Treviso. I giudici restituiscono la Ferrari, le case e i conti al nomade nullafacente

ferrariTREVISO, 30 apr – (ilgazzettino) – «Il possesso di quel patrimonio, tra beni mobili e immobili, da circa un milione di euro del capo rom Adriano Hudorovic, 59 anni, di Castelfranco è ingiustificato visto che è nullafacente e pertanto si può ritenere, viste le frequentazioni di soggetti poco raccomandabili, provento di attività illecite alle quali l’uomo pare dedicarsi abitualmente»: con questa tesi e applicando una legge sulla confisca dei beni ai mafiosi, il procuratore di Treviso Antonio Fojadelli aveva chiesto e ottenuto il “congelamento” delle proprietà del capo degli zingari.

Un caso che aveva fatto scuola a livello nazionale, ma che i giudici della Corte d’Appello di Venezia, che hanno accolto il ricorso presentato dall’avvocato Francesco Murgia (assiste il capo rom), hanno demolito. Hanno così revocato il sequestro dei beni (casa, 8 fuoriserie, conti bancari ecc.) di Adriano Hudorovic e dei suoi familiari Barbara, Saimon, Priscilla e Devid Hudorovic. I giudici veneziani hanno anche dimezzato la condanna con il quale il Tribunale di Treviso, nel 2010, aveva condannato Hudorovic a 3 anni di sorveglianza speciale, con l’obbligo di dimora nel Comune di Castelfranco.

Secondo gli inquirenti Hudorovic, in quanto persona abitualmente dedita ad agire contro la legge, avrebbe in parte vissuto con i proventi dell’attività delittuosa. Condotta nella quale Hudorovic, sempre gli inquirenti, avrebbe perseverato nonostante i richiami del questore (a testimoniarlo le inchieste nelle quali il capo rom è coinvolto: truffa, con condanna in primo grado a 2 anni e a un milione di lire di multa, estorsione, truffa, falso ecc.).

Non solo. Hudorovic – sempre per la Procura – avrebbe avuto un alto tenore di vita nonostante non svolgesse una stabile attività lavorativa e, dal 1995, non presentasse la dichiarazione dei redditi. Argomenti che i giudici veneziani hanno però demolito tassello dopo tassello, pur ritenendo in linea di principio fondate le tesi degli inquirenti e applicabile il sequestro dei beni delle persone ritenute “abitualmente dedite a condotte fuorilegge” (Cassazione a Sezioni riunite).

I giudici d’Appello hanno però bocciato il “congelamento” dei beni di Hudorovic perché adottato in modo irrituale. In materia di provvedimenti di natura patrimoniale l’onere della prova – sostengono – spetta all’accusa. Su questo tema – precisano – il Tribunale di Treviso ha omesso ogni motivazione per spiegare le ragioni della necessità del sequestro». Smontata, perché insufficiente motivata, la necessità del sequestro i giudici d’appello hanno annullato tale decisione, restituendo così i beni al capo degli zingari.



   

 

 

5 Commenti per “Treviso. I giudici restituiscono la Ferrari, le case e i conti al nomade nullafacente”

  1. Umbertyo Righi

    Non bisogna essere degli addetti ai lavori per sapere che la legge va applicata, e che quindi non è un problema di giudici ma di legge, e non è neanche necessario essere furbissimi per comprendere che quella legge non è mai stata modificata perchè i primi che avrebbero dovuto rispondere dei patrimoni erano (e sono) i politici…..

  2. paolo de faveri

    continuiamo così.. così possono delinquere più agevolmente.ma comprategli della case più grandi, perchè sono un attimino schizzinosi. Poi invece mettiamo subito agli arresti qualche italiano, giusto per ribadire il concetto. Direi … meglio tacere, per evitare il turpiloquio

  3. e ci si meraviglia ancora ke in Italia vengano cani e porci…………………………..

  4. Gli Huorovic, come “nucleo famigliare” rom di nazionalità italiana sono noti alle conache ed alle Forze dell’Ordine fin dagli anni ’70.
    L’attività principale di queste persone si basa sulla truffa: comprano auto di lusso con assegni circolari falsi e notai compiacenti e poi le esportano verso mercati esteri compiacenti (est europa). Non disdegnano neppure l’usura e le estorsioni. Vivono agiatamente. Possiedono ville di lusso tra Bergamo, Brescia ed il Veneto. Alcuni di loro hanno messo in piedi attività legali di facciata, con tanto di partita IVA, per dissimulare. Pare che in passato alcuni membri di questa famiglia rom italiana abbiano collaborato attivamente con gruppi criminali organizzati. Altro non potrei dire perchè non sapendo come produrre prove, scadrei nella calunnia.
    Comunque, che siano un bel gruppetto di delinquenti asociali è appurato e confermato dalle innumerevoli sentenze emesse negli ultimi 40 anni da svariati tribunali.
    In quanto “zingari”, ovviamente, sono intoccabili. Cioè: se questa gente possiede ville di lusso, auto costose, conti correnti milionari e conduce una vita da nababbo nessuno può e deve impicciarsu dei “fatti loro”, neppure la Legge.
    Un mio amico, invece, che fa l’artigiano, lavorando 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, è stato chiamato dalla G.d.F. e dall’Agenzia delle Entrate poichè risulta che possiede una Fiat Croma 2500 diesel, un appartamento a Monza e una casa in Calabria, eredità di famiglia. Anch’io sospetto che il mio amico sia un pericolosissimo criminale ed evasore fiscale!!!

  5. L’ ITALIA è sempre stata complice di attività criminose fin dalla sua nascita per questo l’unico modo per avere un futuro sereno è quello di sperare che quesyo merdoso paese con le sue leggi, la sua giustizia, i cardini sui quali sorge crepi per metastasi …. Solo quando l’Italia sarà morta, solo allora ci potrà essere uba giustizia degna per l’uomo …

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