Reggio Emilia – Due anni senza lavoro, accusato ingiustamente di aver perseguitato e insultato con commenti omofobi un collega per il suo presunto orientamento sessuale. Poi l’archiviazione dell’inchiesta penale, la reintegrazione ordinata dal Tribunale del lavoro e ora anche la conferma della Corte d’Appello di Bologna, che ha dichiarato illegittimo il licenziamento disposto nel dicembre 2023 da una nota azienda ceramica.
Per un operaio reggiano sulla cinquantina si chiude così, almeno per il momento, una dolorosa vicenda giudiziaria. La sentenza di secondo grado ha confermato integralmente il provvedimento del dicembre 2025 del Tribunale di Reggio che aveva disposto il reintegro del lavoratore e riconosciuto un’indennità pari a dodici mensilità, il massimo previsto dal Jobs Act, oltre ai contributi previdenziali maturati dal giorno del licenziamento. L’azienda aveva impugnato la decisione, ma la Corte d’Appello ha respinto il ricorso, limitandosi a ridurre l’importo delle spese legali del primo grado.
Ad assistere l’operaio è stata l’avvocata Patrizia Brandi. «Le accuse mosse nei confronti del mio assistito si sono rivelate completamente false – spiega -. Non siamo neppure arrivati all’udienza preliminare perché la procura di Reggio, al termine di un’indagine molto approfondita, ha chiesto e ottenuto l’archiviazione. Sono stati sentiti undici testimoni e nessuno ha confermato le accuse. Anzi, tutti hanno descritto il mio assistito come una persona tranquilla e rispettosa, riferendo circostanze del tutto incompatibili con la ricostruzione dell’accusatore».[…]
Tratto da www.gazzettadireggio.it

