Prima i volantini in nome di Allah, ora anche i comizi elettorali in bengalese. Accade a Venezia per le elezioni del consiglio comunale
di Giulia Sorrentino – La protagonista, in questo caso, è Miah Rhitu che, come si vede nel video, tiene un discorso in lingua straniera davanti a una platea in cui di italiani non c’è nemmeno l’ombra. Ma, come scrive lei sul proprio profilo Facebook (lo abbiamo tradotto perché anche questo post era in arabo) “vogliamo una Venezia dove ogni persona sia ascoltata e tutti i problemi siano risolti. Sono Miah, per tutelare i diritti della nostra comunità e dare la nostra voce in Consiglio Comunale. Bisogna unirsi per costruire una Venezia inclusiva e migliore. Le vostre preghiere e il vostro sostegno sono la mia forza per andare avantiâ€.
In un post precedente ha spiegato che “a chi mi dice ‘torna a casa tua’, rispondo con un sorriso: sono già a casa. Non sono un’ospite. Sono una cittadina che ha scelto di restare, contribuire e costruire. Insieme possiamo trasformare il pregiudizio in partecipazione e creare una città davvero inclusiva, dove nessuno si senta fuori postoâ€.
Tutto legittimo, se non fosse che qui gli unici a sentirsi potenzialmente esclusi sono proprio gli italiani e, fino a prova contraria, Venezia è una città italiana. Per cui, in primis, chi si candida per rappresentare una determinata città o regione, dovrebbe quantomeno affrontare le tematiche inerenti l’intera comunità , non solo uno spicchio di essa.
Ed è per questo che non siamo davanti a sterili polemiche o forme di razzismo, questa è solo la scusa per non vedere il reale problema rappresentato dall’Islam politico, il cui progetto si sta perfettamente attuando anche grazie al colpevole immobilismo degli italiani.

