Altro che spot, si costruisca lo stato minimo

di Claudio Romiti

Come è noto l’Agenzia delle Entrate ha realizzato alcuni spot per contrastare l’evasione fiscale. Spot che hanno suscitato molte perplessità e contestazioni, soprattutto in quella crescente parte della popolazione, a cominciare da molti gruppi spontanei che si riconoscono nel Tea-party ed in altre associazioni liberali e libertarie, che comincia a credere che l’unica salvezza del sistema sia quella legata ad una diminuzione delle competenze pubbliche: il cosiddetto Stato minimo.

In particolare, uno di questi -a mio avviso- inutili messaggi contro l’evasione si conclude con una frase che rappresenta,in qualche modo, la summa del pensiero statalista. Secondo i cervelloni che hanno ispirato questa sorta di persuasione radio-televisiva, infatti, “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti.
Con i servizi”. Ora, in primis si nota in questa frase, classico periodo ipotetico, l’uso dell’indicativo, in luogo dei più diffusi congiuntivo e condizionale che generalmente definiscono l’ambito di un accadimento possibile ma non sicuro al cento per cento. Tuttavia in tal caso, esprimendo il concetto con il classico tempo della certezza, si rimarca l’assioma collettivista secondo il quale è matematico che tutte le risorse gestite dalla mano pubblica vengano impiegate al meglio per migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini comuni.

E come viene spiegato nel corso del citato spot, sempre utilizzando il periodo ipotetico della realtà certa, “Se più persone pagano le tasse, i servizi aumentano; ma solo quando tutti le pagano questi servizi diventano davvero efficienti”. Ergo, gli stessi cittadini comuni non dovrebbero curarsi affatto della quantità di risorse prelevate dalla mano pubblica e, soprattutto, del modo in cui queste ultime vengono poi spese.

Costoro, da probi ed onesti membri della comunità nazionale, dovrebbero semplicemente sborsare qualunque cifra venga richiesta, consapevoli che tutto ciò è necessario per il loro bene. Sarebbe come dire, traducendo l’assunto dell’Agenzia delle Entrate in termini concreti, che maggiore è il reddito che ognuno versa all’erario, migliore sarà il ritorno per tutti in termini di servizi.
Ma questo principio, non essendoci un limite costituzionale al prelievo, vuole anche dire che il benessere collettivo è in funzione della quantità di lavoro che ogni contribuente destina in favore dello Stato. In altri termini, abbiamo riscoperto il “Socialismo” con la S maiuscola.

Quindi, nessun sistema orientato verso il mercato e la concorrenza, in cui il ruolo ridimensionato della mano pubblica dovrebbe essere essenzialmente concentrato nel far rispettare le regole del “gioco”, niente di tutto questo. Il miglioramento delle condizioni generali di esistenza si ottengono con l’ultimo grido del socialismo: Pagare tutto, pagare sempre, pagare senza limiti.

Il problema, però, è che sono sempre di più i cittadini italiani, soprattutto all’interno delle categorie produttive, che hanno smesso di credere a queste dolorose favole. Questa gente si aspetta più tagli alla spesa e meno spot demagogici.

Claudio Romiti



   

 

 

1 Commento per “Altro che spot, si costruisca lo stato minimo”

  1. Lo Stato minimo è quello che esisteva nel secolo XIX: 70% di analfabetismo, denutrizioni, malattie.

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