Tutti al servizio degli immigrati, anche lo Stato. La sinistra, da sempre scatenata all’insegna del “tutti dentro”, regala un’altra perla: a Ravenna, comune amministrato a lungo da Michele De Pascale, oggi governatore Pd dell’Emilia Romagna, è spuntato un modulo precompilato per le visite mediche anti-rimpatrio.
Il caso ha fatto parecchio rumore: secondo un’indagine condotta dai pm Daniele Barberini e Angelo Scorza, come ricorda il Tempo, sei infettivologi del Santa Maria delle Croci avrebbero falsificato più di un certificato per non far rimpatriare dei migranti irregolari. Un medico, per esempio, avrebbe dichiarato la malattia di un extracomunitario per non farlo portare al Cpr.
Il leader della Lega Matteo Salvini, sui social, ha etichettato tutto come “una vergogna” e i progressisti l’hanno presa male. Il sindaco di Ravenna in carica, Alessandro Barattoni, ha protestato, e così ha fatto lo stesso De Pascale accusando il governo di aver lasciato, di fatto, “problemi umanitari, sanitari e di sicurezza sulle spalle di medici, forze dell’ordine e magistrati”.
“In questo momento, l’unica cosa certa è che ci sono sei innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una massima autorità del Paese”, sono le parole del governatore dem.
Le carte dell’inchiesta, però, sono imbarazzanti. E se le accuse venissero confermate, sarebbero gravissime. Secondo il Resto del Carlino, peraltro, i medici avrebbero utilizzato dei moduli precompilati per confermare l’inidoneità alla vita nei centri di rimpatrio per gli immigrati clandestini. E sarebbe stato diffuso anche un facsimile per spiegare agli altri professionisti sanitari come fare per evitare i trasferimenti antecedenti al rimpatrio.
www.liberoquotidiano.it

