di Finanza che da mesi stava approfondendo le accuse contro il figlio del Guardasigilli lanciate da Giulia Maria Ligresti. Peluso, comunque, nel procedimento Fonsai resta uno dei testimoni della pubblica accusa, mentre Giulia Maria ha patteggiato due anni e otto mesi di reclusione.

Peluso: c’erano molte voci su corruzione Isvap – Da parte sua, Pier Giorgio Peluso, nel corso di uno dei suoi numerosi incontri con gli inquirenti della procura di Torino, ha parlato di “molte voci” in Fonsai che parlavano di un “rapporto illecito tra la famiglia Ligresti e Giannini, presidente dell’Isvap”. Alla procura di Milano, sul presidente dell’Isvap è in corso un’inchiesta per corruzione.

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