Bambino tolto alla mamma, la corsa ai ripari della ULSS 2 Marca Trevigiana

bambino triste

Comunicato Stampa – Il Direttore Generale Benazzi sembra colpito da amnesia temporanea sulle responsabilitĂ  dell’Azienda nella gestione della vicenda del figlio di Laura

Dopo il servizio mandato in onda da Fuori dal Coro nella puntata del 1 febbraio scorso – in cui uno psicologo della ULSS 2 Marca Trevigiana che si occupa del figlio minore di Laura, alla sola vista delle telecamere, è letteralmente scappato fino a nascondersi nei bagni del Consultorio familiare di Mogliano Veneto, dimostrando evidentemente di non avere la coscienza pulita sulla gestione del caso -, il Direttore Generale Francesco Benazzi tenta di correre ai ripari, proclamando di voler denunciare Mario Giordano e la sua trasmissione, invece di provvedere ad avviare una seria ed approfondita indagine interna sull’operato di quegli operatori in fuga, così come da sempre richiesto anche dalla madre del minore coinvolto.

E così inizia a rilasciare interviste alle testate giornalistiche locali, trovando il tempo per la stampa ma non per rispondere alle comunicazioni Pec inviategli dalla madre del minore; si procede quindi a divulgare informazioni parziali e chiaramente orientate in favore dell’ULSS, senza neppure accertare la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dal Benazzi, il quale ha affermato che:

  1. le immagini di un minore portato via alla madre sono state divulgate senza autorizzazione;
  2. l’allontanamento andato in onda non riguarda l’Ulss 2 che non ha mai nĂ© valutato nĂ© seguito la vicenda perchĂ© all’epoca dei fatti il minore era residente in un’altra regione;
  3. gli operatori dell’Ulss 2 sono stati incaricati dall’Autorità giudiziaria di organizzare spazi neutri di incontro del bambino con la mamma;
  4. la troupe di “Fuori dal coro” si sarebbe introdotta nel Distretto sanitario senza autorizzazione alcuna.

Ora è Laura, la mamma del minore coinvolto, punita per aver sempre combattuto fermamente il modus operandi degli assistenti sociali – improntato alla costante redazione di relazioni non veritiere e del tutto parziali -, che intende smentire puntualmente ogni dichiarazione del Direttore Generale. E lo fa con i documenti alla mano, che sconfessano pienamente quanto divulgato dal Benazzi alla stampa locale.

In primis, bisogna chiarire che Giordano non necessitava di alcuna autorizzazione per la divulgazione del video dell’allontanamento del minore, opportunamente offuscato per non rendere riconoscibili il minore e gli altri soggetti coinvolti; il video è pubblicato in rete dalla stessa madre sin dal 2022, è già stato mandato in onda negli anni scorsi in una puntata della trasmissione Delitti e Misteri su un’altra rete televisiva privata, durante la quale Laura era in studio a commentare quelle drammatiche immagini. E soprattutto non sarebbe certamente spettato alla ULSS 2 Marca Trevigiana rilasciare l’autorizzazione per la messa in onda di quel video, visto che il filmato non è nemmeno detenuto dall’Azienda: insomma, una dichiarazione del Direttore Benazzi che appare surreale.

Così come non corrisponde alla realtĂ  dei fatti la dichiarazione secondo cui, a detta del Benazzi, la ULSS 2 Marca Trevigiana “non ha mai nĂ© valutato nĂ© seguito la vicenda perchĂ© all’epoca dei fatti il minore era residente in un’altra regione”. Ed invero, la ULSS 2 ed in particolare gli operatori del Consultorio di Mogliano Veneto avevano avuto in carico il caso giĂ  dal 2014 al 2019, anni nei quali gli operatori sociali coinvolti non hanno mai saputo leggere la violenza che Laura aveva denunciato di aver subito dal suo ex compagno, derubricata a conflittualitĂ  di coppia, lasciando la donna ed il figlio minore privi di ogni tutela. Ed anzi, quando la donna riferiva agli operatori sociali dei disagi manifestati dal minorenne – allora di soli due anni d’etĂ  – ogniqualvolta doveva recarsi dal padre forzatamente per svolgere gli incontri settimanali, l’allora psicologa ed assistente sociale della ULSS 2 minacciavano Laura di segnalare tutto in Tribunale e di farle togliere il bambino, accusandola come di prassi di essere ostativa e non collaborativa con i Servizi sociali.

Del resto, chi può dimenticare che nel 2017, mentre il minore era costretto a lunghi ricoveri ospedalieri per l’insorta patologia neurologica ed era assistito h24 dalla madre Laura – allora docente presso l’Istituto Comprensivo Zero Branco e licenziatasi proprio per assistere il figlio ricoverato -, gli operatori sociali del Consultorio familiare di Mogliano Veneto trasmettevano una segnalazone alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Venezia con cui chiedevano interventi sulla responsabilitĂ  genitoriale materna, ovvero la decadenza? Ma fortunatamente il Tribunale per i Minorenni di Venezia aveva espressamente decretato che non venivano rilevate mancanze nell’accudimento materno e che non fosse nell’interesse del minore essere allontanato dalla madre nè collocato presso l’abitazione paterna, nè tanto meno far decadere la madre dalla responsabilitĂ  genitoriale sul figlio.

