MICRO DITTE GRANDI RISORSE
Il Forum della Micro Impresa si terrĂ domenica 22 marzo a partire dalle 15 nella Biblioteca del Centro Culturale di Resana (Tv), in via Castellana 6, ingresso libero.
Sarà il primo di una serie di incontri di una Rassegna Nazionale per l’Evoluzione economica delle Piccole Imprese.
La struttura produttiva italiana contiene in sé elementi di profonda contraddizione sui quali bisogna intervenire se non ci si vuole rassegnare al declino.
In questo Forum ci sarà l’approfondimento tematico su economia e imprese di prossimità con la partecipazione di Cosimo Massaro, Esperto di politiche monetarie, Francesca Salvador e Mario Fabris, Imprenditori.
Con la partecipazione di Tiziana Alterio, giornalista scrittrice e il regista Paolo Cassina e l’introduzione di Loris Mazzorato. Modera Armando Manocchia, direttore di ImolaOggi.it.
I TEMI CHE VERRANNO AFFRONTATI:
- Quartieri e cittĂ vive; la microimpresa nel tessuto sociale odierno;
- Strategie per la salvaguardia delle microimprese all’avanzare di grandi imprese e multinazionali;
- Proposte di tutela istituzionale per le imprese territoriali.
- Fondamenti per l’economia circolare in alternativa al capitalismo estremo.
Le micro imprese italiane costituiscono oltre il 90% del tessuto produttivo italiano e nel 2025 registrano una fase di contrazione del -0,3%, si riducono di quasi 4.500 unitĂ .
In calo anche le ditte individuali che lasciano il posto ad aziende piĂą grandi e piĂą strutturate capaci di competere sui mercati.
Le cause sembrano essere alcuni fattori cruciali per la competitivitĂ , per la crescita o per la sopravvivenza delle nostre microimprese. Sicuramente l’assenza del supporto economico; il sostegno all’innovazione; l’assenza di formazione e di strutturazione; ma anche il ritardo nella trasformazione digitale; la immarcescibile complicazione burocratica che fa sempre la sua parte; ma diciamolo, a volte vi sono anche l’assenza di competenze e la bassa produttivitĂ rispetto alla media UE.
Per non rischiare il declino la sfida risiede nella capacitĂ di essere piĂą competitivi, di aggregarsi e digitalizzarsi.
Nonostante tutto ciò, le microimprese restano fondamentali non soltanto per il PIL nazionale e per l’economia locale, ma per garantire servizi e vicinanza al cliente.
Questa, trasformazione, una vera metamorfosi è confermata anche dall’evoluzione della forma giuridica, con l’aumento delle societĂ di capitali, che registrano oltre 9.000 unitĂ in piĂą, a fronte di una riduzione delle ditte individuali di oltre 7.000 unitĂ .
Sul fronte settoriale, la cura della persona, l’assistenza sociale e l’istruzione continuano a rappresentare il vero core business per il 30-40% delle aziende femminili registrate, mentre un ulteriore 25% di queste imprese si concentra nei comparti dei servizi di alloggio, della ristorazione, dell’agricoltura e del commercio.
L’escalation geopolitica non aiuta e rischia di tradursi in un aggravio stimato in quasi 10 miliardi di euro in piĂą nel 2026 per i costi energetici che innescano un vero e proprio shock energetico e una nuova ondata inflazionistica.
7,2 miliardi di euro per le forniture di elettricitĂ e 2,6 miliardi per il gas, un balzo del +13,5% rispetto al 2025.
Di fronte a questo scenario, la CGIA di Mestre invoca interventi immediati e strutturali: a livello europeo è urgente accelerare il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, mentre al Governo italiano si chiede di varare misure temporanee a tutela dei bilanci, come il taglio dell’Iva, i bonus sociali e l’azzeramento degli oneri di sistema che nel medio periodo, andrebbero strutturalmente spostati sulla fiscalitĂ generale, in modo da rendere il costo dell’energia piĂą aderente ai consumi effettivi e alleggerire così le bollette di artigiani, negozi e microimprese che non hanno il potere contrattuale delle grandi aziende.
A questo punto viene da chiedersi: come può questa micro-piccola-media impresa colloquiare con questo mondo bancario modernizzato e dal cui credito dipende non solo il suo sviluppo, ma anche la sua sopravvivenza? Evidente che sono due mondi con difficoltà di comunicazione, se non addirittura incompatibili.
E’ necessario un cambiamento strutturale delle imprese.
Da tempo sostengo che anche qui bisogna fare squadra, aggregarsi, con consorzi, cooperative, Ati, e portare in Borsa le eccellenze italiane del Made in Italy.
Aiutare le microimprese, dovrebbe essere la missione strategica del Ministero delle imprese e del Made in Italy, ma non sembra essere solo dislessico, è anche sordo.

