Migranti, bomba carta e materassi bruciati: ennesima rivolta al Cpr di Roma

Cpr di Ponte Galeria

A Roma si è assistito all’ennesima manifestazione violenta che ha portato a una rivolta interna, fomentata dall’esterno

di Francersca Galici – Da giorni i centri sociali avevano annunciato una manifestazione al Cpr di Ponte Galeria di Roma. L’obiettivo è sempre lo stesso: chiudere i centri di permanenza per il rimpatrio, oltre che le galere, e liberare tutti. L’assalto alla volante della polizia di Torino davanti alla questura è parte di questo progetto e delle nuove tecniche adottate da antagonisti di varia estrazione per raggiungere il disordine sociale. A Roma si è assistito all’ennesima manifestazione violenta che ha portato a una rivolta interna, fomentata dall’esterno, con conseguenti principi di incendio: una tecnica adottata per rendere i Cpr inagibili e, quindi, nel loro intento arrivare alla chiusura.

Nel corso dell’ennesimo sit-in organizzato all’esterno da alcuni attivisti di Huria (Human Rights Agenda) in solidarietà agli ospiti del Cpr, insieme ad anarchici e antagonisti, è stata lanciata una bomba carta che ha provocato un incendio di sterpaglie nelle vie limitrofe. Un diversivo per alzare la tensione, per cercare di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine presenti sul posto perché, mentre dall’esterno si intonavano cori e si lanciava la bomba carta gli ospiti del centro hanno dato fuoco ai materassi. Non un tentativo di fuga sicuramente, perché sarebbe stato piuttosto ingenuo, ma piuttosto l’ennesima azione di distruzione e sabotaggio come tante ne sono state condotte. Stavolta, però, non sono stati raggiunti i risultati desiderati. I poliziotti e i vigili del fuoco hanno riportato alla normalità la situazione in pochi minuti e non si sono registrati scontri o feriti.

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Le fiamme che si sono alzate dal Cpr hanno creato una colonna di fumo visibile da diverse zone di Roma. Solo poche settimane fa all’interno di questo Cpr un migrante in attesa di rimpatrio si è tolto la vita e questo ha scatenato proteste, sia all’interno che all’esterno, da parte di chi ritiene i centri di permanenza per il rimpatrio una inutile tortura contro persone che sono “innocenti”. All’interno di questi centri, visto il ridotto numero di posti disponibili, vengono di norma condotti gli irregolari pericolosi per la sicurezza sociale, solitamente pregiudicati. Si tratta, in ogni caso, di persone che non hanno i requisiti per la permanenza in Italia, le cui domande di asilo sono state respinte e che non possono soggiornare in Europa in quanto non in possesso dei documenti.
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