Emergency, l’associazione “umanitaria” che fattura come una multinazionale

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Quali sono le differenze tra una “multinazionale dell’aiuto” con fini di lucro e una meritoria organizzazione volontaria? Il fatturato, il marketing, le operazioni finanziarie, gli stipendi. Si presume.
Non compete ad un blog stabilire se Emergency sia una multinazionale o un’associazione umanitaria. Però si possono pubblicare dati, lasciando che sia il lettore a farsi un’idea.

Osservando il bilancio di Emergency pubblicato il 31 dicembre 2009 e relativo all’anno 2009, l’ultimo disponibile, si può notare come da donazioni, contributi e proventi da operazioni di raccolta fondi siano stati racimolati 22.757.236 euro. Nel 2008 erano 15.328.321. Anche negli anni passati le cifre sono state ragguardevoli: i finanziamenti derivanti da persone fisiche, persone giuridiche, enti locali, fondazioni bancarie, fondi esteri, gadget, donazioni natalizie oscillavano tra i 17 milioni di euro del 2004 e i 13 milioni di euro del 2005.
I bilanci sono pubblicati per legge, quindi non si può nascondere nulla.
Proprio per questo Emergency non può insabbiare attività finanziarie con banche e società di credito che stonano con l’intento umanitario sbandierato dal filantropo Gino Strada. Scegliamo un bilancio “curioso”, quello del 2005, soprattutto perché arricchito da un rapporto esaustivo.

In tale rapporto appare scritto: «Gli interessi attivi bancari e su titoli da reddito fisso, al netto delle ritenute fiscali, sui depositi bancari ammontano a 252.616 euro. Tutti gli oneri e i proventi derivanti dalla gestione finanziaria derivano dalla gestione ordinaria e non da operazioni finanziarie speculative o di investimento, salvo che per la parte relativa a: contratti pronti contro termine in corso o conclusi riferiti a titoli a reddito fisso e con scadenze a breve; investimento in fondo comune relativo a titoli a reddito fisso».
I “contratti pronto contro termine” altro non sono che operazioni finanziarie speculative. Funziona così: Emergency, ossia il risparmiatore, acquista obbligazioni per poi rivenderle ad una banca che si impegna a riacquistarle ad una data ed un prezzo prefissati.

Un modo per fare soldi senza buttarsi in operazioni a lungo termine. Ed Emergency è riuscita nell’intento: 1.966.167 euro il ricavato nel 2005, ma ben 8.466.376 euro nel 2004. Inutile dire che per investire in operazioni finanziarie il cui rendimento non è poi così sicuro, bisogna avere una congrua liquidità. Ed Emergency ce l’ha, anche perché come Onlus gode di agevolazioni fiscali notevoli. E vanta crediti persino tra i ministeri.

Altra stranezza del bilancio 2005: gli stipendi generosi elargiti al personale non appartenente all’organizzazione. Una vera anomalia per una Ong. Sono stati ben 4.048.528 gli euro spesi per pagare il personale non dipendente. Dal rapporto si scopre che: «L’associazione alla data di chiusura del bilancio contava 46 addetti retribuiti, di cui 29 inquadrati come lavoratori dipendenti e 17 come collaboratori a progetto». Ciò dovrebbe voler dire che gli oltre 4 milioni di euro riservati al personale non dipendente sono finiti nelle tasche dei 17 “collaboratori a progetto”, altre spiegazioni non vi sono. Mediamente 238.148 euro a testa, quasi ventimila al mese. Come si giustificano cifre così alte? Quali mansioni avevano queste persone? Buio totale. Il personale dipendente si è invece dovuto “accontentare” di 602.198 euro da dividere per 29.

Abbiamo parlato anche di marketing. Le maglie, i diari, i cappellini, gli zaini e le spille con il caratteristico marchio “E” di Emergency fanno il giro dell’Italia e non solo. Ovviamente vengono venduti, non regalati. Nulla di grave, anche se stride con la logica umanitaria e no profit. Tuttavia è assurdo che nel 2005 Emergency abbia speso solo 612.557 euro nell’acquisto di medicinali e materiale sanitario destinato alle missioni operative, e ben 1.453.199 euro, ossia più del doppio, in materiale destinato alle operazioni di raccolta fondi. Ossia, per l’appunto, cappellini, maglie, spille e gadgets vari. Eppure per “aiutare le vittime delle mine anti-uomo” un medicinale dovrebbe essere più importante di un cappellino con la “E”.

A proposito di vittime di guerra: se è vero che il motto dei medici senza frontiere è “Life support for civilian war victims”, curiosando nei bilanci si può scoprire come la guerra rappresenti in realtà lo scenario meno importante per l’organizzazione. O perlomeno così sembra.

«Nel 2005 l’ospedale “Ilaria Alpi” di Battambang ha registrato un ulteriore aumento del numero dei ricoveri e degli interventi chirurgici dovuto, in particolare, all’elevato numero di incidenti stradali. Per il 2006 è stato preventivato l’acquisto di un’ambulanza per il trasporto gratuito all’ospedale delle vittime di incidenti. L’emergenza dei ricoveri per incidente stradale ha portato alla decisione di incrementare, nel corso del 2006, la dotazione delle apparecchiature radiologiche dell’ospedale. Dopo la stagione delle piogge, l’ospedale è stato completamente imbiancato, esternamente e internamente». Succede in Cambogia. Aiutare le vittime di incidenti stradali è buona azione, ma contrasta con l’immagine pacifista e anti-guerra che Emergency si è costruita. E grazie alla quale raccoglie fondi.

Gli esempi si sprecano: nell’ospedale di Anabah, in Afghanistan, su 2.598 persone ricoverate in chirurgia, solo 108 lo sono state per cause di guerra; nell’ambulatorio chirurgico solo 87 su un totale di 9.914 visite.

In una Sierra Leone devastata da una guerra civile che dal 1991 al 2001 ha provocato più di 50.000 vittime, Emergency ha pensato bene di iniziare nel 2005 un «programma specifico per il trattamento chirurgico delle lesioni all’esofago, causate dall’ingestione accidentale di soda caustica utilizzata per fare il sapone in casa».

Encomiabile anche questo, ma non sarebbe meglio che coloro che decidono di donare fondi ad Emergency fossero al corrente delle reali attività dell’organizzazione? La disintossicazione da soda caustica in Sierra Leone, se pubblicizzata, probabilmente attirerebbe meno donazioni dello slogan “Aiutiamo i bambini vittime delle mine anti-uomo”, ma ogni privato cittadino dovrebbe avere il diritto di sapere che fine facciano realmente i suoi soldi.

Qui i bilanci di Emergency  >> http://www.emergency.it/bilancio.html

fonte qelsi



   

 

 

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