Attacco alla libertà di espressione. Perchè la Rete fa paura

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liberta-di-parola-sempre-e-comunqueRoma 30 Aprile 2013 – di Claudia Bernardini:

Ad un osservatore attento, in grado di interpretare i fatti, attraverso il “fil rouge” della comunicazione come strumento, l’interpretazione dei tanti eventi succedutisi fino al ribaltamento delle aspettative e delle previsioni per un reale Governo di cambiamento, hanno posto una ben più ampia piattaforma di confronto per interrogarsi su come stia cambiando l’informazione e quali siano oggi i canali che realmente influenzano l’opinione della gente, esercitando inevitabilmente il condizionamento del consenso. Da Bersani a Berlusconi, da Renzi a Grillo, da Napolitano a Monti ognuno di loro nelle ultime settimane, ha impostato la propria comunicazione con le modalità più in linea, con l’immagine premiata dal proprio consenso popolare. Se la comunicazione di Bersani e Berlusconi è corsa sulla dicotomia ideologica, il confronto tra grillini e renziani si è sfidato a colpi di tweet e di strategie di  social network per arrivare direttamente alla “pancia” della gente, su tutti il rigor (mortis) del silenzio e del linguaggio istituzionale del Capo dello Stato e del Tecnocrate stratega.  Il risultato?  Una opinione pubblica shekerata che ha percepito il palazzo ancora più lontano dalla dimensione reale, amplificando di fatto la sensazione di rassegnazione per una politica incapace di interpretare le esigenze dei propri elettori, come sembrerebbe testimoniare anche l’astensione al voto nel nord est.

Nulla di nuovo, quindi, se non fosse che la confusione e l’asimmetria comunicativa con cui alcune  componenti politiche hanno giocato la loro partita sulla scacchiera dei poteri istituzionali, ha scompaginato l’assetto storico del gioco bipartisan imponendo la serrata nei ranghi e il puntellamento delle torri d’avorio della partitocrazia di destra e di sinistra, attraverso un assist, che ha disvelato in qualche modo la trasversalità di forze che eravamo soliti vedere confinati ai due lati del muro di Berlino delle ideologie, sdoganandone inevitabilmente i tanti punti di convergenza. L’intuito compie a volte quel salto,  la ragione ha infatti bisogno di tempo ma la velocità delle notizie non ne consente e il ragionamento ha bisogno di presupposti fermi per il calcolo dell’equazione logica ma di coerenza nelle ultime settimane se ne è vista poca.

Un parallelo.Trai tanti visitatori della Tate Gallery, il Museo d’Arte Moderna di Londra, pochissimi ricordano di aver visto nella sezione dedicata all’arte interattiva, una specie di globo montato su un piedistallo ad altezza d’uomo con una serie di oblò. Ammetto di averlo trascurato più volte, fin quando la portata del messaggio di quell’opera anonima e direi quasi bruttina non mi si disvelò nella sua intera pienezza.

Ogni oblò montato sulla calotta aveva infatti una lente deformante, mi affacciai al primo e vidi una massa informe maculata, mi affacciai al secondo e vidi una gran testa con delle corna e un corpo che si proiettava in uno spazio indefinito, attraverso il terzo tutto diventava pieno di stellette e cuoricini, alla fine dalla visione attraverso tutti gli oblò il proprio intuito compiva il salto di comprensione e si realizzava che si trattasse di una banale mucca maculata di plastica. Ma l’intuizione era geniale, la realtà non è mai quella che si ha guardando attraverso un unico punto di osservazione, se ne trarrebbe una visione alterata.

L’informazione mediata dalla stampa di partito ha avuto da sempre il ruolo di filtrare quei contenuti attraverso la lente della propria ideologia, almeno fin quando se ne è avuta una, difficile mantenere lo stesso assetto comunicativo quando la tinta decisa dell’ideologia si è sfumata nei giochi di potere.

La rete ha avuto il ruolo di mostrare quei contenuti attraverso la visione stereoscopica delle tante opinioni e verità, che possono solo contribuire a quella che potremmo definire la Verità con la V maiuscola, quella che si può solo intuire e che sta al di sopra di ogni singolo oblò.

La rete è il grande caleidoscopio che consente, a chi ci guardi attraverso, di intravedere la faccia più vicina a quella che definiamo verità. Ma per compiere il salto c’è bisogno di cultura, conoscenza, apertura alle opinioni altrui, solo dalla trasversalità dell’informazione si riesce a definire i contorni dei problemi e a convergere in una opinione condivisa, che supera gli sguardi particolari e deformanti dei partiti.

Difficile fare previsioni sul futuro ma una cosa è certa se una novità c’è stata negli ultimi giorni, è stata quella della comprensione che i partiti non hanno più un ruolo, che la gente ha fatto quel salto attraverso la rete che impone al mondo della politica di accettare la sfida di un nuovo rivoluzionario assetto.

“La mucca” del caleidoscopio di polifonicità delle informazioni,  è che la Democrazia passa oggi attraverso le opinioni ed il consenso che la gente esprime attraverso la rete, mettere a tacere la rete attraverso attacchi di hackeraggio verso esponenti politici o lo spamming contro i blog che fanno opinione, risulta a tutti gli effetti un attacco non solo alla libertà di espressione e al dritto alla privacy, ma alla più alta forma di civiltà del pensiero e di democraticità che contraddistingueranno sempre più le democrazie del futuro.”

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