Ed ancora, Benazzi sembra non ricordare nemmeno che il 03.02.2021 una psicologa del Consultorio di Mogliano Veneto – giĂ  indagata in un altro caso di affido – aveva effettuato una telefonata con i Servizi sociali di Roma, dimostrandosi anche in possesso del Decreto reso dal Tribunale per i Minorenni di Roma nel dicembre 2020, nonostante dal 2019 al 2022 l’affidamento del minore fosse stato trasferito esclusivamente al Comune di Roma e nessun incombente pendeva in capo al Consultorio di Mogliano Veneto; nonostante le richieste di motivazione sul punto formulate dalla madre del minore al Direttore Benazzi nel 2024, ad oggi non è stato fornito alcun chiarimento a riguardo, rimanendo provata l’indebita intromissione della ULSS 2 Marca Trevigiana nella gestione del minore con un evidente abuso di potere.

Addirittura Benazzi tenta di manipolare dinanzi ai giornalisti il contenuto del provvedimento reso dalla Corte di Appello di Roma, affermando che “gli operatori dell’Ulss 2 sono stati incaricati dall’Autorità giudiziaria di organizzare spazi neutri di incontro del bambino con la mamma”: NULLA DI PIU’ FALSO!

Infatti, all’esito di una CTU che aveva accertato come il minorenne fosse stato “danneggiato” dalla “rudezza” delle modalitĂ  di allontanamento dalla madre e dall’annosa inibizione di ogni contatto materno filiale, la Corte territoriale romana aveva incaricato “il Consultorio Familiare e il Servizio per l’EtĂ  Evolutiva di Mogliano Veneto di […] predisporre in favore del suddetto minore un programma di trattamento elaborativo presso il servizio pubblico, secondo quanto suggerito dal c.t.u. dott. nella relazione depositata il 29 gennaio 2024, indicando con quale scansione temporale e con quali modalitĂ  avviare gradualmente la ripresa dei contatti del minore con la madre”, fondando tale decisione sulle indicazioni del CTU, il quale aveva affermato nel corso delle operazioni peritali che occorreva arrivare “il prima possibile ad avere di nuovo dei contatti tra e la madre, tra e i nonni, è un obiettivo da perseguire per il vantaggio di ” , esplicitando la necessitĂ  di agire “in tempi non lunghi”, “evitando che gli aspetti traumatici si cristallizzino e siano poi difficili da rimuovere”.

Mai la Corte d’Appello di Roma ha incaricato quindi la ULSS 2 Marca Trevigiana di “organizzare spazi neutri”, conseguendone che tale modalità d’incontro tra madre e figlio è stata scelta esclusivamente dagli operatori incaricati del Consultorio familiare di Mogliano Veneto.

Peraltro, per quanto concerne le videochiamate tra madre e figlio, attualmente ancora effettuate in forma assistita, deve evidenziarsi che nel maggio 2025 il Tribunale Civile di Treviso aveva espressamente sancito che “E’ però fatta salva la possibilitĂ  per i Servizi di suggerire l’effettuazione di videochiamate libere (ovvero senza la necessaria presenza dell’operatore) …. anche prevedendo l’aumento a due videochiamate settimanali”; eppure, ad oggi, ancora si continua con sole due videochiamate assistite al mese!

Pur di difendere l’indifendibile, il Direttore Benazzi arriva a dire alla stampa che “Ci siamo sempre comportati benissimo. I nostri operatori sono stati sempre corretti; ma ha forse dimenticato le numerosissime pec e diffide legali inviategli nel 2024 e nel 2025 da Laura e dal proprio difensore legale affinchĂ© provvedesse ad adempiere ai provvedimenti giudiziari? E non ricorda nemmeno delle comunicazioni pec inviate dalla donna per richiedere la sostituzione degli operatori incaricati? E ancora, sembra sfuggirgli pure la sentenza di condanna del Tar Veneto con cui la Ulss2 Marca Trevigiana è stata condannata a rilasciare alla madre la Cartella sociale del figlio, a fronte di un provvedimento di diniego del responsabile del Consultorio di Mogliano Veneto emesso con la consapevolezza che la madre avesse diritto ad avere quei documenti, così come emerge espressamente in alcuni scambi epistolari tra gli operatori, ora posseduti da Laura che giĂ  nel 2024 ha personalmente denunciato gli operatori coinvolti per omissione e rifiuto d’atti d’ufficio, con l’auspicio che la competente Procura sappia applicare correttamente le norme penali incriminatrici anche nei confronti di soggetti pubblici, stranamente sempre protetti dall’AutoritĂ  Giudiziaria.

Fa bene quindi Benazzi ad affermare di dover “trovare i meccanismi per arrivare a una querela“, in quanto è evidente che Giordano e la sua trasmissione non hanno commesso alcun reato; del resto, un reato o è ravvisabile o non è ravvisabile, non è che bisogna andare alla ricerca dei “meccanismi per arrivare ad una querela”, a meno che non si voglia nuovamente alterare la realtĂ  dei fatti secondo il tipico modus operandi utilizzato dagli operatori sociali dell’Azienda, ben noto a Laura ed a tutte le altre vittime dei medesimi.

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