Furto da 30mila euro al compagno con il sonnifero: condannata romena

tribunale aula

TREVISO – Sarebbe dovuta essere una serata tranquilla, da trascorrere davanti alla televisione con il caminetto acceso e un drink in mano. Ma quel bicchiere, sorseggiato senza sospetti, conteneva una dose massiccia di sonnifero. È così che un gioielliere trevigiano, oggi quasi ottantenne, sarebbe caduto in un sonno profondo, ignaro di quanto stava per accadere.

Secondo l’accusa, a somministrargli il narcotico, il 3 novembre del 2013, sarebbe stata una donna di 32 anni, di origine romena, con la quale l’uomo aveva da poco intrecciato una relazione sentimentale. Accertatasi che il compagno, all’epoca 69enne, fosse ormai privo di sensi, la donna si sarebbe impossessata del telecomando dell’allarme della gioielleria di Strada San Zeno e delle chiavi della cassaforte.

A distanza di 13 anni da quella notte oggi 10 febbraio si è finalmente concluso il processo. C.A.D., la 32enne, difesa dall’avvocato Alessandra Rech, è stata condannata a 5 anni di reclusione per rapina aggravata. D.D., una parente 50enne della principale imputata (difesa dall’avvocato Catia Salvalaggio) è stata assolta per non aver commesso il fatto. Mentre A.D., 49enne anche lui romeno e che è il padre di C.A.D. e l’uomo che avrebbe materialmente compiuto il “colpo” è stato dichiarato il non doversi procedere in quanto risulta irreperibile.

Nel cuore della notte, alle 2.05, la 32enne sarebbe entrata in azione insieme al padre introducendosi nel negozio. Qui i due avrebbero sottratto gioielli e articoli in oro per un valore complessivo superiore ai 30mila euro, tra cui un collier dal valore di diverse decine di migliaia di euro. Secondo la ricostruzione accusatoria la donna avrebbe agito con freddezza e pazienza, fingendo normalità fino al momento opportuno: avrebbe preparato da bere al compagno, atteso che il sedativo facesse effetto e poi, indisturbata, avrebbe prelevato tutto ciò che serviva per mettere a segno il colpo. Un piano insomma studiato nei dettagli.

Il furto non venne scoperto immediatamente: solo alcuni giorni dopo il gioielliere, aprendo la cassaforte, la trovò vuota. Da quel momento presero il via le indagini, un percorso giudiziario lungo e complesso, segnato da rinvii dovuti anche all’emergenza Covid e a un infortunio occorso all’allora giudice per le indagini preliminari.
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