È un duro colpo giudiziario e politico quello inferto al governo di Pedro Sanchez con la prima sentenza sul ‘caso Koldo’, filone principale dello scandalo sugli appalti Covid che riguarda presunti contratti irregolari per la fornitura di mascherine durante la pandemia. L’ex ministro dei Trasporti, José Luis Abalos, già segretario organizzativo del Psoe e tra i protagonisti dell’ascesa di Sanchez alla guida del partito nel 2017, è stato condannato a 24 anni e 3 mesi di reclusione per associazione per delinquere, corruzione, malversazione e traffico di influenze. Ben 19 anni e 8 mesi, invece, al suo ex consigliere Koldo Garcia. Mentre l’imprenditore Victor de Aldama ha avuto la pena sospesa poiché ha collaborato con gli inquirenti.
Abalos non è un nome qualsiasi per la politica spagnola: l’ex numero tre socialista fu tra gli artefici del ritorno in campo di Pedro Sanchez e, nel 2018, difese in Parlamento la mozione di sfiducia contro l’ex premier dei popolari, Mariano Rajoy, travolto dagli scandali di corruzione, che portò il leader progressista al timone alla Moncloa, promettendo una stagione di “rigenerazione democratica”. Oggi messa in discussione da tornado di inchieste.
Secondo la sentenza, i tre imputati “hanno costituito un’autentica organizzazione criminale” con “una suddivisione di responsabilità” finalizzata ad ottenere profitti illeciti “all’ombra dell’incarico che ricopriva Abalos”. I 7 magistrati della Corte Suprema considerano provato un sistema di benefici e contropartite, che includevano per l’ex ministro un “compenso fisso” di 10.000 euro mensili, l’assunzione di due donne a lui vicine in aziende pubbliche, oltre a vantaggi personali e immobiliari. Il tutto, secondo l’accusa, in cambio dell’intermediazione su appalti pubblici a imprese controllate da de Aldama. I giudici denunciano quindi il “grave deterioramento della fiducia dei cittadini” provocato dalla corruzione nel sistema politico, fino a “scuotere l’architettura democratica dello stato di diritto”.
Pedro Sanchez ha sempre negato di essere al corrente della vicenda. E, secondo fonti ben informate, dà per ‘ammortizzata’ la condanna di Abalos, espulso dal Psoe nel 2024 e passato al gruppo Misto, per poi finire al novembre scorso in carcere.
Ma il caso non si esaurisce qui: la sentenza riguarda infatti solo il filone principale dell’inchiesta, mentre altri procedimenti paralleli proseguono su presunti appalti irregolari e reti di intermediazione, tra cui figura anche Santos Cerdan, ex successore di Abalos come segretario organizzativo del Psoe.
Dall’opposizione, la reazione è durissima, con il leader del Partido Popular, Alberto Nunez Feijoo, e quello dell’ultradestra Vox, tornati a premere per le dimissioni del presidente e la convocazione immediata di elezioni anticipate. Una settimana dopo l’incriminazione dell’ex premier socialista, José Luis Rodriguez Zapatero, in un’inchiesta per presunto traffico di influenze ed altro. Ma nonostante la pressione crescente, il capo dell’esecutivo non sembra avere l’intenzione di mollare – ancora sostenuto dagli alleati restii a cedere il passo a un governo delle destre – almeno fino a quando non sarà provato l’eventuale finanziamento illegale del Psoe.
Mercoledì Sanchez riferirà al Congresso sui casi giudiziari che coinvolgono il partito e il suo entourage. E la sua strategia – scrive El Pais – resta quella di resistere e trasformare lo scontro politico giudiziario in una battaglia sulla legittimità dell’esecutivo. Anche dopo il nuovo colpo di scena sul caso che riguarda la richiesta di rinvio a giudizio e le misure cautelari per la moglie, Begona Gomez, per il quale il Csm spagnolo ha aperto un provvedimento disciplinare nei confronti del giudice istruttore, Juan Carlos Peinado. ANSA

