di Felice Manti – “David Rossi è stato picchiato in ufficio prima di morire”. L’ultima verità sul manager Mps precipitato da una finestra di Rocca Salimbena il 6 marzo di 13 anni fa arriva dalla commissione d’inchiesta parlamentare (la seconda), chiamata a far luce sui troppi buchi neri di un’inchiesta nata male e finita peggio. Ma mentre i pm che hanno bollato quella morte come suicidio hanno fatto carriera senza procedimenti disciplinari, chi ha riacceso i riflettori sulla Siena corrotta che ha affondato la banca è alla sbarra a Genova.
Al terzo piano di Palazzo San Macuto i consulenti della commissione presieduta da Giuseppe Vinci, Adolfo Gregori dei Ris e il medico legale Robbi Manghi, spiegheranno che Rossi è stato aggredito e picchiato prima di volare dalla finestra, tenuto per un polso come conferma un’altra superperizia (stavolta commissionata dalle Iene). “L’importante lavoro dei consulenti ci ha portato già ad accertare con una specifica perizia sull’orologio e sul polso di David Rossi, anche a mezzo di un attenta visione del video originale, che si è trattato di un omicidio e non di un suicidio come ritenuto in precedenza”, spiega il presidente della commissione Vinci, che al Giornale anticipa “una svolta importantissima che ci ha portati ad approfondire la natura di altre lesioni, quelle sul volto. Anche queste hanno dato risultati molto importanti e totalmente inediti che saranno resi noti oggi”.
Secondo il lavoro dei due periti oggi sarà possibile capire come e dove Rossi si procurò quelle ferite al volto e come morì cadendo dalla finestra. “Si può dire che emerge chiaramente come si sia trattato di una vera aggressione, senza ombra di dubbio, e come sia avvenuta nell’ufficio di Rossi, vi è una perfetta corrispondenza di quanto accaduto all’interno dell’ufficio sia con il successivo appendere il corpo all’esterno della finestra, sia dal punto di vista meccanico, sia per una ricostruzione coerente e logica dell’accaduto”.
Nonostante queste svolte la magistratura senese sembra fare spallucce, come ricorda il renziano Roberto Giachetti. Il procuratore capo di Siena Andrea Boni ha fatto sapere di aver “tempestivamente posto in essere quanto di propria competenza”, eppure “l’ex deputato Pd Carmelo Miceli e legale della famiglia di David Rossi – ricorda Giachetti – non ha avuto alcuna comunicazione a riguardo. Mi auguro sia dovuto alla mera riservatezza delle indagini. Diversamente sarebbe una forzatura inaccettabile”.
Boni è uno dei sette magistrati assieme a Nicola Marini, Aldo Natalini e Antonino Nastasi (che fecero le indagini), Salvatore Vitello, Fabio Maria Gliozzi e infine al gip del tribunale di Siena, Roberta Malavasi, che archiviò come suicidio la morte di David Rossi come “ragionevole certezza” e che si sono sentiti diffamati dalle Iene per l’intervista “rubata” all’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini: “Una mia amica avvocato che ha il marito che lavora nei Servizi mi ha detto: È inutile che state lì a perdere tempo… perché c’è una storia parallela che ha a che fare con dei festini, con delle ville tra l’Aretino e il mare. La magistratura potrebbe avere abbuiato tutto perché scoppia una bomba morale“.
Si parla dei famosi festini sessuali a cui avrebbero partecipato almeno due dei magistrati che indagavano su Rossi, accertati come fatto storico. La Procura di Genova ha archiviato, il Csm ha fatto spallucce, i pm sono stati promossi, le indagini sono ferme. Mai le Iene hanno messo in correlazione gli errori delle indagini e i festini, eppure il processo a Genova contro Antonino Monteleone, Marco Occhipinti e il creatore delle Iene Davide Parenti va spedito. Chi ha scambiato un probabile omicidio per suicidio chiede di punire chi ha fatto emergere la verità : non per ciò che ha detto ma per ciò che ha scoperto.
Ieri i legali delle Iene hanno chiesto di acquisire le carte delle due commissioni d’inchiesta, il giudice Giulia Faggion inizialmente favorevole (era gip dell’inchiesta sull’ex governatore ligure Giovanni Toti, avvistato appena fuori il Palazzo di giustizia) ha assecondato il niet della Procura. Come se queste verità fossero inconciliabili solo perché le toghe sono giudice, pm e parte civile. E il referendum incombe.


